sabato 25 maggio - Aggiornato alle 12:22

Intossicazione da monossido di carbonio: ecco tutto quello che c’è da sapere

Le gravi intossicazioni da monossido di carbonio dello scordo fine settimana  devono suonare  come un campanello d’allarme ed è per questo che  il direttore  della struttura complessa di Medicina del lavoro del S. Maria della Misericordia, Giacomo Muzi,  lancia  un monito, partendo da una premessa: «Il rapido mutamento climatico degli ultimi giorni, caratterizzato da una brusca riduzione della temperatura dell’aria, comporta  l’impiego da parte delle  famiglie di sistemi di riscaldamento supplementari, stufe a legna, bracieri, caminetti, accanto all’usuale attivazione dei sistemi centralizzati o termo-singolo. Propio questi sistemi provocano una percentuale molto alta di eventi anche di gravità assoluta, per cui è necessario usare prudenza».

Come si determina l’intossicazione?

Il  gas che si produce nel corso di una combustione incompleta di materiale organico, si verifica quando è disponibile poca aria e quindi poco ossigeno.  Il  monossido di carbonio è un gas privo di odore e di colore, non irritante per gli occhi, la cute e le mucose delle vie aeree, pertanto la sua presenza non è rilevabile. E’ più leggero dell’aria e tende a salire verso le parti superiori degli ambienti e delle abitazioni dove si trovi una fonte di emissione, saturando rapidamente gli ambienti stessi. Nel mondo il monossido di carbonio è la causa più frequente di avvelenamento, che determina alterazioni anche gravi di organi e apparati o la morte. Solo negli  Stati Uniti si registrano circa 40 mila casi di intossicazione ogni anno, ma le stime sono molto alte anche in tutti i paesi europei e l’Italia non è certo negli ultimi posti della graduatoria. Le fonti di esposizione che più spesso danno luogo a gravi intossicazioni da monossido di carbonio sono quelle domestiche o, comunque, costituite da sistemi di riscaldamento collocati in ambienti interni non industriali, in particolare durante la stagione invernale e nei giorni più freddi.

Quali i casi più a rischio?

E’ noto che sono  importanti sorgenti di monossido di carbonio le caldaie per riscaldamento autonomo o produzione di acqua calda alimentate a gas (metano, Gpl), le stufe e i forni alimentati a gas,  carbone, legna, i camini e i bracieri, sistemi spesso usati soltanto saltuariamente . Dati di fonti certe riferiscono che in  Italia i luoghi in cui più frequentemente si verificano gravi intossicazioni da monossido di carbonio sono le abitazioni con carente manutenzione, quelle ad esempio dove  spesso vivono studenti o persone anziane, le case stagionali, abitate solo per brevi periodi ed in modo saltuario. Il monossido di carbonio non appena prodotto si  diffonde rapidamente nell’ambiente e viene inavvertitamente inalato dalle persone presenti, anche in locali attigui a quello in cui è situata la sorgente di combustione.  Il gas inalato passa in modo rapidissimo nel sangue, si lega all’emoglobina al posto dell’ossigeno e blocca il normale apporto di ossigeno agli organi. Se le concentrazioni di monossido di carbonio sono elevate, in pochi minuti gli organi più attivi e vitali quali il cervello e il cuore  manifestano alterazioni funzionali. I disturbi  sono inizialmente il mal di testa, la difficoltà di concentrazione, la stanchezza ed un malessere generale che, rapidamente, si accompagnano a vertigini, disturbi della vista e dell’udito, alterazioni del ritmo cardiaco, perdita della coscienza e, nei casi più gravi, insorgenza di coma.

Cosa fare sul fronte della prevenzione?

Appare evidente che la diagnosi di intossicazione deve essere formulata il   più rapidamente possibile e il trattamento iniziato immediatamente ed attuato in modo appropriato. Nella   degenza della nostra struttura di  Medicina del lavoro, malattie respiratorie e tossicologia è frequente il trattamento di più membri della stessa famiglia con gravi intossicazioni da monossido di carbonio.  Il trattamento deve essere iniziato il più presto possibile, anche sulla base del solo sospetto diagnostico. Le persone che sono incorse in una intossicazione da monossido di carbonio, superata la fase acuta, possono manifestare complicanze tardive  da alterazioni comportamentali e neurologiche, come perdita della memoria, convulsioni e  deficit della deambulazione. Diagnosi e terapie accurate, ma  il giusto rilievo  va dato alla necessità di adottare adeguate misure di prevenzione. Un ruolo determinante è svolto dall’informazione della popolazione sui rischi correlati con l’impiego di fonti di combustione. E’ importante la manutenzione periodica da parte di tecnici esperti di caldaie per riscaldamento (specialmente se autonomo), fornaci, forni, focolari, stufe, canne fumarie, oltre al  divieto di  impiego di fonti di combustione in ambienti confinati con scarsa ventilazione.

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