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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 22:15

Aborto, Tesei: «Tuteliamo la salute delle donne». Monta la protesta: «Scelte retrograde»

La presidente: «Aderiamo alla legge nazionale». Coro di critiche da parte di associazioni, forze politiche e istituzioni contro la giunta

La presidente Tesei

Monta la protesta dopo la delibera, adottata dalla giunta regionale, con cui viene cancellata la possibilità del day hospital per quanto riguarda l’aborto farmacologico. Una scelta che va nella direzione di «aderire alla legge nazionale», sostiene la presidente della Regione Donatella Tesei, e non in quella «ideologica o conservatrice; è spinta da un intento di tutela della salute della donna». Per Tesei «non si vuole rendere più difficile e a ostacoli la pratica in questione, ma la si vuole invece rendere più sicura, nel rispetto e nella tutela dei diritti acquisiti e delle scelte personali, che non sono in discussione». Per il forum nazionale donne di Articolo Uno «la scelta della giunta regionale umbra di revocare la delibera che consentiva l’aborto farmacologico in day hospital è sbagliata e retriva». Parlano di «atto gravissimo» poi l’assessore alle pari opportunità e politiche sociali del Comune di Narni, Silvia Tiberti e le consigliere di parità della Provincia di Terni (Maria Teresa Di Lernia e Ivana Bouché) e della Regione Umbria (Monica Paparelli), mentre l’associazione Liberamente donna mette in guardia: «Così aumenta il rischio di aborti clandestini». Il M5s: «Siamo sconvolti».

Attacco dalla Toscana Ad attaccare martedì mattina è anche il governatore della Toscana, Enrico Rossi, che con un post sui social dice che «in Umbria la destra fa sul serio e sull’interruzione volontaria della gravidanza inizia a cancellare i diritti. Ma i progressisti e i democratici umbri reagiranno e sconfiggeranno l’oscurantismo nemico delle donne e della libertà individuale». Quindi la bordata alla collega Tesei per la «delibera con cui ha cancellato la possibilità di aborto farmacologico in Day hospital e a domicilio, abrogando una norma del centrosinistra e costringendo così le donne all’ospedalizzazione forzata», aggiungendo che «dispiace che l’Umbria, una regione così a noi vicina e per tanti aspetti simile, a causa della vittoria leghista alle regionali, sia stata costretta a tornare così pesantemente indietro». Il governatore della Toscana è sicuro che «i progressisti dell’Umbria, donne e uomini, reagiranno con la lotta a questo oscurantismo della destra che, sono convinto, con questa decisione, ha iniziato il percorso che la riporterà presto a essere un’infima minoranza, come è giusto che sia, in una regione dove forte è sempre stato l’impegno per i diritti civili e sociali».

Liberamente donna «Diciamo chiaramente – tuonano da Libera…mente donna – che questa grave decisione è un pretesto ideologico che ha come obiettivo ancora una volta, quello di rastrellare consensi umiliando le donne, limitando la loro autodeterminazione e la possibilità di avvalersi delle nuove scoperte della farmacologia, che permettono tecniche di intervento meno invasive e in piena sicurezza per la salute. Eliminata la scelta, si vuole imporre un ricovero in regime ordinario per l’assunzione della pillola anche quando il quadro clinico della donna consentirebbe la sua dimissione in piena sicurezza, mortificando anche i medici che sarebbero gli unici abilitati a decidere le modalità dell’intervento con il consenso informato della donna, in una regione dove il day hospital era già di per sé una chimera. Un ricovero non necessario – proseguono dall’associazione –  è una violenza gratuita che incide sul benessere psicofisico della donna, oltre a ridurre le tutele previste dalla legge 194, di cui la RU486 è applicazione, aumentando il rischio di aborti clandestini. La salute e l’autodeterminazione delle donne – concludono – sono continuamente messe in pericolo dalla totale assenza di politiche che intervengano a sostegno e a tutela dei diritti delle donne; siamo ancora più determinate a lottare per il cambiamento culturale, oramai inarrestabile e al quale i neo oscurantisti locali, non potranno che adattarsi o rassegnarsi».

M5s «Il passo indietro della Regione – dicono in una nota congiunta, le parlamentari e i parlamentari del M5s nel gruppo Pari opportunità – ci lascia sconvolti per almeno due motivi. Il primo è perché ci ricorda ancora una volta che per certe forze politiche il diritto all’autodeterminazione delle donne non è né scontato né acquisito una volta per tutte. Contro chi, invece di lavorare per garantire un diritto ancora negato a molte donne rimette indietro le lancette del progresso civile, la nostra battaglia deve continuare imperterrita e convinta, sempre». «Il secondo motivo – proseguono – è che abrogando quella direttiva proprio in un periodo delicato come questo si creano maggiori rischi, evitabilissimi, per la diffusione del coronavirus e dunque per la salute stessa delle donne. Non ci sono giustificazioni plausibili: la decisione della giunta umbra è retrograda e scriteriata. La strada della tutela dei diritti delle donne e della salute va in tutt’altra direzione di quella intrapresa dalla Tesei».

Articolo Uno «Durante la crisi sanitaria la Società italiana di ginecologia ed ostetricia si è dichiarata favorevole a un impiego maggiormente estensivo dell’aborto farmacologico a tutela della salute e dei diritti delle donne, che in Europa è garantito in maniera ordinaria e con percentuali molto superiori a quelle italiane. La giunta umbra – tuona il forum nazionale donne di Articolo Uno – si muove in direzione opposta e contraria a quella della tutela dei diritti e della salute delle donne. Noi siamo al fianco delle associazioni e dei movimenti che sostengono la necessità di garantire un accesso più semplice e sicuro all’aborto farmacologico e ci opporremo ad ogni tentativo di ritorno indietro».

Parità Esprimono un giudizio negativo anche le consigliere di parità della Provincia di Terni e della Regione: «Nel 2018, con molti anni di ritardo rispetto alle evidenze scientifiche e a diversi paesi europei, con qualche resistenza, – sostengono in una nota – la giunta Marini approvò l’aborto farmacologico in regime di day hospital, evitando così alle donne il ricovero, consentendo di scegliere un metodo meno invasivo, e più adattabile alle loro necessità. Ora sarà obbligatorio il ricovero ospedaliero per tre giorni con il rischio di non trovare posto, poiché già adesso l’Ivg chirurgica ha liste d’attesa lunghe e sappiamo che in questi casi il tempo è determinante, aggravato ulteriormente dalla conversione di alcuni ospedali per il covid e tra l’altro, i ricoveri ospedalieri aumentano il rischio di contagio. Riteniamo – affermano le consigliere – che la nuova situazione che si determinerà, complicherà ulteriormente la vita delle donne. Si rischia di obbligarle al ricorso all’interruzione chirurgica poiché continuerà a essere effettuato in regime di day hospital pur necessitando di anestesia. Le donne subiscono già numerose discriminazioni sui luoghi di lavoro per la disparità salariale – ricordano – le pari opportunità sono ancora ben lontane dall’essere realizzate nella nostra regione come nel paese. Il nostro auspicio come consigliere di Parità è che la giunta regionale, guidata da una donna, ascolti di più le loro ragioni nel prendere decisioni che le riguardano, avendo come obiettivo comune la parità di diritti e di opportunità».

Narni «L’abrogazione della delibera è un atto gravissimo nei confronti delle donne alle quali viene negata la libertà di scegliere il metodo meno invasivo per interromperla sottolinea l’assessore Pari opportunità del Comune di Narni, Silvia Tiberti che insieme alla commissione pari opportunità del Comune, scrive: «L’obbligo di restare in ospedale per tre giorni rende questa scelta ancor più difficile e devastante, oltre a imporre alla donna di non poter restare nell’anonimato, porta a un notevole aumento della burocrazia, già rigida, e notevoli costi per la sanità. Non tutelare la salute della donna e congestionare gli ospedali, significa anche generare un aumento delle ripercussioni psicologiche e mediche che l’aborto chirurgico e il ricovero possono causare, non garantendo più il diritto di far scegliere liberamente a ogni donna la strada desiderata. La storia è segnata da battaglie importanti che hanno portato alla conquista di maggiore libertà e parità, abbiamo il dovere di continuare a combattere per far valere i diritti delle donne e per vigilare anche sulle conquiste già maturate. Pertanto, chiediamo alla presidente Tesei e a tutta la giunta regionale di riflettere su una decisione che annulla ogni lotta ardua e coraggiosa per ottenere il semplice diritto di scegliere. Non rendiamo una scelta libera un labirinto senza uscita».

Prc Per la federazione ternana del Prc la giunta «decide di far arretrare l’Umbria di decenni con una scelta ideologica, retrograda e strumentale». «Viene cancellato il passo in avanti compiuto a fine 2018, a seguito di un decennio di lotte delle associazioni delle donne. La giunta destrorsa umbra decide oggi l’obbligo del ricovero in ospedale per almeno tre giorni, rendendo sempre più difficile il percorso per ottenere l’opzione farmacologica. Un provvedimento grave e vessatorio per le donne che dovranno ricorrere a un ricovero in strutture che, specialmente in periodo di Covid, andrebbero, al contrario, alleggerite e destinate a ben altri interventi. Un provvedimento che comporta anche un insensato aggravio di spesa per la collettività. Rifondazione Comunista rilancia l’importanza dei consultori, della prevenzione, dell’informazione, specie per le donne più giovani e per le straniere. Per una sessualità e per una scelta di maternità consapevole».

Interruzione gravidanza Per Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, «la destra conferma la sua crociata contro i diritti delle donne. Un’assurdità, che crea un inutile ostacolo sia per le strutture sanitarie sia per le donne che decidono di abortire». «Come sempre – aggiunge – siamo al fianco di chi si batte per garantire alle donne piena autodeterminazione e il diritto alla loro salute. Mi auguro fortemente che il governo sia dalla nostra stessa parte, e si decida a modificare la legge che dal 2009 disciplina la materia, istituendo finalmente la possibilità di non ricorrere al ricovero in caso di aborto farmacologico, indipendentemente dalle leggi regionali. Sarebbe la risposta migliore, la più efficace contro l’onda nera che avanza».

 

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