venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 12:43

Inceneritore Terni, palla torna alla Regione: commissione per vagliare il coro di “no”

Analisi su pareri negativi e prescrizioni per la richiesta di Acea per bruciare 30 mila ton l’anno di rifiuti nell’impianto di Maratta

di C.F.

Una commissione tecnica per vagliare il coro di “no” e la raffica di prescrizioni che, nell’ultima settimana, si sono alzate intorno alla richiesta di Acea, dal 2014 a caccia dell’autorizzazione per bruciare 30 mila tonnellate di rifiuti l’anno nell’impianto di Maratta (Terni), ora alimentato con pulper di cartiera.

PROTESTA IN PIAZZA
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Commissione in regione La palla è quindi tornata nelle mani della Regione, che dovrà istituire l’apposita commissione, esterna e parallela, per analizzare le motivazioni dei pareri tecnici di bocciatura arrivati nell’ambito della conferenza servizi per il rilascio della Valutazione di impatto ambientale (Via) coordinata alla Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Dopodiché si dovrà decidere sulla richiesta di Acea, ma i tempi non dovrebbero essere lunghi, forse già a gennaio si potrebbe concludere l’iter.

Usl Disco rosso anche dalla Usl 2 con Armando Mattioli, coordinatore dell’Unità di progetto ambiente e salute, e Ubaldo Bicchielli, epidemiologia Usl Umbria 2. «I dati epidemiologi ad oggi disponibili – si legge nelle motivazioni del parere negativo – indicano le necessità di azioni immediate di miglioramento ambientale. Le valutazioni di impatto sanitario ante operam, basate su dati dell’inquinamento molto preoccupanti ed effettuate sulle basi delle linee guida del ministero ambiente e della salute, confermano i dati epidemiologici dello Studio Sentieri, caratterizzando meglio le fonti del rischio. Ciò premesso, lo scenario 2-3 (le richieste di Acea, ndr) risultano comportare dal punto di vista sanitario un inaccettabile incremento dell’esposizione della popolazione, anche in base al principio di precauzione».

LA LETTERA DI MARZO DI LATINI E SALVATI

I sindaci Il Comune di Terni ha già stoppato la richiesta di Acea, con il sindaco Leonardo Latini e l’assessore Benedetta Salvati che hanno riconosciuto, in una conferenza stampa, come «l’eventuale sì comporterebbe il rischio per l’impianto di Terni di entrare in maniera definitiva nella chiusura del ciclo, bruciando i rifiuti di tutta l’Umbria, senza che sia stato attuato il piano regionale, che prevedeva un impianto anche nell’ambito perugino, e senza che lo stesso sia stato aggiornato, considerando ad esempio che a Terni si è oltre il 74% di raccolta differenziata». Da Narni altra bocciatura da parte degli uffici dell’ente, guidato dal sindaco Francesco De Rebotti che ha pure lanciato un appello affinché «tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali siano concordi nel fermare questa decisione in totale divergenza con le strategie locali e nazionali che non considerano l’incenerimento la scelta per la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani. Anche se tecnicamente, tecnologicamente, formalmente legittima, la proposta – ha detto De Rebotti – risulta strategicamente inaccettabile e divergente dagli interessi delle comunità locali in un un’area, la Conca, con criticità ambientali note e oggetto di piani di risanamento in percorsi coordinati tra le amministrazioni locali di Terni e Narni, il ministero dell’Ambiente e anche contenuti del riconoscimento di Area di crisi complessa».

 

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