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mercoledì 21 ottobre - Aggiornato alle 20:23

Il rinculo del caso Pistolero: per Perugia altro colpo duro. E si riapre il fronte politico della cittadinanza

Un ritorno di immagine opposto a quello sperato per una città già in difficoltà. Studenti chiedono chiarezza. La politica torna a parlare di ius soli e ius culturae

L'arrivo di Suarez alla Stranieri (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Un colpo durissimo per l’Università per stranieri di Perugia e di riflesso per l’intera città. Al netto di quelli che saranno gli sviluppi giudiziari, l’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia sull’esame sostenuto giorni fa da Luis Suarez porta sì un ritorno di immagine all’Ateneo, alla città e al suo sistema di alta formazione, ma nel senso esattamente opposto a quello sperato quando l’operazione Suarez è stata imbastita. Se l’intento, dopo la proposta avanzata dalla Juventus (che secondo il Corriere della Sera avrebbe proposto di mandare in futuro altri giocatori), era quello di guadagnare visibilità ‘sfruttando’ l’enorme potenza mediatica del Pistolero per promuovere l’Ateneo, il rinculo è stato molto più potente: per il momento, infatti, occorre fare i conti con una figuraccia internazionale, che arreca ulteriori danni alla città in un periodo già molto complesso tra incerte prospettive future e i colpi assestati, a tutto il sistema economico, dall’emergenza sanitaria.

«ESAME TRUFFA, NON SPICCICA ‘NA PAROLA»

La confusione In questo 2020 horribilis il caso del presunto esame farsa cade anche nel delicatissimo periodo in cui ragazze e ragazzi stanno scegliendo l’università alla quale iscriversi; il tutto in un anno già funestato dalle conseguenze dell’epidemia di nuovo coronavirus, che ha portato gli atenei a darsi battaglia sulle immatricolazioni. Nel diluvio di tweet piovuti sul caso Suarez per tutta la giornata di martedì, erano moltissimi (alcuni con meme compresi) quelli in cui venivano confusi i due atenei, tanto da costringere il profilo Twitter di Palazzo Murena a rispondere a tanti utenti, specificando che l’università coinvolta è quella che ha la propria sede a poche centinaia di metri dal rettorato guidato da Maurizio Oliviero.

COME NASCE L’INCHIESTA

Gli studenti A non far mancare la loro voce sono stati gli studenti della Stranieri che, oltre a chiedere «a gran voce chiarezza e giustizia», in una nota si dissociano «ancora una volta dalla condotta della nostra università, che dopo tutti questi mesi di mancato ascolto nei nostri confronti, e dopo le questioni mai del tutto chiarite emerse lo scorso anno, si pone nuovamente in una situazione di imbarazzo nel tentativo di farsi pubblicità con un calciatore di fama internazionale – si legge in una nota -. La comunità studentesca, che ci onoriamo di rappresentare, è arrabbiata, delusa, sconvolta da queste notizie».

FOTOGALLERY: SUAREZ A PERUGIA

Il fronte politico Un altro fronte che apre la vicenda Suarez è quello politico. La possibilità che l’esame sia stato falsato e la lettura delle intercettazioni finora note, sono elementi che tirano in ballo dei capisaldi come la credibilità di alcune procedure chiave come quelle collegate all’ottenimento della cittadinanza, l’uguaglianza delle persone di fronte alle istituzioni, i loro diritti e le battaglie di chi è nato in Italia ma viene considerato straniero; anche solo il sospetto che possano esserci delle corsie preferenziali (nel caso specifico dell’Ateneo perugino, tutte da provare) percorribili a seconda del nome e delle capacità economiche è devastante e genera crisi di credibilità e di fiducia, capitali difficili da ricostituire per le istituzioni.

LA GIORNATA DI SUAREZ A PERUGIA

La cittadinanza E così l’esame perugino funge da detonatore per tornare ad affrontare di petto il tema di come si ottiene la cittadinanza, compresi temi chiave come ius soli e ius culturae, sui quali il governo balbetta da tempo. Interrogato sul punto dai cronisti il premier Giuseppe Conte si è limitato a dire che «quando si fa una modifica normativa e si elabora un più articolato progetto si tiene conto di tutti gli aspetti, ma non possiamo certo rincorrere la reazione emotiva suggerita dal singolo caso». «Abbiamo le idee chiare e concrete – ha aggiunto – abbiamo iniziato a lavorare alla modifica prima dell’estate e ora è il momento di riprendere il discorso, lo porteremo subito a compimento». A girare il dito nella piaga è la vicepresidente della regione Emilia Romagna Elly Schlein: «Sembra sia più facile ottenere la cittadinanza per un calciatore, secondo la Procura con test falsati, che per migliaia di ragazzi e ragazze, nati o cresciuti qui, che parlano italiano (e spesso pure dialetto). I diritti siano uguali per tutti, non privilegio di pochi».

I commenti Sulla stessa lunghezza d’onda il sindacalista Aboubakar Soumahoro: «Nelle maglie dei privilegi – ha detto – permeano le ingiustizie e sono ostruiti i diritti. Il Diritto alla cittadinanza non deve essere inquinato dal razzismo economico. La politica smetta di rinviare e dia la cittadinanza agli italiani costretti a essere stranieri a casa loro». «Chi nasce, chi cresce, chi vive in Italia deve pietire la cittadinanza, che dovrebbe essere un diritto fondamentale della propria vita» ha aggiunto poi il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni». Ironia amara arriva da parte di Amnesty International, che parla di «ius pedilusoris». «Ci sono ragazzi – ha detto poi Francesco Cottafavi della Direzione di +Europa – che sono in Italia da sempre, nati e cresciuti qui, che si sentono italiani in tutto e per tutto, che conosco soltanto, e bene, la lingua italiana. Ma a causa di una legge anacronistica e ingiusta, non possono ottenere la cittadinanza italiana prima dei 18 anni. E anche quando raggiungono la maggiore età, continuano ad avere ostacoli». Come quelli piazzati ad esempio dai famigerati decreti Sicurezza di Salvini che hanno portato al raddoppio (da 2 a 4 anni) dei tempi necessari a ottenere la cittadinanza nei casi analoghi a quelli del Pistolero.

Twitter @DanieleBovi

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