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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:36

Il Piano sanitario della Regione non supera l’esame dell’Università: «Serve sostanziale revisione»

Il Senato accademico ha ratificato il parere con cui vengono formulate diverse critiche al documento della giunta

Un reparto dell'ospedale di Perugia (foto Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il nuovo Piano sanitario preadottato dalla giunta regionale a novembre non supera l’esame dell’Università di Perugia. Martedì il Senato accademico dell’Ateneo ha ratificato il decreto rettorale con cui si esprime il parere sul documento, come previsto dalla normativa nazionale e regionale; parere che suona nei fatti come una bocciatura: Palazzo Murena infatti al termine di una disamina di dieci pagine chiede «una sostanziale revisione» di quello che è uno degli atti chiave dell’intera legislatura.

IL NUOVO PIANO SANITARIO

Le considerazioni Un documento che pone «una serie di obiettivi ambiziosi, alcuni dei quali innovativi», mentre per altri serve una «riflessione più articolata». Tra i primi ci sono ad esempio l’attenzione ai cambiamenti del sistema delle cure primarie, il ruolo più pro-attivo dei medici di base, la revisione dei distretti, l’integrazione sociosanitaria e «l’enfasi» sul ruolo della medicina digitale. Nelle dieci pagine ci sono una serie di «considerazioni sulla impostazione generale» e altre «specifiche» e, in diversi casi, si sottolinea la genericità o la mancata spiegazione a proposito di come e con quali mezzi certi obiettivi andrebbero raggiunti. Partendo dalle prime, in primis l’Università sottolinea che non c’è traccia di quanto previsto dal «Memorandum sulla salute degli umbri» firmato, nel febbraio 2020, dal rettore Maurizio Oliviero e dalla presidente Donatella Tesei.

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Pochi dettagli Bocciata poi la cabina di regia per il governo generale dell’attività sanitaria, che non prevede «professionisti della sanità sul campo né esponenti del mondo universitario», e quella che si occupa di investimenti e acquisti, composta solo da dirigenti regionali. Sulla gestione delle cronicità se il Piano mette a fuoco il problema, le azioni per dargli concretamente vita sono «scarsamente dettagliate». Assenza di dettagli viene sottolineata anche a proposito della riorganizzazione della rete ospedaliera (alla quale hanno lavorato professionisti dei quali non si conosce il nome) e sul ruolo dell’Università: «Una evidente lacuna – è detto nel decreto – si riferisce alle attività di ricerca in campo biomedico, sia clinico che anche traslazionale, in cui non è esplicitato alcun coinvolgimento dell’Ateneo».

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Formazione e IA Oltre a ciò viene chiesto un intervento della Regione per favorire l’istituzione di nuove scuole di specializzazione e il potenziamento di quelle esistenti. Pollice su per il ruolo dell’intelligenza artificiale in campo sanitario (tema da tempo ampiamente dibattuto a livello internazionale) ma, anche qui, mancano dettagli precisi: «Inoltre – riporta il parere – il tema della sanità digitale è affrontato prescindendo dalla considerazione che tali nuovi strumenti dovrebbero interagire con una classe di professionisti in larga misura non familiare e non formata all’uso dell’IA in sanità e senza prospettare una interazione tra professionisti della sanità e professionisti dell’IT».

LO STATO DI SALUTE DEGLI UMBRI

I distretti Venendo alle «considerazioni specifiche» se da un lato, a proposito delle patologie croniche, viene giudicato «interessante» lo sforzo fatto per creare un sistema che assicuri cure primarie attraverso figure diverse e in più luoghi (senza quindi la concentrazione all’interno dell’ospedale), dall’altro ciò imporrebbe, come scritto anche nel Piano, un «cambio di passo» da parte dei medici di famiglia; come favorire quest’ultimo non viene delineato in concreto. Uno dei punti più criticati del documento della giunta è il taglio dei distretti, che passerebbero da 12 a cinque: l’Università pur apprezzando la semplificazione sottolinea che così si metterebbe più distanza tra comunità, persone e diretto, con una potenziale riduzione anche del controllo territoriale delle patologie croniche.

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Le sottolineature Quanto alle reti cliniche, viene chiesta una centralizzazione di alcune attività come quelle tempo-dipendenti e le oncologiche; il tutto in attesa della definizione delle aziende integrate ospedaliero-universitarie, parte di quella convenzione che da anni, nonostante diverse promesse, non riesce a vedere la luce. «Scarsamente considerato» poi il tema della salute mentale, mentre per quanto riguarda la formazione si richiama a quanto previsto dal memorandum, giudicando così il Centro unico di formazione previsto dal Piano «una scelta meno ambiziosa e con minore prospettiva di successo». A non piacere è anche la possibilità che gli apicali delle strutture vengano giudicati sulla base di quanto previsto dal Programma nazionale esiti: per l’Università non si può essere chiamati a rispondere di carenze che magari sono ascrivibili all’ospedale o al sistema nel suo complesso.

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Quadro sommario Troppo scarno (sei pagine in tutto) viene giudicato lo spazio dedicato a tracciare lo stato di salute degli umbri tra bibliografia assente, criteri non chiari e altre carenze: «Ne emerge – sottolinea Palazzo Murena – un quadro sommario e parziale punteggiato di buone notizie quali la bassa mortalità evitabile e il funzionamento degli screening ma del tutto privo di prospettiva e incapace di fornire un quadro della dimensione dei problemi». Per un altro passaggio relativo al monitoraggio attraverso la telemedicina si sottolinea che «andrebbe scritto in modo comprensibile». A proposito dell’organizzazione dell’ospedale e in particolare di una più tempestiva gestione del percorso del paziente arrivato il pronto soccorso, l’Università spiega che «quanto proposto nel Piano si limita, talvolta, a una dichiarazione di intenti. In che tempi? Con quali risorse? Perché si è scelto questa proposta e quali sono gli obiettivi misurabili che si vogliono conseguire?».

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Udu e Altrascuola Commentando la ratifica del decreto l’Udu-Sinistra universitaria e Altrascuola sostengono che il Piano «dimostra la totale incapacità del governo regionale di cogliere le reali esigenze del suo territorio, escludendo l’Università e altri enti dalla sua programmazione e predisponendo una sanità pubblica incapace di accogliere i propri cittadini e di garantire loro un diritto costituzionale fondamentale». Tra le critiche di Aleph Bononi (vice coordinatore dell’Udu di Perugia) e di Caterina Bigini (coordinatrice regionale di Altrascuola) il poco spazio dedicato alla formazione, l’assenza del medico di base per gli studenti fuorisede, la non trattazione del tema della salute mentale e l’assenza di programmazione e finanziamento dei consultori.

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