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venerdì 21 gennaio - Aggiornato alle 20:43

Il 40% della popolazione è vaccinata, coronavirus mai visto: benvenuti nel Comune covid free di Poggiodomo. Fotoreportage

Qui dove l’isolamento, la disciplina e la montagna hanno resistito alla pandemia

©Fabrizio Troccoli

di Fabrizio Troccoli

Non c’è virus! E non c’è ironia nell’affermarlo, bisogna però essere disposti a raggiungere i borghi più alti dell’Umbria. Eccoci a Poggiodomo e tra le sue frazioni, quel piccolo comune della Valnerina (circa 100 abitanti dislocati in 4 centri) in cui non ci sono negozi o bar. Qui occorre fare i conti con una età media di oltre 65 anni e una conseguente crisi demografica. Ma il 30-40% della popolazione è vaccinata. E ha il primato regionale di non essere mai entrati a contatto col virus.

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Il sindaco «È stato fatto un lavoro certosino, soprattutto nella fase iniziale della prima ondata per far comprendere ai concittadini che dovevano difendersi e addirittura stare rinchiusi in casa», spiega il sindaco Emilio Angelosanti, che vuole far comprendere quanto non sia semplice far rispettare delle regole in alcuni luoghi in cui il distanziamento e l’isolamento sono la normalità; in cui a farla da padrone è l’aria pulita di montagna, e «chilometri e  chilometri di terra selvaggia in cui – come sottolineano sempre più spesso i turisti che abbiamo il piacere di ospitare – non vi è presenza dell’uomo in alcuna forma, né un traliccio di corrente né un centimetro di cemento» .

Questa piccola storia Poggiodomo, racconta il sindaco, nasce dagli stanziamenti estivi dovuti alle transumanze di pecore e capre, e oggi prova a scommettere sul turismo  con una proposta strettamente legata all’ambiente e al benessere, con risultati che sembrano essere più che soddisfacenti. Presto, lì dove arrivano pochi ambulanti (unica fonte di approvvigionamento oltre a chi coltiva per sé), nascerà un centro ricreativo, nuovi percorsi ciclabili e sentieri naturalistici, grazie all’accesso ad alcuni bandi.

La tragica beffa Ma il virus in maniera beffarda ha colpito anche la comunità di Poggiodomo: un’anziana signora è infatti morta pochi giorni fa dopo aver fatto visita ad alcuni familiari a Roma.

Due passi nel borgo Mentre Bruno, ex insegnante in pensione, racconta il suo pesante pomeriggio trascorso alla ricerca del suo cavallo improvvisamente scomparso, Miro è alle prese con la potatura dell’alloro ormai troppo ingombrante per il suo giardino a terrazza, alto «tre metri buoni» rispetto alla quota della strada in cui Bruno è intento a descrivere i dettagli del ritrovamento. A interrompere la chiacchierata tra amici soltanto il passaggio di una motozappa, uguale a quella parcheggiata sotto il giardino di Miro col carrello pieno di scarti di potatura.

Le storie Pochi metri più giù, a margine di un terreno scosceso fresco di aratura, Sergio (pensionato 94enne) e sua moglie seduti sugli ultimi fili d’erba rimasti, osservano e si confrontano probabilmente sul lavoro svolto, (gli ultimi 4-5 metri di costa lungo il perimetro del terreno sono talmente scoscesi che soltanto a mano è possibile zapparli per piantarci le patate). Davanti a loro il casolare, le pecore e un paesaggio mozzafiato sugli Appennini. «Che ce fo io co la mascherina che vado dalla stalla alla casa e dalla casa al campo», esclama Sergio, soddisfatto della sua giornata lavorativa e del suo stile di vita, «la schiena ogni tanto si fa sentire, ma ancora, grazie a Dio, riesco a fare tutto». Qui è Poggiodomo, dove è possibile incontrare caprioli, volpi, poiane e addirittura aquile. Ma non il covid.

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