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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 14:30

Hospice all’interno dell’ospedale di Orvieto, Cgil: «La scelta dell’Usl 2 è ‘sconcertante’»

Giorgio Lucci, segretario della sigla territoriale di categoria: «Possibile che non esista un luogo più idoneo del nosocomio?»

Un Hospice con 5 posti per malati oncologici all’interno dell’ospedale di Orvieto. È questa la decisione dell’Usl Umbria 2 che ha fatto infuriare il segretario generale fp Cgil di Terni Giorgio Lucci. «L’annuncio dato recentemente dalla direzione della Usl Umbria 2 dell’apertura di un ‘Hospice’ all’interno del presidio Ospedaliero di Orvieto è ‘sconcertante’ – ha tuonato Lucci – e più che un segnale di rilancio del nosocomio, suona come ‘un requiem’». «l’Hospice – prosegue Lucci -, per sua definizione è un luogo particolare, per pazienti con determinate patologie che, insieme alle loro famiglie, hanno il diritto di affrontare un percorso di fine vita; ha bisogno di serenità, riservatezza, tranquillità».

Gli altri hospice La Fp di Terni sottolinea poi che in Umbria ci sono altri Hospice che rispettano queste necessità: a Spoleto c’è la ‘Torre sul colle’, un casale ristrutturato con uno spazio verde che lo circonda, a Perugia c’è la ‘Casa nel parco’, mentre a Terni l’Hospice si trova nel parco comunale ‘ Le Grazie’ all’interno di un convento ristrutturato. «Tutte strutture che accolgono non soltanto i malati oncologici e le loro famiglie – insiste Lucci – ma tutte quelle persone affette da patologie cronico degenerative in fase avanzata. Non si capisce quindi cosa abbia di diverso il territorio orvietano e perché la Regione e la Usl Umbria2 abbiano pensato di aprire un ‘Hospice’ di 5 posti letto dentro l’ospedale, solo per malati oncologici».

Un luogo più idoneo Da molto tempo la Fp Cgil, insieme ad altri, chiedeva l’apertura di un Hospice in questo territorio. «Ma è possibile che non esista in tutto il territorio un luogo più idoneo dell’ospedale – domanda ancora il segretario Fp Cgil – un luogo che rispetti i criteri che deve avere un Hospice? I cittadini umbri che abitano nel territorio dell’orvietano sono cittadini diversi? Perché non possono usufruire degli stessi servizi degli altri cittadini umbri?». Domande che secondo il sindacato dovrebbero invitare ad una riflessione su una decisione che impatta in maniera così profonda e intima sulla qualità della vita nella malattia e sul fine vita delle persone. «Domande sulle quali i cittadini gradirebbero avere una risposta – conclude Lucci – e possibilmente una soluzione, risposte che abbiamo il timore che invece non arriveranno mai».

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