sabato 15 dicembre - Aggiornato alle 12:22

Gli oltre 500 ricercatori precari umbri aderiscono alla protesta: «Servono più risorse»

Giovedì la mobilitazione nazionale «Perché noi no?» in vista della manifestazione del 14 a Roma: «Ormai la precarietà è diventata normale»

Un precario

Anche a Perugia i precari dell’Università, aderiscono, giovedì, alla mobilitazione nazionale «Perché noi no?», inserita nella campagna per un nuovo modello di reclutamento e a favore della stabilizzazione dei ricercatori precari, in vista della manifestazione nazionale a Roma il 14 dicembre. «La precarizzazione del lavoro di ricerca e di didattica è diventata una normalità negli atenei italiani – si legge in una nota della Flc Cgil dell’Umbria – e anche negli atenei umbri i lavoratori precari (ricercatori a tempo determinato, assegnisti di ricerca e docenti a contratto) sono 519, più del 50% del personale strutturato». Per questo Flc Cgil Umbria e Adi Perugia aderiscono alla mobilitazione nazionale del 6 dicembre.

Gli obiettivi «A partire dalla legge 133\2008 l’Italia ha ridotto le risorse per l’università e la ricerca, in controtendenza rispetto a tutti i paesi Ocse. Negli ultimi 10 anni – scrivono Flc e Adi – si è ridimensionata strutturalmente la formazione superiore nel nostro paese attraverso tagli al Fondo di finanziamento ordinario, blocco del turn-over, contrazione dei fondi per la ricerca e riduzione delle sedi e dei corsi di laurea. Il nostro paese deve tornare a investire sul sistema universitario per uscire definitivamente dalla crisi economica strutturale che lo ha investito; per puntare sulla conoscenza, l’innovazione e la formazione quali elementi essenziali per la vera crescita e lo sviluppo sostenibile in tutti i campi». La mobilitazione di domani è dunque finalizzata a chiedere che nella Legge di Stabilità 2019 vengano previste le risorse per la realizzazione di tali obiettivi. «Gli attuali investimenti nell’università sono totalmente insufficienti e i criteri di ripartizione dei fondi sono fuori dalla necessità e dal reale fabbisogno», concludono Flc e Adi.

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