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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 22:49

«Giù le mani dal commissario Legnini», c’è il rischio di perderlo. Terremotati scrivono a Meloni

Le ragioni di una forte preoccupazione tra gli abitanti del Cratere che temono di perdere ‘l’uomo della ricostruzione’

Giovanni Legnini

di Maurizio Troccoli
‘L’uomo della ricostruzione’, si teme, possa essere rimosso dal suo incarico. E i terremotati non ci stanno. Il coordinamento che raggruppa tutte le associazioni e i principali esponenti hanno scritto al presidente Giorgia Meloni, spiegando le ragioni per trattenerlo al suo posto, alla guida della struttura per la ricostruzione del terremoto del 2016. Giovanni Legnini, arrivato sull’emergenza terremoto del Centro Italia, dopo 4 anni di diverse gestioni, dal 2020 ha dato quella sterzata attesa, premendo il tasto della ricostruzione. Da buona parte delle comunità del cratere, è colui che ha velocizzato le pratiche e ha fatto cominciare a toccare con mano la possibilità di una rinascita.

Parla Legnini La sua recente nomina a commissario per l’emergenza a Ischia, ha aumentato le già presenti incertezze sulla sua permanenza a capo della struttura commissariale del cratere, con l’arrivo del nuovo Governo. Raggiunto telefonicamente da Umbria24 Giovanni Legnini si è limitato a dire: «Non c’è incompatibilità tra i due ruoli. La mia nomina a Ischia non incide sul lavoro della ricostruzione del sisma del Centro Italia». Alla domanda, se ci sono segnali che gli fanno pensare a una rimozione dall’incarico ha detto: «Su questo sono l’ultimo a poter parlare»

Mandati in scadenza Giovanni Legnini, al 31 dicembre di quest’anno scade dal mandato sia di commissario per la ricostruzione del terremoto Marche – Umbria – Lazio – Abruzzo, sia da commissario per la ricostruzione di Ischia dal terremoto del 2017 (un mandato che gli è stato dato lo scorso febbraio). Mentre il mandato per l’emergenza nubifragio a Ischia è della durata di un anno e quindi dura fino al 30 novembre del 2023. Per quanto riguarda la ricostruzione di Ischia dal terremoto è quasi scontato che al 31-12 gli venga rinnovato l’incarico di commissario. E’ meno scontato che ciò avvenga per il terremoto del Centro Italia. Va detto che la struttura per la ricostruzione di Ischia si avvale di competenze sviluppate e maturate dalla struttura della ricostruzione del Centro Italia.

Chi si fa avanti Le cronache recenti raccontano che in diversi vengono indicati come possibili sostituti di Legnini per la ricostruzione del Centro Italia e che, per dinamiche politiche, potrebbero avere delle opportunità. Primo fra tutti Guido Castelli, ex assessore alla Ricostruzione della Regione Marche, oggi senatore. Un altro è il noto Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice. Rispetto alle opzioni di sostituzione di Legnini c’è la levata di scudi non soltanto di comitati e comunità, ma anche di numerosi sindaci del Cratere.

I motivi La ragione è presto spiegata: la macchina della ricostruzione ha oggi conosciuto una velocità che, se la priorità è quella di fare ritornare le persone nelle proprie case, è un rischio frenarla. Alcune cifre per capire: su 24.2000 richieste di contributo presentate ne sono state approvate 15.500, 12 mila negli ultimi due anni, da quando cioè c’è Legnini come commissario. Sono stati richiesti 9 miliardi di euro per la ricostruzione e quelli pagati sono già oltre 5 miliardi. Tutto ciò nonostante la pandemia, il blocco delle attività, il caro energia, il caro materie prime e le difficoltà relative alle ditte, rese ancora più pesanti per via del Bonus 110%. Le imprese vengono pagate sull’avanzamento dei lavori: un anno e mezzo fa si pagavano 30-40 milioni al mese, oggi oltre 100 milioni al mese. E’ stato realizzato il testo unico della ricostruzione privata e a gennaio è pronta la banca dati per la gestione dei contratti. Insomma una macchina burocratica – amministrativa che è nel pieno delle proprie performance con questo timoniere. Passarla ad un altro fa sospettare, i terremotati, che gli equilibri politici siano prioritari sul tanto atteso ritorno alle proprie case. E, questo, suona come una inaccettabile beffa, su una interminabile sofferenza.

La lettera Inoltre oggi fare meglio non è cosa semplice. Quando è arrivato Legnini si poteva fare solo meglio. Tenuto conto delle lentezze e dei ritardi che si erano accumulati. Sono questi numeri, questi risultati a tenere alta la preoccupazione dei terremotati rispetto a un nuovo cambio di marcia. Michele D’Avossa, portavoce del coordinamento comitati Terremoto Centro Italia, così ha scritto a Meloni: «Legnini si è dimostrato efficiente, competente, ha saputo ascoltare e accogliere anche richieste avanzate da associazioni e comitati, raccogliendo sul campo le esigenze di sindaci, tecnici e anche di singoli terremotati. Dopo quattro anni d’attesa, finalmente, a partire dal 2020 ha lavorato per snellire le procedure e si è occupato a tempo pieno e con competenza delle questioni legate alla ricostruzione. Per tutto questo vorremmo che restasse al suo posto». Lo chiede a nome di 600 mila abitanti del cratere che, ora, pretendono continuità.

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