venerdì 23 agosto - Aggiornato alle 01:15

Giornata del Malato: il Serafico di Assisi simbolo: da qui la messa su Rai 1. Papa: «Donare»

L’istituto assisano scelto in rappresentanza delle strutture sanitarie cattoliche: «Il malato è una opportunità di relazione proficua»

©-Istituto Serafico di Assisi

L’Istituto Serafico di Assisi è stato scelto come simbolo della XXVII giornata mondiale del Malato, in occasione della quale Papa Francesco ricorda che «le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone». Così, in rappresentanza delle strutture sanitarie cattoliche, domenica 10 febbraio alle ore 10:00 il Serafico, che dal 1871 si occupa di bambini e ragazzi con gravi disabilità plurime gravi e gravissime, ospiterà la Santa Messa che verrà trasmessa in diretta su Rai 1, all’interno del programma ‘A Sua Immagine’. La Messa sarà celebrata dal vescovo di Assisi, S.E. Domenico Sorrentino.

Di Maolo «‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’ è il tema che è stato scelto per la Giornata Mondiale del Malato 2019. Solo i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, «sono la via più credibile di evangelizzazione», perché sappiamo «che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto ‘in pieno’ solo se condiviso». Nel suo messaggio, il Papa sottolinea che donare si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone quindi il desiderio di stabilire un legame. Donarsi all’altro in modo gratuito è innanzitutto riconoscimento reciproco e rappresenta uno dei principali valori sui quali si fonda il Serafico. Per questo motivo siamo estremamente felici e grati di essere stati scelti come simbolo di questa importante Giornata proprio perché per noi l’atto di cura, prima di essere un atto tecnico e scientifico, è soprattutto un atto umano che si esprime non solo nella professionalità degli operatori, ma anche nella loro capacità di tenerezza e di relazione. Al Serafico è possibile sperimentare quanto sia forte l’amore ricevuto e donato, che cancella ogni distanza e rende piena ogni vita», dichiara Francesca Di Maolo, presidente dell’istituto Serafico di Assisi. «Per contrastare la cultura dello scarto e dell’indifferenza verso i più fragili, il dono deve essere inteso come modello in grado di opporsi all’allarmante individualismo che si sta diffondendo sempre di più nella nostra società, che purtroppo oggi attraversa un momento di grave crisi perché i valori della diversità rischiano di essere seriamente compromessi da un clima generale di diffidenza e ostilità. Il Papa ci esorta a tenere a mente che siamo tutti bisognosi dell’aiuto altrui e lo saremo in ogni fase della vita, perché è impossibile «strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa». Solo accettando questa verità possiamo rimanere umili e «praticare con coraggio la solidarietà come virtù indispensabile all’esistenza», sottolinea Di Maolo. «Tuttavia è doveroso ricordare che i centri come il Serafico, che si occupano delle disabilità complesse gravi e gravissime, affrontano oggi la sfida più dura, perché la cultura dello scarto e le politiche selvagge del contenimento dei costi portano spesso a ritenere che le persone con ridotte potenzialità riabilitative siano incurabili. In questa logica, le nostre strutture sono considerate come officine che devono riparare il limite o un organo non funzionante. Ma questa idea è inconcepibile, perché noi non ci limitiamo a curare funzioni compromesse, noi guardiamo alla vita in tutta la sua pienezza e ci battiamo ogni giorno per tutelare i diritti dei malati e delle loro famiglie. ‘Da passivo oggetto di cure, per noi il malato diventa protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza all’interno di una relazione’ basata sulla fiducia, la solidarietà e sul desiderio di valorizzare le potenzialità di ogni singola persona», continua Francesca Di Maolo. «Sta dunque a tutte le strutture sanitarie di ispirazione cattolica, come il Serafico, fare la propria parte perché i nostri valori si fondano sulla logica evangelica. È anche così che si realizza ‘l’umanizzazione delle cure’ e siamo chiamati tutti a promuovere la cultura del dono e della solidarietà, indispensabile per superare la cultura del profitto ad ogni costo e dello scarto, che non guarda alle persone», conclude Di Maolo.

I commenti sono chiusi.