sabato 25 maggio - Aggiornato alle 17:28

Gesenu, il neo direttore Piacenti verso la romana Ama. Contratti, Comune: «Valutare eventuali azioni a tutela ente»

Secondo indiscrezioni giornalistiche godrebbe dell’appoggio di Cerroni. A Palazzo dei Priori gruppo di lavoro setaccia i documenti

ama roma luciano piacenti
Un mezzo di Ama

di Dan.Bo.

C’è anche il nome di Luciano Piacenti, da qualche giorno nuovo direttore degli impianti di Gesenu al posto di Giuseppe Sassaroli, tra i nomi buoni per la direzione generale di Ama, l’azienda romana che si occupa della raccolta e dello smaltimento della monnezza. E, secondo indiscrezioni giornalistiche, Piacenti godrebbe di uno sponsor pesante che in Umbria tutti conoscono molto bene: Manlio Cerroni, ovvero l’ex socio privato di Gesenu fino all’estate scorsa, quando l’imprenditore ha venduto le sue quote al gruppo Paoletti; azienda umbra, sempre secondo indiscrezioni, vicina proprio a Cerroni. Per la direzione generale di Ama, sulla quale si dovrebbe decidere martedì, si sta combattendo una battaglia furibonda: attualmente il dg è Stefano Bina, vicino al M5S, il cui mandato scade proprio martedì e che i Cinque Stelle puntano a confermare; dall’altra ci sono proprio Piacenti e anche Ivan Strozzi, 70 anni e molte esperienze in passato nel settore anche se quest’ultimo non sarebbe il nome in pole.

Il gruppo di lavoro Tornando alle questioni umbre, e in particolare a quelle perugine, in queste ore emergono i dettagli di una decisione presa alcuni giorni fa dal Comune di Perugia, ovvero quella di dare vita a un gruppo di lavoro ristretto che avrà il compito di passare al setaccio i contratti che nel corso del tempo hanno legato e legano Palazzo dei Priori a Gest-Gesenu e alle controllate. Il sindaco ha chiesto «una articolata relazione – è scritto nell’atto della giunta che istituisce il gruppo di lavoro – in ordine alla gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e in particolare sulle eventuali deficienze riscontrate, le contestazioni effettuate o da effettursi nell’ambito dei rapporti contrattuali in essere con la società Gesenu spa, Gest e società controllate». Nella relazione, da consegnare nel giro di un mese, dovranno poi essere individuate «le eventuali azioni da intraprendere a tutela dei cittadini, dell’ente, e del suo patrimonio» sulla base di quanto emerso fino a ora dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia. Oltre a ciò bisognerà verificare «ogni possibile conseguenza sulle diverse componenti ambientali (profili di sicurezza, stabilità, inquinamento ambientale) e sugli aspetti igienico sanitari, derivanti da una non corretta gestione degli impianti». Dell’organismo, guidato dal vicesegretario generale dell’ente Laura Cesarini, fanno parte i dirigenti Vincenzo Piro, Mirco Rosi Bonci ed Enrico Antinoro.

In commissione Lunedì intanto in commissione Controllo e garanzia è cominciata la discussione, che proseguirà nell’attesa di sentire Arpa e Regione, sulla richiesta del M5S di attivare la commissione sulla vicenda che riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti «per verificare l’eventuale illegittimità delle deliberazioni di approvazione dei Piani economico-finanziari, le omissioni di controllo e gli inadempimenti contrattuali». Sul tavolo anche un’altra richiesta di attivazione, quella presentata dal consigliere De Vincenzi relativamente alla cessione delle quote da Cerroni alla Socesfin del gruppo Paoletti. Il vicesindaco Barelli ha ribadito che l’obiettivo dell’Amministrazione «è sempre stato la bonifica e il rilancio di Gesenu» e segnare una discontinuità. «I problemi di Gesenu erano noti da tempo – ha detto – ma invece di farla morire, abbiamo scelto di farla vivere e di migliorarla, pur dovendo operare in un contesto complesso e difficile. E i risultati si sono visti, anche in tempi brevi». Il vicesindaco ha anche sostenuto che il Comune non aveva a disposizione i mezzi sufficienti per capire il reale stato delle cose messe in evidenza dall’inchiesta e che, ora, l’obiettivo è riconquistare la fiducia dei cittadini.

Il dibattito «Stiamo lavorando a un percorso – ha detto ancora – che arrivi all’opzione “rifiuti zero” e alla tariffa puntuale, facendo tesoro di quanto è emerso». Quanto al socio privato, Barelli ha anche ricordato come, a suo tempo, in sede di Auri lui stesso abbia chiesto se c’era un’opzione pubblica su Gesenu, in quanto il Comune da solo non avrebbe avuto le risorse per acquisire le quote, «ma la richiesta non avuto nessuna risposta». «Non abbiamo avuto nessun ruolo – ha detto ancora – nella vendita delle quote di Cerroni, ci è stato solo comunicato la volontà di Cerroni di vendere a Paoletti». Nel corso della mattinata si è parlato anche di controlli e sul punto il dirigente Piro ha spiegato che «salvo un periodo del 2013, il Comune ha sempre effettuato i controlli dovuti, con una media di oltre 200 all’anno, che sono stati incrementati per raggiungere i mille nel 2016, arrivando anche alle sanzioni, se il gestore non ottemperava agli obblighi contrattuali». Il Pd con Bori è andato all’attacco sostenendo che non c’è stata coerenza né reale discontinuità, quanto piuttosto il contrario. «Non è una questione tecnico-burocratica come si vuole far credere –ha detto- ma politica. Si continua a far finta di niente in nome di un equilibrismo che caratterizza questa amministrazione, scegliendo di non scegliere. L’unica reale soluzione –ha concluso Bori- era il commissariamento di Gesenu».

No al commissariamento Una dichiarazione, quest’ultima, che non è piaciuta né a sinistra né a destra. Barelli ha ribadito che «non può parlare di coerenza chi per anni ha governato, permettendo questa situazione, per poi chiedere il commissariamento. Non credo che questa sia la posizione ufficiale del Pd e ricordo che noi abbiamo lavorato per un anno e mezzo proprio per scongiurare questa ipotesi». Il socialista Nilo Arcui ha parlato di Gesenu come di un patrimonio da salvaguardare: «L’obiettivo – ha precisato – deve essere quello di salvare l’azienda, di migliorarla , dando un futuro all’azienda stessa e ai lavoratori». In più l’ex vicesindaco ha ricordato che nel 2013 e 2014 c’erano state molte trattative per la cessione delle quote, in primis quelle con Hera, stoppate in vista delle elezioni: «Dopo il cambio di maggioranza – ha detto -, io stesso d’accordo con Boccali che aveva deciso di non sedere più in consiglio comunale, ho reso nota a Romizi l’esistenza di queste trattative avviate, invitandolo ad una decisione. A mio avvio, l’amministrazione è stata eccessivamente prudente, nel tentativo di capire, e ha fatto passare troppo tempo». Rosetti, al termine del dibattito, ha sostenuto che non è stato fatto niente di concreto per risolvere la situazione e per ottenere una reale discontinuità con il passato e ha chiesto di proseguire la discussione anche con l’audizione della Regione e di Arpa.

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