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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:02

Gasdotto Snam Brindisi-Minerbio, l’Umbria dice no: «Rivedere il progetto e cercare altre soluzioni»

Il gasdotto dovrebbe attraversare la dorsale appenninica

Il consiglio regionale ha approvato la mozione contro il gasdotto Brindisi-Minerbio, con cui si chiede di mettere in campo tutte le azioni possibili per verificare la possibilità di revisione del progetto e una seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni per promuovere gli opportuni ed urgenti approfondimenti sulla questione, ancor più dopo il terremoto in Emilia Romagna.

Mozione ok L’Aula di Palazzo Cesaroni ha detto sì con 17 voti favorevoli e 5 astenuti  alla mozione contro il gasdotto Snam Brindisi-Minerbio, con cui si chiede di mettere in campo tutte le azioni possibili per verificare la possibilità di revisione del progetto, chiedendo anche conto dei motivi per cui non si stiano prendendo in esame auspicabili soluzioni alternative, anche in considerazione di corridoi infrastrutturali già esistenti. Si chiede anche che la Regione Umbria, insieme alle altre regioni interessate dal progetto, chieda la convocazione di una seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni per promuovere gli opportuni ed urgenti approfondimenti sulla questione, ancor più dopo il terremoto in Emilia Romagna.

Voto trasversale Si è evidenziata una certa trasversalità nelle aderenze al testo proposto dai consiglieri di maggioranza Dottorini, Brutti (Idv), Bottini (Pd), Stufara (Prc-Fds), Goracci (Comunista umbro), Buconi (Psi) e Carpinelli (Marini per l’Umbria), votato infatti anche dai consiglieri di minoranza Lignani Marchesani, De Sio e Mantovani (Pdl), mentre si sono astenuti gli altri consiglieri del Pdl: Nevi, Monni, Valentino, Rosi, e Modena. La mozione è stata invece apertamente contestata dalla portavoce dell’Udc, Sandra Monacelli, che non ha votato la mozione ritenendola un atto «non utile ad affrontare un problema più complesso di una questione ambientale perché connesso con le esigenze dell’approvvigionamento energetico e comunque meritevole di essere discusso in altre sedi istituzionali e non con una mozione».

Gravissimo impatto Il relatore in Aula, Oliviero Dottorini (Idv), ha detto che con questo atto, che discende da quello originato tempo fa a firma Dottorini-Brutti-Stufara-Goracci, si intende «stimolare a livello nazionale un confronto sulla opportunità di un progetto dal gravissimo impatto ambientale in una zona per di più sismica. L’infrastruttura dovrebbe snodarsi per 687 chilometri e dovrebbe attraversare il territorio umbro nella fascia appenninica per un tratto di circa 120 chilometri, interessando i comuni di Cascia, Norcia, Preci, Sellano, Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello. Tra l’altro, il tracciato previsto coincide, per l’Umbria, con il progetto Ape (Appennino parco d’Europa): il più importante progetto di sistema avviato in Italia e finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo sostenibile. Il tracciato, nel solo tratto Foligno-Sestino, interseca 19 fiumi e torrenti principali, numerosi fossi, causando circa 35 attraversamenti. Lo stesso tracciato attraverserebbe poi 3 aree Sic (Siti importanza comunitaria): Fiume Topino, Boschi del bacino di Gubbio, Boschi di Pietralunga. Il progetto – ha detto Dottorini – andrebbe ad alterare irrimediabilmente il paesaggio umbro, compromettendo l’attività turistico-naturalistica ad esso legata. Oltre a ciò, il gasdotto dovrebbe attraversare territori ad alto rischio sismico, come riconosciuto dal ministero per l’ambiente nell’istruttoria della Commissione Via (Valutazione impatto ambientale)».

Contrari al gasdotto Nel corso degli interventi, Goracci ha definito il gasdotto «un’opera inutile e pericolosa. Snam non porta niente in Italia, porta solamente il gas in Europa e noi dovremmo pagare per uno scempio ambientale largo 40 metri per una lunghezza complessiva di quasi 700 chilometri». Lignani Marchesani ha sottolineato come «questa non è una battaglia di sinistra: non possiamo più privilegiare gli interessi di alcuni soggetti che non investono sul territorio, ma dobbiamo piuttosto tutelare il territorio e gli interessi delle popolazioni». Per Brutti «occorre sostenere l’inutilità dell’opera, non di cercare alternative nelle more delle quali potremmo prima o poi incontrare altri problemi ancora». Secondo Bottini (Pd) «è giusto richiedere di valutare un percorso diverso e meno impattante».

Il deputato Pd Walter Verini, che più volte si era occupato della questione portandola in Parlamento, ha detto:  «Il voto con il quale il Consiglio regionale umbro ha chiesto la revisione del tracciato del gasdotto Brindisi-Minerbio è un fatto di grande importanza. La massima assemblea elettiva della regione ha accolto così le richieste dei comitati, di tanti cittadini, di tanti comuni e province. Si tratta di un voto coerente anche con i pronunciamenti parlamentari: in due occasioni, infatti (voto unanime della Commissione Ambiente e pronunciamento d’aula) il Parlamento aveva chiesto di lavorare per definire una revisione di un progetto di tracciato che – obiettivamente – rappresenta una ferita all’ecosistema, prodotta anche in zone sismiche. Nessuno è contrario all’allestimento di gasdotti: quello che si contesta è un tracciato che attraversa, appunto, zone sismiche, zone vincolate di interesse comunitario, dorsali di grande pregio ambientale. Per questo, dopo il pronunciamento del Consiglio regionale e di altri consigli come quello abruzzese e marchigiano, ci sono tutte le condizioni per approntare una riflessione seria per cercare di trovare soluzioni di tracciato alternative».

Rometti: chiederemo revisione Anche l’assessore all’Ambiente, Silvano Rometti, ha detto di ritenere «che il testo della mozione sia condivisibile, anche perché è in linea e coerente con la nostra delibera di giunta di un anno fa: chiederemo un ripensamento del tracciato, per l’impatto considerevole che crea in Umbria».

Monacelli voce contraria Sandra Monacelli è stata la voce fuori da coro: «La questione – ha detto – è più complessa delle sole rilevanze ambientali, dato che il costo energetico è una delle maggiori difficoltà delle imprese. Su questioni così importanti non possiamo pensare all’impatto su ogni singolo territorio, facendo dilagare la sindrome ‘Nimby’ (Not in my back yard, non nel giardino di casa mia, ndr). Non è una questione che si risolve a ‘colpi di comitato’. E non è una mozione lo strumento adatto ad affrontare questo problema, quindi la ritengo inutile e non parteciperò al voto. Ritengo che anche il luogo istituzionale adatto sia la Conferenza Stato-Regioni».

SCHEDA MOZIONE

Mettere in campo tutte le azioni possibili presso il ministero competente e la Snam Rete gas per verificare la possibilità di revisione del progetto del gasdotto denominato ‘Rete Adriatica’, chiedendo anche conto dei motivi per cui non si stiano prendendo in esame auspicabili soluzioni alternative, anche in considerazione di corridoi infrastrutturali già esistenti. Insieme alle altre regioni interessate dal progetto, la Regione Umbria chieda la convocazione di una seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni per promuovere gli opportuni ed urgenti approfondimenti sulla questione, ancor più dopo il terremoto in Emilia Romagna. La realizzazione del metanodotto Brindisi-Minerbio è stata messa in cantiere dalla Snam Spa Rete gas nel 2004. L’infrastruttura dovrebbe snodarsi per 687 Km e dovrebbe attraversare il territorio umbro nella fascia appenninica per un tratto di circa 120 Km, interessando i comuni di Cascia, Norcia, Preci, Sellano, Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello. Secondo i firmatari della mozione, l’infrastruttura potrebbe causare notevoli problemi ambientali e rischi di carattere idrogeologico. Tra l’altro, si legge nell’atto, il tracciato previsto coincide, per l’Umbria, con il progetto APE (Appennino parco d’Europa): il più importante progetto di sistema avviato in Italia e finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo sostenibile.
Il tracciato, nel solo tratto Foligno-Sestino, interseca 19 fiumi e torrenti principali, numerosi fossi, causando circa 35 attraversamenti. Lo stesso tracciato attraverserebbe poi 3 aree SIC (Siti importanza comunitaria): Fiume Topino, Boschi del bacino di Gubbio, Boschi di Pietralunga. Il progetto – è sempre scritto nella mozione – andrebbe ad alterare irrimediabilmente il paesaggio umbro, compromettendo l’attività turistico-naturalistica ad esso legata. Ingenti danni verrebbero apportati alle tartufaie. Oltre a ciò, il gasdotto dovrebbe attraversare territori ad alto rischio sismico. Situazione riconosciuta dal Ministero per l’ambiente nell’istruttoria della Commissione VIA (Valutazione impatto ambientale). Nell’atto di indirizzo in questione viene anche ricordato che da alcuni mesi si è costituito un ‘Coordinamento Interregionale’ con la presenza di Parlamentari, Amministratori delle Regioni, Province, Comuni, insieme a comitati ed associazioni dei territori interessati. La Provincia di Perugia nel maggio 2006 ha espresso parere negativo sulla compatibilità del metanodotto con il vigente PTCP (Piano territoriale di coordinamento provinciale) e lo stesso Consiglio provinciale , nel novembre 2008, ha approvato un ordine del giorno con il quale si chiede di “individuare un progetto alternativo extrappenninico”. Il Comune di Gubbio, nell’aprile 2008, ha chiesto alla Regione Umbria di attivarsi per chiedere, a livello governativo, un progetto alternativo per la non compatibilità dell’attuale tracciato con il territorio, oltre ad intervenire presso il ministero competente per la sospensione dell’iter procedurale in atto. Sempre il Comune di Gubbio, nel 2010 ha proposto ricorso alla Commissione Europea. Alcuni Enti locali interessati, insieme ad alcune associazioni hanno quindi costituito una rete denominata ‘No Tubo’ con l’intenzione di “difendere il territorio e l’ambiente dalla realizzazione di un’opera altamente impattante, non adeguatamente ponderata e partecipata nelle sue fasi progettuali”. Il 26 ottobre 2011 la Commissione Ambiente della Camera ha approvato una risoluzione che impegna il Governo alla modifica del tracciato del gasdotto appenninico ‘Rete Adriatica’.

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