domenica 19 gennaio - Aggiornato alle 04:29

Lampada pace a Mattarella: «Vogliamo governanti umili e saggi, non narcisisti»

Il presidente: «Fratellanza universale non è utopia». Italiani sensibili alla pace nel Paese

©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è il nuovo ‘custode’ della lampada della Pace di San Francesco, consegnata nelle sue mani, sabato mattina, al Sacro Convento, dalle mani dei frati. Il riconoscimento, nelle ultime edizioni era stato assegnato al presidente delle Repubblica Colombiana, Juan Manuel Santos, «per lo sforzo tenuto nei processi di riconciliazione con le Farc»; alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel che «nella sua Germania e in Europa, si è distinta nell’opera di conciliazione in favore della pacifica convivenza dei popoli»; e al Re di Giordania, Abdullah II, per «la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati».

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Il messaggio dei francescani Durante la cerimonia di consegna, il custode padre Mauro Gambetti ha rivolto un messaggio a Matarella: «Presidente noi vogliamo governanti umili e saggi, non narcisisti che fanno sistematicamente ricorso alla propaganda». E ha poi ricordato Come Liliana Segre «che, nonostante gli atti di sgarbatezza e di odio di cui ancor oggi è vittima, continua ad illustrare «la Patria con altissimi meriti in campo sociale”. A lei va il nostro omaggio. Esiste un’Italia – ha continuato padre Mauro Gambetti – che continua a credere nel valore della famiglia, tutela la vita in ogni sua forma e si spende per educare, che promuove la libertà di coscienza e il confronto dialettico; esiste un’Italia che garantisce la dignità del lavoro e valorizza le differenze, che promuove la crescita economica e la sente inseparabile dalla cura dei deboli e dei bisognosi».

IL DISCORSO DI PADRE GAMBETTI

IL DISCORSO DI MATTARELLA

Il presidente Ricevuta la Lampada Mattarella ha detto: «Ne interpreto il significato come riconoscimento all’Italia. La Repubblica nel rispetto della sua Costituzione, ha sempre ricercato la pace. L’ha fatto e lo fa con i paesi vicini. La scelta storica dell’integrazione europea che ha consentito al nostro continente di porre insieme il futuro dei suoi popoli, è una grande costruzione di pace. L’Italia sviluppa e persegue la pace non solo nel rapporto con gli altri paesi, ma collabora per promuoverla in ogni parte del mondo, dove non c’è, e per consolidarla dove esiste. Lo fa con la sua azione politica, con la sua attività diplomatica, con i suoi militari, da Timor Est al Libano. E ve n’è grande bisogno in un periodo in cui si assiste a numerosi e gravi conflitti e focolai di guerre regionali, a contrasti crudeli e scontri crudeli a carattere etnico e per motivi pseudo religiosi, in un periodo in cui si vedono sviluppare armamenti. C’è bisogno di grande educazione alla pace. Credo di potere dire qui, nella casa di San Francesco, che la pace ha un punto di partenza: insieme. Conoscersi, rispettarsi, operare insieme per il comune progresso. Quest’anno ricorrono 800 anni dal viaggio di Francesco dal Sultano d’ Egitto. Non fu il gesto visionario di un sognatore. Ma un gesto profetico di chi ha compreso che quello è l’approdo per costruire la pace. Tanto più oggi perchè si comprendesse che il dialogo, conoscersi, parlarsi è la strada della pace. Ancora di più oggi che sono venute meno le distanze: costruire insieme il futuro è il tessuto della pace. La nostra Costituzione non si limita al richiamo della pace tra nazioni e Stati, all’art 11. Ma dall’articolo 2 esorta alla pace interna al nostro paese. E gli italiani non possono che essere sensibili a questo altro fronte, non potendo dimenticare la stagione drammatica e triste del terrorismo. E’ una scelta di grande sagacia quella della nostra Costituzione che disegna un modello di paese che si senta comunità. Il saluto di Francesco: ‘il Signore ti dia pace’, è anche un impegno per ciascuna persona nel proprio ambiente e per ciascuno Stato nella comunità internazionale. Il sogno della fraternità universale non è utopia è un approdo verso cui tendere, conoscendo le difficoltà che si frappongono, con la consapevolezza che quello è l’approdo per lo sviluppo del mondo, da costruire con convinzione e consapevolezza».

LA CONSEGNA DELLA LAMPADA

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