martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:44

Foligno, l’intera città saluta Ariodante Picuti: «Uomo del popolo, ha sempre lottato per il bene»

Istituzioni, ex Falchetti, gente comune per i funerali dell’avvocato e storico presidente della Quintana: «Una vita per la giustizia»

Il funerale di Ariodante Picuti (Foto F.Troccoli)

di Mario Mariano e Vittorio Bitti

Istituzioni di ieri e di oggi, tanta gente comune, quella che lui – Ariodante Picuti – amava sul serio fin da quando si era dedicato alla politica nella natìa Nocera Umbra, e poi tutti i simboli di Foligno e dell’Umbria. Era gremita da centinaia di persone la pro-cattedrale di Sant’Agostino per l’ultimo saluto allo storico presidente della Quintana (quello attuale, Domenico Metelli, è rientrato in fretta e furia da New York per essere presente alle esequie). Per lui c’erano dame e cavalieri nei costumi a lucido, come fosse la sfilata della Giostra.

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Voleva il bene comune Una cerimonia religiosa composta, senza enfasi, ma con le dovute sottolineature per rafforzare antichi messaggi lanciati nella sua intensa carriera dall’uomo delle istituzioni, dello sport e della manifestazione che ha dato lustro imperituro a Foligno. «Guardando alla vita di Ariodante – ha detto don Giuseppe Bertini nell’omelia – egli ha vissuto da brav’uomo e da buon cristiano. Un uomo interessato alla politica, attivista sin da giovane, profondamente attento al benessere del suo territorio. Il suo impegno sociale è stato molto importante, sintomo di un personaggio che ha voluto sinceramente contribuire al bene comune. Come professionista, si è sempre schierato in prima linea per la difesa dei giusti, dimostrando umanità e senso del dovere. L’augurio è che gli ambienti familiari di oggi possano forgiare uomini e cristiani della sua portata».

I suoi Falchetti Senza irriverenza, una sorta di rimpatriata che avrebbe fatto piacere ad Ariodante Picuti, c’è stata anche con i “suoi” Falchetti, di cui è stato presidente, che si sono riabbracciati attorno alla sua bara dopo decenni. Da Gianni Troiani a Giulio Bromuri, da Flavio Possanzini a Giuseppe Cecchetto.

Tante personalità Commozione generale tra di loro, sobrietà tra le personalità di ieri e di oggi con la ex presidente della giunta regionale Rita Lorenzetti, gli ex sindaci Salari e Marini, quello attuale Mismetti, ma anche la presidente del Consiglio regionale Donatella Porzi, l’assessore alla Sanità Luca Barberini. E tanti esponenti della Dc tra cui Pino Sbrenna.

Il Foro gli rende onore È stata intensa l’attività di Picuti e l’Ordine degli avvocati di Perugia ne ha tracciato l’ardore professionale, con il racconto di diversi aneddoti. «Troppi sarebbero i successi – ha detto l’avvocato Aurelio Pugliese – e gli aneddoti raccontabili sulla vita di Ariodante. Principe del Foro, fine oratore e soprattutto incredibile persona, sapeva raccogliere l’attenzione delle intere aule con il solo uso della voce, e convincere la giuria con arringhe studiate perfino di notte. Oggi diamo l’addio a un esempio di abnegazione e dedizione al proprio lavoro, un paladino della giustizia tutt’uno fra uomo e toga». Anche l’Ordine degli Avvocati di Spoleto con Donatella Tesei ha voluto porgere il rammarico per la dipartita uomo che «ha avuto profondamente a cuore la propria comunità, servendola con grande umanità. Ariodante – ha aggunto – ha saputo fare grandi cose per la regione, trasformando Nocera da una realtà contadina ad un polo industriale. Il suo successo è forse derivato proprio dal suo intendere la politica come governo della polis. Perdiamo un uomo che ha dato tutto per ciò in cui credeva, un uomo che chiedeva giustizia e otteneva rispetto».

Una famiglia e la giustizia Commovente al momento dell’uscita del feretro dalla chiesa gremita l’incontro tra le tante persone presenti e i figli di Ariodante, Giovanni e Maria Romana. E proprio al figlio Giovanni Picuti, che ha raccolto in pieno il testimone del padre, affiancando lo zio Arnaldo nell’attività forense, ha porto le condoglianze il procuratore generale, Fausto Cardella, a rappresentare la magistratura. Dell’attività forense di Picuti, la cui fama uscì dai confini regionali, ai tempi in cui assieme al figlio Giovanni, assunse la difesa della parte civile delle famiglie delle vittime del ‘mostro di Foligno’, rinunciando a qualsiasi onorario per rafforzare la solidarietà di Foligno in un fatto di cronaca che ha contrassegnato un periodo buio, da cui la città si è rialzata anche grazie alla Quintana che Picuti volle amplificare portandola alla ribalta nazionale grazie alla partecipazione di importanti personaggi del mondo dello spettacolo e della televisione.

Lettera commovente Il funerale si è concluso con la lettura di una sentita lettera d’addio da parte del nipote, Giacomo Picuti, il quale ha voluto ricordare ai presenti che «la morte non è un limite per l’amore». «Ti chiediamo scusa – ha scandito Carlo Cambi, storico amico di famiglia, che ha letto la missiva – perché non abbiamo saputo dare ai tuoi nipoti le stesse certezze che tu hai dato a noi. Ariodante – ha concluso – era un uomo del popolo e ogni cosa l’ha fatta per il bene della collettività, dalla Quintana alla politica».

 

 

 

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