sabato 8 agosto - Aggiornato alle 17:29

Fioritura di Castelluccio presa d’assalto, Legambiente: «Turisti preziosi, ma così pressione insostenibile»

Secondo Zara e Nicoletti va rispolverato il Piano proposto dal Parco Sibillini nel 2018

foto Alex Bugatti

«Senza una regolamentazione degli accessi la pressione turistica sugli altipiani di Castelluccio diventa insostenibile: occorre rispolverare la proposta formulata nel 2018 dal Parco dei Sibillini e confrontarsi con il ministero dell’Ambiente, il Comune e le comunità locali». Lo dicono Maurizio Zara presidente di Legambiente Umbria e Antonio Nicoletti responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente dopo che, lo scorso fine settimana, la zona montana protagonista in questi giorni della fioritura è stata letteralmente presa d’assalto da turisti, con connesso «carosello di macchine parcheggiate le aree di sosta individuate sui prati, lungo la strada o viste circolare senza controllo, lungo le strade sterrate» dicono i due, secondo cui i prossimi weekend «ci attende sicuramente una situazione ben peggiore, per questa ragione ci appelliamo alle istituzioni che hanno abbandonato qualsiasi idea di programmare per tempo il flusso turistico».

«Così pressione turistica insostenibile» In particolare, secondo l’associazione, se è vero che «fortunatamente i visitatori continuano a prediligere questo territorio», è altrettanto corretto intervenire «con scelte di mobilità sostenibile per garantire la conservazione di in uno degli altipiani più vasti dell’Italia centrale, senza – dicono Zara e Nicoletti – pensare a proposte costose e inutili come gli impianti a cremagliera, una soluzione semplice e di poco impatto ci sarebbe ed è un Regolamento degli accessi e per lo stazionamento automezzi proposto già nel 2018 dal Parco dei Sibillini e mai applicato, che garantirebbe l’interesse degli abitanti e delle attività economiche e la salvaguardia dei luoghi evitando il parcheggio sui prati e la sicurezza delle persone».  Il documento, ricordano i due ambientalisti, prevede «un piano modulare con aree di sosta con chiusura fino ad esaurimento dei posti, cominciando da quelle più prossime al centro abitato, come l’anello stradale intorno a Castelluccio, altre successive aree di sosta per auto e per pullman a Forca di Presta, Forca di Gualdo e Scentelle, fino a quelle previste al Bivio Norcia-Arquata e dal Bivio da Arquata-Montegallo da attivare dopo il completamento delle prime».

La proposta del Parco del 2018 Come noto la gestione così concepita degli accessi prevede «un servizio di navette tra Norcia e Scentinelle e tra Arquata e Forca di Presta, l’utilizzo di sistemi semaforici e il presidio di personale autorizzato a regolare gli accessi e controllare che tutto avvenga secondo le regole», ma che secondo Zara e Nicoletti non si discosta dalla normale gestione di qualsiasi area protetta, e al quale tranquillamente si adeguano i turisti che vogliono fruire di patrimoni naturali unici». La chiamata di Legambiente, che più volte ribadisce come «l’afflusso turistico sia una boccata d’ossigeno per il territorio dopo la crisi causata dal terremoto e il lockdown», è finalizzata ad aprire una riflessione più ampia per «evitare di sostenere un modello di turismo che non fa i conti con le fragilità di un contesto ambientale che ha bisogno di attenzione e di una programmazione per consolidare la sua rinascita nell’ottica della sostenibilità ambientale in cui deve emergere in maniera autorevole il ruolo del Parco per le soluzioni più adeguate e innovative per mitigare e ridurre le pressioni sugli ecosistemi che propone e non quelle che subisce».

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