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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:03

Fino a 200 posti Covid nei quattro ospedali. Tamponi e tracciamento con volontari ed Esercito

Oltre quella soglia i pazienti saranno distribuiti omogeneamente in tutti i nosocomi, ma non ci saranno Covid hospital

©Fabrizio Troccoli

di Chiara Fabrizi e Daniele Bovi

Fino a quasi 200 posti letto concentrando i pazienti Covid in quattro ospedali, dove già sono assistiti. Superata quella soglia si procederà a trasferire i positivi che hanno bisogno di cure in tutti i nosocomi dell’Umbria, nessuno escluso e con omogeneità territoriale. L’impegno, infine, è quello di non ripetere le esperienze di Spoleto e Pantalla, ossia di non istituire Covid hospital. Questo il piano di massima con cui la giunta regionale conta di gestire la ripresa delle ospedalizzazioni alimentata dalla variante Omicron, seppur a livelli molto più contenuti del febbraio scorso e del novembre 2020. Contemporaneamente, però, si corre ai ripari sul tracciamento andato in tilt ormai da una decina di giorni e anche sul caos tamponi e antigienici: per il contact tracing c’è l’accordo coi Comuni che impiegheranno proprio personale e volontari di Prociv, mentre è in dirittura d’arrivo un accordo con l’Esercito per creare più postazioni drive through.

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Piano ospedali I dettagli arrivano all’esito di una riunione del Centro operativo regionale e a margine del faccia a faccia tra la presidente Donatella Tesei e le organizzazioni sindacali, che nelle ore precedenti avevano richiesto l’intervento dei prefetti di Perugia e Terni sull’emergenza sanitaria. In particolare, per quanto riguarda gli ospedali tutti i dettagli emergeranno il 31 dicembre quando la giunta regionale delibererà il piano definito per la gestione dei pazienti Covid-19. Di certo c’è che fino a quota 197 pazienti, sono attualmente 130 gli assistiti, i reparti Covid-19 resteranno quelli di Perugia, Terni, Città di Castello e Foligno. Un’autonomia, quella dei quattro nosocomi che già hanno preso in cura i positivi, che potrebbe garantire “ossigeno” per una settimana, forse anche di meno, stando al ritmo di saturazione dei posti letto, almeno di area medica, a cui si è assistito negli ultimi giorni. Sì, perché nell’ultima settimana, ossia quella dal 23 al 30 dicembre, i ricoverati complessivi sono balzati da 73 a 130, con un incremento percentuale del 78 per cento, mentre non c’è stata nessuna variazione nei sette giorni per i positivi gravi, ossia quelli trattati in terapia intensiva, che erano otto e sono otto anche oggi. Vale la pena ancora una volta ricordare che il 22 febbraio scorso negli ospedali dell’Umbria c’erano 556 ricoverati di cui 81 in terapia intensiva, mentre il picco precedente, che risale al 23 novembre 2020, ha fatto contare 451 ricoverati di cui 78 in terapia intensiva. Il problema, però, non è tanto dove collocare i pazienti Covid-19, ma chi li prenderà in cura: il nodo, infatti, è la carenza di personale che i sindacati denunciano da mesi. Dalla Regione, comunque, assicurano che non ci saranno Covid hospital e che il piano emergenziale, nella sua massima espansione, che a oggi non necessaria, può arrivare a ospitare 700 pazienti Covid in area medica e 200 nelle terapie intensive.

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Tracciamento con Prociv e tamponi con l’Esercito Il deficit degli organici, comunque, ha pesato anche sul tracciamento, andato in tilt ormai da una decina di giorni, e sull’organizzazione per l’esecuzione dei tamponi, che nello scenario migliore ha prodotto file chilometriche e attese anche di mezza giornata, mentre in quello peggiore fa registrare persone bloccate in casa che non trovano la strada per fare il tampone finale, quello che li libera dalla quarantena. Tesei oggi coi segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, si è difesa contestualizzando e affermando che «in Umbria viene tamponato ogni giorno circa il 3 per cento della popolazione, contro lo 0,5 per cento della media nazionale». Ma in ogni caso sul tracciamento la Regione corre ai ripari chiedendo aiuto ai Comuni, in particolare al personale di Protezione civile e ai relativi volontari, che dovrebbero fornire, come detto dalla stessa presidente nell’ultimo consiglio regionale, circa 50 tracciatori, anche se al webinar odierno per la formazione hanno partecipato 330 volontari, che saranno assegnati anche ad altre mansioni. All’incontro coi sindacati, invece, ha partecipato anche l’assessore Luca Coletto, che ha annunciato «un accordo con l’Esercito italiano per incrementare i punti dove sarà possibile fare i tamponi» è scritto in una nota della Regione.

Scuola Sul fronte scuole, poi, la presidente «ha confermato che non è prevista una quarantena di 14 giorni per gli studenti delle classi dove è stato riscontrato un positivo, ma valgono le stesse regole del resto della popolazione». Per gli studenti, inoltre, la giunta ha anche proceduto anche alla proroga del patto con le farmacie, confermando la gratuità di due test antigienici al mese, che potrebbe riguardare la fascia d’età zero-18 e non zero-12 come anticipato da Umbria24.

Sindacati: «Accordo su quattro punti» I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, che sono rispettivamente Vicenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Maurizio Molinari, si sono accomodati al tavolo della presidente, parlando di «una comunità umbra indignata, perché a quasi due anni dall’inizio della pandemia non è possibile – le hanno detto – che la sanità regionale si  trovi ancora una volta in affanno e in emergenza, con il personale costretto a farsi carico di tutte le carenze organizzative e di organico che non sono state ancora risolte». Alla fine, comunque, è arrivato «l’accordo su quattro interventi prioritari: avviare già il 31 dicemebte tutti i tavoli su salute e sicurezza nelle direzioni delle aziende sanitarie e ospedaliere, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali dei lavoratori della sanità e degli Rls (responsabili dei lavoratori per la sicurezza), per una gestione partecipata dell’emergenza e dell’organizzazione del lavoro; tamponi gratuiti per gli studenti e le studentesse al rientro a scuola e per tutte le persone positive al termine del periodo di isolamento previsto; l’immediata implementazione dei centri per l’effettuazione dei tamponi e quindi del sistema pubblico di tracciamento; la convocazione di un tavolo permanente con Confindustria e le altre associazioni datoriali per gestire la nuova emergenza nei luoghi di lavoro e discutere di cassa integrazione Covid e ammortizzatori sociali».

Reazioni Dai banchi delle opposizioni intanto i consiglieri regionali di minoranza puntano il dito contro «i disservizi che, con le chiusure delle chirurgie a Assisi, Castiglione del lago, Umbertide e Città di Castello e il ritorno dei pazienti Covid a Spoleto e Foligno, iniziano a essere diffusi». «Gli umbri – scrivono – se dovessero essere alle prese con un’appendicite acuta, non saprebbero dove andare. E laddove si è in presenza di ospedali misti, come Città di Castello o covid free come Branca, i carichi di lavoro sono altissimi. Per non parlare della Valnerina, dove le distanze e le attese non fanno che aumentare i disagi per i cittadini». Per le opposizioni dopo due anni di pandemia il «carattere di eccezionalità non sussiste più, ma la capacità di gestione della giunta regionale non è affatto migliorata». «L’ospedale di Pantalla – aggiungono – spazzato via, posti letto aggiuntivi nei corridoi delle aziende ospedaliere di Perugia e Terni, interi reparti chiusi dalla sera alla mattina, Foligno in balìa degli eventi e Spoleto che si prepara di nuovo a riessere un punto di riferimento per i pazienti Covid. Un vero disastro».

 

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