giovedì 23 novembre - Aggiornato alle 17:59

Fcu, da Sansepolcro a Ponte San Giovanni riapertura a inizio 2018. Via a diagnostica su tutta la linea

Regione, Rfi, UM e Busitalia fanno chiarezza sui tempi: lunedì via a primo cantiere. Cambio di gestione entro novembre

Un treno Fcu

di Daniele Bovi

Al termine di settimane di confusione, attacchi e polemiche, Regione, Busitalia, Umbria mobilità e Rfi hanno fatto chiarezza su quelli che sono i tempi di riapertura dei 153 chilometri della Fcu. Nel corso di una conferenza che si è tenuta mercoledì mattina a Palazzo Donini al termine dell’incontro con i sindacati (in piazza Italia in mattinata si era tenuto il presidio di protesta dei lavoratori), è stato chiarito che ragionevolmente il tratto fra Sansepolcro e Ponte San Giovanni verrà riaperto nei primi mesi del 2018, tra gennaio e marzo. Stando alle tempistiche fornite (le stesse illustrate a giugno in occasione della firma tra Rfi, UM e Regione), lunedì 18 partirà il cantiere tra Città di Castello e Umbertide che sarà concluso tra 4 mesi (18,2 milioni di euro per i 24 km) e anche gli altri tratti oggetto dei lavori da 51 milioni di euro hanno tempistiche simili.

VIDEO – TRA I LAVORATORI IN PRESIDIO

Il cronoprogramma Un mese per i 4 km tra Ponte Felcino e Ponte San Giovanni (2,8 milioni di euro per armamento e adeguamento sede ferroviaria), due settimane per per le nuove traverse lungo il chilometro e mezzo tra Papiano e Marsciano (un milione) e cinque mesi per i 14 km tra Todi e Massa Martana (12 milioni di investimento per rinnovo armamento e adeguamento sede). Rfi sta poi ultimando i dettagli per l’appalto grazie al quale lungo i 153 km verrà montato il sistema Scmt, cruciale dal punto di vista della sicurezza perché è quello che impedisce la collisione fra due treni; in questo caso i lavori (17 milioni di euro) saranno conclusi entro due anni ma potranno essere svolti con la ferrovia aperta e funzionante. Come spiegato dalla presidente Catiuscia Marini, presente alla conferenza stampa insieme all’assessore Giuseppe Chianella, al dirigente Diego Zurli, a Ferruccio Bufaloni di UM, Velio Del Bolgia di Busitalia e i due dirigenti di Rfi (Gianfranco Pignatone e Umberto Lebruto), quest’ultima farà un’analisi dettagliata dello stato di salute di tutta la linea.

BUS PERUGIA-SANSEPOLCRO: GLI ORARI
BUS PERUGIA-TERNI: GLI ORARI

Diagnostica A settembre infatti Rfi porterà in Umbria un treno che si occuperà della diagnostica lungo tutti i 153 km, per capire se ed eventualmente in quali altri tratti intervenire e quali si possono riaprire subito. Al termine dell’analisi, Rfi metterà entro l’anno i risultati sul tavolo della Regione per elaborare insieme, se necessario, un altro piano di interventi distinto da quello già finanziato. Grazie a questa operazione si potrà capire con la certezza che può garantire «il miglior medico possibile» (come è stata definita Rfi), quali e quanti chilometri di ferrovia potranno riaprire e come intervenire sulle tratte chiuse. Oltre al piano da 51 milioni, Regione e aziende hanno ricordato i 24 milioni per il raddoppio selettivo e l’elettrificazione del binario Sant’Anna-Ponte San Giovanni (chiuso da febbraio, con lavori in grande ritardo che ancora non sono partiti e un contratto che dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni), l’ammodernamento della stazione di Ponte San Giovanni, gli investimenti per la rimozione degli ultimi passaggi a livello, per la Cesi-Terni e per la galleria di Poggio Azzuano. In più in ballo ci sono i quasi sette milioni di euro per l’acquisto di nuovi treni, partita che Regione e Busitalia devono ancora definire nei dettagli: «Ci sarà ha detto Del Bolgia – un investimento forte sul materiale rotabile», mentre l’obiettivo è quello di sostituire nel giro di qualche anno il parco treni.

L’ACCORDO RFI-REGIONE-UMBRIA MOBILITÀ
TAGLIO DEI TEMPI PERUGIA-ROMA E FRECCE

Cessione e lavoratori Gli altri due passaggi centrali sono la cessione della titolarità della gestione da UM a Rfi e poi il trasferimento della proprietà dalla Regione all’azienda, alla quale a quel punto spetterà tutta la manutenzione: Regione e azienda hanno assicurato che la trattativa, per quanto riguarda la gestione, è in fase avanzata e che la definizione avverrà entro i primi di novembre. Una volta ammodernata ed entrata nella rete nazionale, per la Fcu si potrà anche parlare di nuovi servizi, come già fatto nel giugno scorso a Roma. Molto sentito dai sindacati è il problema legato al futuro dei lavoratori: Busitalia e UM hanno confermato che vanno ricollocate 34 persone. Come? Alcuni macchinisti, su base volontaria e per chi ha già la patente, si metteranno a guidare i bus del servizio sostitutivo, altri faranno i controllori e altri macchinisti e capitreno saranno dislocati per qualche mese in aziende di Busitalia tra Toscana e Lazio, comunque in realtà limitrofe all’Umbria: «Nessuno – assicurano – rimane senza lavoro».

Quadro più chiaro Insomma, dopo settimane in cui la confusione è stata molta tra una chiusura completa della quale non si era mai parlato, una prima incertezza sui tempi di riapertura e poi l’ipotesi settembre 2018, il quadro è ora più chiaro e anche l’accelerazione sul tema della concessione è il segno che le ultime settimane di polemiche hanno fatto scattare a Palazzo Donini un cambio di passo. «Questa – ha detto Marini – è un’operazione importantissima. La Fcu non viene chiusa definitivamente, anzi, si apre una nuova vita per la ferrovia». Quanto ai lavoratori «è giusto – ha aggiunto – che facciano altri servizi, fanno il loro mestiere». Secondo Bufaloni «la cessione è positiva e conclude un percorso iniziato nel 2012. Rfi è il medico migliore che potevamo trovare, non era più il caso di far viaggiare treni sorpassati da gente che faceva footing».

Twitter @DanieleBovi

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