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mercoledì 7 dicembre - Aggiornato alle 17:23

Famiglie arcobaleno nell’Italia dei diritti negati: la storia di Sara e Federica

Coppia Lgbt racconta a Umbria24 l’amore per i figli avuti con la fecondazione: «Questa destra ci spaventa, siamo genitori come tutti gli altri»

©Patrizia Moschetti

di Maria Sole Giardini 

Federica e Sara (nomi di fantasia) sono due mamme che vivono in Umbria con i loro bambini, due fratelli nati in Italia, a otto anni di distanza, dopo un percorso di fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologa fatto in Spagna. Un percorso che fanno ‘più o meno alla luce del sole’, tantissime coppie eterosessuali. «Durante i nostri viaggi – racconta Federica ai microfoni di Umbria24 –  abbiamo incontrato moltissime coppie italiane che facevano il nostro stesso percorso, la donazione di gameti per gli eterosessuali è legale in Italia, ma è più facile accedervi all’estero e così molte scelgono la Spagna. Solo che nel caso di coppie etero, per il riconoscimento al rientro in patria è tutto piuttosto semplice, per noi molto complicato». La loro, una storia d’amore e resilienza. La storia di «una famiglia come un’altra», Federica e Sara l’hanno raccontata così a Umbria24.

«Abbiamo un cuore proprio come voi» La legge italiana ad oggi non riconosce gli atti di nascita presentati da due mamme e due papà. O meglio, alcune regioni lo fanno e altre no. A Milano, per esempio, il sindaco Sala ha deciso di riconoscerli basandosi su due sentenze della Corte Costituzionale, la 32 e la 33 del 2021 che dicono in sostanza che, pur essendo vietate in Italia, le tecniche di fecondazione assistita per coppie omogenitoriali, il benessere del minore, cresciuto e allevato da quella famiglia ha la priorità riconoscendo apertamente l’esistenza di un vuoto normativo e auspicando un sollecito intervento da parte del legislatore. Legge che il Parlamento non ha ancora mai né preparato né discusso e così ogni sindaco ha l’autonomia di decidere se concedere diritti o meno. E allora tra chi sostiene che le «coppie omosessuali sono illegali» e chi dice «non serve andare all’estero hai già le unioni civili» ci sono le famiglie come quella di Sara e Federica: «Siamo esseri umani anche noi e abbiamo un cuore proprio come tutti voi».

Famiglie arcobaleno A supportare le due mamme nel loro percorso è stata l’associazione Famiglie arcobaleno. «La Corte Costituzionale ha esplicitamente richiamato il Parlamento a fare il suo dovere, legiferare per riconoscere ai nostri figli entrambi i loro genitori – spiega Giuseppe Barbieri, presidente umbro dell’associazione -. Per questo ‘Famiglie arcobaleno’ chiede a tutte le forze politiche di impegnarsi per il bene dei minori. Chi lamenta il problema della scarsa natalità, non dovrebbe impegnarsi per denigrare ed ostacolare le nostre famiglie. Per quanto riguarda le unioni civili sappiamo tutti che non sono sufficienti, sia perché non consentono l’accesso all’adozione sia perché non consentono la registrazione della doppia genitorialità per i nostri figli. Cosa che non sarebbe possibile nemmeno con il matrimonio egualitario, che molti sbandierano come risolutiva. Per questo la nostra associazione, insieme a rete Lendford ha presentato una proposta di legge pronta da portare in parlamento. Una proposta di legge che prevede, oltre all’accesso alla Pma (procreazione medicalmente assistita) per coppie lesbiche e single, anche l’accesso al matrimonio per le coppie dello stesso sesso e il riconoscimento della doppia genitorialità per i nostri figli alla nascita e per quelli già nati». Di seguito l’intervista di Umbria24 a Sara e Federica.

Quando avete capito di essere fatte l’una per l’altra e quando vi siete rese conto che la vostra famiglia sarebbe stata completa solo con dei bambini? «La nostra storia inizia 20 anni fa, è iniziata come un’amicizia e dopo tre o quattro anni è diventata qualcosa di più. Come succede a chiunque del resto. Sono 16 anni che stiamo insieme e dal 2016 ci siamo unite civilmente quando la legge ce l’ha permesso insomma. In tutti questi anni abbiamo avuto modo di conoscerci e capire che davvero non potevamo fare a meno l’una dell’altra. Nel 2010 c’è stato l’incontro con Famiglie arcobaleno dato che anche in noi era nata questa voglia di allargare la famiglia e dare amore a dei figli».

Come siete arrivate alla scelta di intraprendere un percorso di fecondazione assistita all’estero? «In questo Famiglie arcobaleno ci ha aiutato molto perché abbiamo potuto conoscere altre coppie che avevano affrontato questo percorso. Per noi era impossibile accedere alle adozioni e l’unico modo era una fecondazione all’estero. Un percorso che è avvenuto lentamente e con coscienza, dato che a noi non può ‘capitare’ di rimanere incinta per caso. Lo abbiamo valutato e allora abbiamo preso questa decisione. Alle paure iniziali abbiamo risposto con lo studio, conoscendo e vedendo con i nostri occhi altre famiglie omogenitoriali. Vedevamo che quei bambini avevano bisogno solo di amore. E poi abbiamo studiato e letto ricerche americane che parlavano dell’argomento. Le paure più grandi erano il dover poi riportare i nostri figli in un Paese al quale manca davvero molto per essere considerato civile».

Al ritorno in Italia quali sono state le difficoltà da affrontare? «In Italia ai nostri figli ancora oggi viene riconosciuto solo il genitore biologico. Con un solo genitore riconosciuto dallo Stato si crea un grave problema, non per noi, ma per il bambino. Se dovesse succedere qualcosa al genitore biologico l’altro non è riconosciuto e non può tutelare il bambino, per la scuola, il medico, lo sport e tante altre situazioni. Per l’Italia quel bambino non è suo figlio ma i nostri figli sono uguali a tutti gli altri e meritano le stesse tutele che hanno gli altri».

Quali diritti hanno i vostri figli in questo Paese? E quali invece avrebbero avuto in altri paesi, anche europei? «In Spagna, ad esempio, c’è il matrimonio egualitario. In quei paesi noi ci presentiamo all’anagrafe come due donne e due uomini sposati e per la legge siamo i genitori dei nostri figli. Non serve andare lontano per trovare questi paesi civili basta recarsi in Spagna, Francia e nord Europa».

Avete mai pensato di lasciare l’Italia? «Sì, sarebbe stato tutto più facile però veniamo anche da generazioni in cui si è lottato per i diritti. I miei nonni ad esempio hanno lottato per il lavoro. Se tutti scappiamo alla fine non resta nessuno. Noi viviamo in uno stato laico e quindi vorremmo che i cittadini avessero tutti gli stessi diritti. E lotteremo anche per quelli che dicono che le famiglie devono essere composte solo da mamme e papà. Chissà magari anche a loro un giorno potrebbe nascere un figlio gay».

A Milano il sindaco Sala ha detto che registrerà tutti gli atti di nascita di famiglie arcobaleno milanesi, vi sentite discriminate anche per essere nate nella regione ‘sbagliata’? «Credo che questa cosa vada risolta a livello di Stato. Il sindaco Sala fa un atto di grande coraggio. Chi nasce a Milano è avvantaggiato certamente, però è una questione che va risolta in tutta Italia, dobbiamo avere una legge uguale per tutti. Il bambino che nasce a Milano non può avere più diritti di un bambino che nasce altrove».

E intanto l’Italia ha scelto i propri rappresentanti in Parlamento «In paesi come Spagna, Francia e Germania esiste una sinistra e un centro più aperto e delle destre più liberali. In Italia abbiamo una destra molto estremista, tutti i vari argomenti, dall’aborto alla famiglia tradizionale, sono trattati con superficialità e odio. Una destra così estrema ci spaventa, non tanto per le leggi che potrebbe fare ma soprattutto a livello culturale. Se attueranno leggi che negano i nostri diritti ci batteremo per difenderli ma l’ingnoranza dilagante fa paura».

E allora ripartiamo da una dichiarazione del responsabile Cultura di Fratelli d’Italia. Federico Mollicone in una recente intervista ha detto «in Italia le coppie omosessuali non sono legali» cosa vi sentite di rispondere? «Prima di parlare di alcuni argomenti bisogna studiarli. È evidente che non sanno cosa dicono. Noi esistiamo, siamo legali, abbiamo figli che vanno a scuola, in palestra, in giro per le città, i nostri figli esistono e sono legali. Non solo, sono legalmente riconosciuti perché è prevista l’adozione del figlio del partner in Italia quindi non siamo fuorilegge. Inoltre con le sue parole Mollicone offende gravemente le nostre famiglie. Abbiamo delle anime e un cuore sapete? Siamo persone, proprio come lui».

Ad un militante Lgbt Giorgia Meloni ha dichiarato «non devi andare all’estero, hai già le unioni civili» è davvero così, sono leggi sufficienti per le famiglie omogenitoriali? «No, le unioni civili non tutelano i nostri diritti, è una legge vecchia che in quasi tutti i paesi è stata superata dal matrimonio egualitario. In una cosa ha ragione Giorgia Meloni, non andremo all’estero, finché non avremo gli stessi diritti degli altri rimarremo qui a lottare e saremmo sempre di più».

 

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