domenica 22 settembre - Aggiornato alle 15:14

Esiste una foresta di alberi parlanti e si trova in Umbria

Lo rende noto Riccardo Valentini scienziato che nel 2007 è stato anche premio Nobel per la pace

Un bosco

di Maurizio Troccoli

Esiste una foresta di alberi parlanti e si trova in Umbria. E’ straordinario quanto accade nel Cuore verde d’Italia grazie a un progetto scientifico realizzato, in parte da uno scienziato che è anche premio Nobel per la pace e, in parte, da una start up, che aveva pressoché fallito il suo progetto originario, mentre ha rilanciato questa nuova ricerca. Si tratta di alberi che vengono messi nella condizione di comunicare, le proprie condizioni di salute e quelle dell’ecosistema che li circonda. Informazioni utili a comprendere anche andamenti più generali e globali sul riscaldamento.  Trentasei di 300 alberi – riporta il quotidiano Repubblica – ‘parlano’ grazie ad apparecchiature che sono state disposte sul tronco.

Il progetto Riccardo Valentini del Cmcc Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici, scienziato che con l’Ipcc (Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici), nel 2007 ha vinto il premio Nobel per la pace, ne è il principale ispiratore e realizzatore. «Volevo fossero loro a raccontarci come sta la terra», dice a Repubblica mentre passeggia nel bosco di Piegaro, dove la famiglia Margaritelli ha messo a disposizione del (Programme for enormemente of forest certificato) 146 ettari di bosco. Valentini ha inventato una macchinetta da attaccare agli alberi, mentre la strart up Nature 4.0 ha affinato il progetto, che prende il nome di Tree stalker, albero parlante appunto. Due sensori infilati nel fusto, un giroscopio, uno spettrometro e la tecnologia Iot, internet of things (l’internet delle cose), creano un meccanismo in grado di aiutare gli alberi ad esprimersi. La pianta fornisce dati su quanta acqua assorbe, la crescita, la dimensione diametro, le mutazioni del fogliame, biomassa e stoccaggio di carbonio. Così finisce per parlare una douglasia di mezzo secolo, un pino nero e un abete rosso.

I particolari Se gli alberi trasmettono i dati a queste cellule, un altro albero ospita un ripetitore dove arrivano le informazioni. In tempo reale i ricercatori sono nelle condizioni di monitorare, via wireless, tutte le informazioni in entrata. Valentini spiega che ognuno di questi alberi ha comportamenti differenti e sono sentinelle del cambiamento climatico, raccontano cioè la sofferenza del sistema che li circonda. L’esperimento che si ripete in Cina, Russia e Spagna, per gli esigui costi, di circa duecento euro ad albero, potrebbe diventare un osservatorio globale anche sugli inquinamenti in città come sol monitoraggio di alberi storici e le loro condizioni di vita in tutto il pianeta.

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