mercoledì 30 settembre - Aggiornato alle 04:59

Oltre 1.500 test rapidi al giorno per 25 mila persone: il piano della Regione per trovare i positivi

Nel mirino in una prima fase le categorie a rischio e le zone più colpite: risposte tra i 15 e i 60 minuti

Il laboratorio di Microbiologia di Perugia (foto Troccoli)

di Daniele Bovi

Interrompere la catena di trasmissione del virus, cercando di scoprire il maggior numero possibile di persone positive attraverso due tipologie di test rapidi da somministrare, in una prima fase, alle categorie più a rischio. Venerdì mattina a Palazzo Donini è stato presentato il nuovo piano regionale per la rilevazione della positività, possibile anche grazie ai 750 mila euro messi a disposizione dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia; alla videoconferenza hanno partecipato la presidente Donatella Tesei, l’assessore Luca Coletto, i direttori Claudio Dario e Stefano Nodessi Proietti e le professoresse Daniela Francisci e Antonella Mencacci, direttrici rispettivamente del reparto di Malattie infettive e del laboratorio di Microbiologia dell’ospedale di Perugia. Gli obbiettivi, oltre all’interruzione della catena, sono quelli di gestire in modo rapido e corretto i pazienti e di «attuare una sorveglianza allargata della popolazione, con particolare attenzione alle categorie a rischio, in modo da individuare rapidamente i casi asintomatici o paucisintomatici».

IL BOLLETTINO DI VENERDÌ

Due test Gli strumenti scelti sono due. Il primo è un test immunologico, che si può fare ovunque: prelevando una goccia di sangue in 15 minuti si capirà se il paziente ha anticorpi specifici per questo virus; se ci sono vuol dire che l’infezione è in atto, o che è recentissima. A questo punto, se il paziente è sintomatico verrà avviato verso il percorso stabilito, mentre se asintomatico si deciderà il da farsi, ma in ogni caso si tratterà di una persona isolata in più. «Un test negativo – spiega poi la professoressa Mencacci – non significa assenza dell’infezione perché agli anticorpi serve tempo per svilupparsi, e comunque va valutata la sensibilità del test». Il secondo strumento è il test molecolare rapido. Attualmente per quello standard accettato da tutta la comunità scientifica, servono strumentazioni complesse: in questa fase per farne 500 con 10 strumenti funzionanti 24 ore su 24 occorre un giorno.

COME SMALTIRE I RIFIUTI DI CHI È IN ISOLAMENTO

La strategia Questo test invece, che individua la presenza del virus nelle vie aeree, darà risposte in un’ora ed è alla portata di tutti i laboratori (oltre a quelli degli ospedali di Perugia e Terni saranno coinvolti anche quelli di Città di Castello, Branca, Foligno e Orvieto). I kit della prima tipologia, che costano 16 euro, sono già in distribuzione: la Regione ha 5 mila pezzi ed entro il 30 marzo ne arriveranno altri 10 mila; quelli molecolari, che costano 35 euro, arriveranno nel giro di 10-15 giorni con anche i macchinari necessari per quegli ospedali che ne sono privi. «Non sono quelli attualmente raccomandati – hanno spiegato gli esperti – ma in questo modo aumentiamo le capacità diagnostiche e ciò può servire a prendere decisioni in modo rapido». Nel complesso, in questo modo, secondo le stime di Dario si arriverà a circa 2 mila test al giorno. «Abbiamo notato – ha aggiunto Francisci – che in un paziente che ha sintomi da molti giorni il virus può trasferirsi dalla alte vie respiratorie al polmone. Il tampone nasofaringeo può risultate dunque negativo. Prima di procedere ad altri esami di radiologia, tac del torace, la ricerca della presenza dell’anticorpo attraverso il test rapido ci può indirizzare ed aiutarci velocemente sul da farsi. Per cui questi tipi di test possono essere di aiuto anche in questa fase, se correttamente affiancati a quelli tradizionali sin qui utilizzati».

IL PUNTO SUI FARMACI UTILIZZATI

Cerchi concentrici La strategia, che durerà alcune settimane, andrà avanti per cerchi concentrici, partendo dalle aree geografiche più colpite e dai nuclei con la più alta concentrazione di positivi, per poi allargarla a tutte quelle persone che possono rappresentare un pericolo e al resto della regione. Da subito il test immunologico sarà fatto agli operatori della sanità, mentre con l’altra tipologia sarà allargata la platea. In questa prima fase dunque nel mirino ci saranno in particolare gli operatori della sanità (111, alla mezzanotte di giovedì, quelli positivi su circa 1.500 tamponi), ai farmacisti, ai lavoratori dei servizi essenziali e quelli a più elevato rischio di contagio (dai cassieri agli operatori delle forze dell’ordine), ai pazienti sintomatici ricoverati e non ancora sottoposti a test (nella «zona grigia», come l’ha definita Dario, ci sono 90-100 persone), a tutti quelli che sono stati o che possono essere stati a contatto con un caso confermato, a chi si ricovera, a chi va al pronto soccorso, a chi entra in un carcere o in una struttura residenziale sanitaria. Una platea di circa 20-25 mila persone che potrebbe essere raggiunta nell’arco di un mese. Tutti i dati raccolti nell’arco di una settimana finiranno in un database e, sulla base di risultati, «potremo stabilire – ha spiegato Mencacci – stabilire le strategie e, in caso, cambiare approccio».

Tesei «Grazie agli umbri per i sacrifici che stanno sopportando. Vale la pena farli perché così presto torneremo alla vita. I nostri concittadini stanno dimostrando un grande senso di responsabilità che può fare la differenza». Tesei ha poi invitato a continuare a rispettare le limitazioni decise dal Governo e, tra l’altro, ad andare al supermercato «solo quando necessario e comunque evitare assembramenti». «Ce la faremo e ce la faremo bene».

Twitter @DanieleBovi

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