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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 16:48

Due alpinisti umbri sulla Marmolada: «Crollo scoperto in vetta. Scesi a valle calandoci su un ghiacciaio»

Erano sulla parete Sud vicini al disastro: «Di notte a 3 mila metri e senza tenda non era freddo»

Stefano Baldini e Alessandro Sigismondi

di Chiara Fabrizi

Soltanto in vetta hanno capito che il ghiacciaio sommitale di Punta Rocca, in cima alla Marmolada, era crollato. Ma per scendere hanno dovuto calarsi su un ghiacciaio comprensibilmente con enorme apprensione.

Due alpinisti umbri sulla Marmolada Umbria24 ha raccolto la testimonianza di Stefano Baldini e Alessandro Sigismondi, che vivono rispettivamente a Foligno e Spoleto, ma che nelle giornate del 2 e 3 luglio hanno scalato insieme la parete sud della Marmolada, percorrendo la via Don Quixote, quella aperta da Heinz Mariacher e Reinhard Schiestl il 24 giugno del 1979, quando loro non erano ancora nati. Sono 900 metri di parete divisi in 21 tiri, con grado variabile fino al VI+, e su cui aspettavano di arrampicarsi da tre anni come una specie di sfida lungamente attesa, anche per prepararla adeguatamente, e che alla fine hanno vinto in quella che il Cai di Spoleto definisce «una delle giornate più dolorose nella storia delle nostre montagne e del rapporto tra donne, uomini e natura».

«Di notte a 3 mila mt senza tenda non era freddo» Umbria24 li ha raggiunti telefonicamente lunedì pomeriggio, mentre guidavano per tornare a casa. «Noi eravamo sul versante Sud e approssimativamente ci siamo trovati a 200-300 metri di distanza dall’accaduto» ha spiegato Baldini, che è anche il direttore della Scuola di arrampicata del Cai di Spoleto: «Durante il percorso – hanno raccontato – abbiamo notato molti elicotteri in volo, ma inizialmente abbiamo pensato a un incidente di montagna, anche se considerate le condizioni meteorologiche ci era sembrato un po’ sospetto». Sulla via Don Quixote della Marmolada non c’è campo e i telefoni sono quindi  muti, ma soprattutto una volta che si inizia a salirla non si può tornare più indietro «ed è questo – precisa  Baldini – la parte psicologicamente più pesante di questa parete», che i due umbri scalano logicamente con riserve d’acqua, cibo e sacchi a pelo. «La notte tra il 2 e il 3 luglio – va avanti il racconto dei due – abbiamo dormito senza tenda (foto) e ci siamo stupiti della temperatura, che di notte ovviamente non era di 10 gradi, ma era comunque troppo mite per i 3 mila metri a cui eravamo».

Disastro scoperto in vetta Poi la vetta «dove ci siamo accorti – sono le loro parole – del crollo del ghiacciaio ed è stato scioccante, anche perché negli stessi istanti abbiamo ricevuto la telefonata da un amico del Cai di Spoleto che, sapendoci sulla Marmolada e avendo letto le notizie del crollo del ghiacciaio, ci avvertiva dell’accaduto, così come fatto da molte altre persone che ci avevano cercato mentre eravamo in zone in cui non c’era campo». Il problema, però, è stato tornare a valle: «L’unica via per scendere – spiega ancora Baldini – prevede di calarsi sul ghiacciaio ed è stato impressionante farlo dopo aver saputo del distacco, anche perché in effetti sotto lo strato di ghiaccio si sente l’acqua, ma non avevamo alternative».

«Scesi a valle calandoci su un ghiacciaio» Raccogliendo le energie fisiche e psicologiche per l’ultimo sforzo, durato circa un’ora e trenta e consumato nel bel mezzo di un disastro naturale, i due umbri sono riusciti ad arrivare a valle sani e salvi: «Lì, oltre ai mezzi dei soccorritori, abbiamo incontrato dei ragazzi che a distanza di sicurezza avevano assistito al crollo e mentre raccontavano siamo stati avvicinati dalle autorità che ci chiedevano se avevamo notizie di dispersi». Ma loro fortunatamente sono tornati a casa sani e salvi a differenza dei sette morti finora accertati.

@chilodice

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