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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 13:31

Droga e alcol, la piaga delle dipendenze a Terni: da inizio anno sei morti di overdose

Dal 2017 accessi al Serd aumentati del 20%, sempre più giovani in cura e tante donne: pesa l’effetto Covid

di Maria Sole Giardini e Marta Rosati

«Il problema delle dipendenze nella città di Terni è sensibilmente aumentato negli ultimi anni. Abbiamo notato un incremento del 20% dal 2017 ad oggi, con una prevalenza di donne che accedono al servizio per le dipendenze, in controtendenza rispetto alle classiche statistiche. Preoccupante è l’abbassamento dell’età degli utenti che si rivolgono al Serd. Il più giovane ragazzo che abbiamo avuto in cura per una dipendenza da sostanze aveva 14 anni (solo nei primi sei mesi dell’anno in corso, la struttura ha accolto 93 ‘giovani 2.0’, ragazzi con disturbi da uso di sostanze e disagio Ndr). C’è poi la questione sempre più rilevante dei poliassuntori. Mentre una volta potevamo differenziare assuntori di cocaina, eroina o Thc adesso è sempre più frequente il mix di sostanze, anche con alcol e fumo, che rende più difficile il percorso di cura». A fare un quadro della situazione sul consumo di droghe è Marco Cuccuini, responsabile del Serd (Servizio per le dipendenze) di via Bramante, al quale risultano ben 9 casi di overdose, sei delle quali mortali, solo nel corso del primo semestre del 2021; quattordici in tutto quelle registrate lo scorso anno, fatali nel 50% dei casi.

MEDIALAB: TUTTI I NUMERI DEL SERD DALLE DIPENDENZE ALLE OVERDOSE

Serd Terni In una città come Terni, dove più o meno ogni settimana capita di assistere a risse, spaccio ed episodi di violenza legati all’abuso di alcol e droga esiste un’equipe specializzata in grado di aiutare tutte le persone con problemi di dipendenza; non solo da sostanze stupefacenti, ma anche alcol, tabacco e gioco d’azzardo. Un servizio pubblico gratuito, ad accesso libero, senza liste di attesa. Dal primo gennaio al 30 giugno 2021, il Serd ha trattato 895 casi totali. Stando ai dati raccolti da Umbria24, nell’80% dei casi, chi si rivolge alla struttura dell’Usl Umbria 2 fa uso di eroina, seguito da cocaina (10%) e Thc (10%). Solo nel primo semestre dell’anno in corso, il Serd ha seguito 504 utenti, quasi tutti italiani (470) e perlopiù residenti in città (419); seguono Acquasparta (15), Arrone e Stroncone (7). Di questi 504, quattordici hanno tra i 15 e i 19 anni, mentre la fascia di età più rappresentata è quella che va dai 40 ai 59 anni. I più anziani hanno 71 anni. Il 37% di coloro che seguono un percorso terapeutico tra le mura del Serd ha un’occupazione stabile, per il 7% si tratta di studenti, il 9% di questi lavora saltuariamente e il 30% è disoccupato. Più della metà degli utenti in questione dichiara di essere celibe o nubile (297).

Il fattore Covid Un aumento del 20% si riscontra anche tra coloro che sviluppano una dipendenza da alcol (96 utenti nel primo semestre 2021) e fumo (14): «Un balzo significativo è stato percepito soprattutto durante la pandemia» racconta Paola Babocci, responsabile dell’ambulatorio di alcologia che ammonisce: «Un alcolista arriva da noi quando ormai è un malato cronico, quindi dopo anni di assunzione e tanto più lunga è la storia di dipendenza tanto più difficile sarà il percorso di recupero». Ma da una dipendenza si può uscire, assicurano tutti in coro i dipendenti del Serd Certo il percorso è assolutamente individuale e basato sulle storie personali. Storie che troppo spesso raccontano di abusi, di dipendenza in famiglia, di assenze ma ci tengono a far sapere i dipendenti del servizio che ogni storia appartiene a una persona e nel loro centro non si cura una malattia ma una persona in tutte le sue sfaccettature.

Il Serd La struttura del dipartimento delle dipendenze dell’Usl Umbria2 si occupa gratuitamente di cura, prevenzione e riabilitazione delle persone e le loro famiglie che hanno problemi riconducibili all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope legali o illegali e dipendenze senza sostanze (31 i ludopatici seguiti nel corso del primo semestre dell’anno). Il servizio nasce come ‘Smat’ nel 1979 in risposta alla iniziale epidemia da eroina. Nel tempo si è adeguato alle continue trasformazioni delle droghe, dei contesti, delle patologie correlate e delle differenti richieste di aiuto.

Approccio multidisciplinare La tossicodipendenza, ma in generale qualunque dipendenza è una patologia complessa che tocca un gran numero di aspetti della persona. Si va da quello medico, psicologico e biologico a quello pedagogico e socioeducativo. Proprio tenendo in considerazione tutto questo il Serd di Terni, ha messo in campo un’equipe multi-specialistica molto ben assortita e solita lavorare. Nel servizio infatti lavorano: medici (Marco Cuccuini, Valeria Morbiducci, Matteo Zerbini, Carla Gambarini), un coordinatore infermieristico (Mirko Casciotta), infermieri (Buccioli Rosella, Tiziana Silvestri, Francia Monica, Stefania Moscato, Riccardo Scarponi, Serena Rompietti), psicologi (Fabizia Bianchi, Paola Babocci, Paola Cipolla, Armida Santini, Pamela Raspa, Carla Fioravanti, Mirella Finistauri) assistenti sociali (Barbara Sellani, Marta Gigante), operatori sociali (Miria Gilioni). Vi sono poi gli operatori sociali che seguono centro diurno e carcere: Patrizia Sperandio, Fabrizio Longaroni, Chiara Croce, Miriam Gilioni, Graziana Antinori, Sara Galli e Daniele Commissari.

Compiti del servizio Tra i compiti del servizio sicuramente quello di valutare la persona in toto: «C’è sempre una sorta di pregiudizio ad avvicinarsi al Serd – dichiara la Sellani, assistente sociale – ma noi qui curiamo prima di tutto le persone». «Persone – puntualizza Cuccuini – che potrebbero essere i vostri vicini di casa, la commessa del supermercato dove andate a fare la spesa ogni giorno o anche il medico da cui siete in cura. Non ci deve essere più la vergogna di chiedere aiuto per uscire da una dipendenza». E così in Serd si svela come una realtà accogliente e funzionale della sanità pubblica pronta ad aiutare chi ne ha bisogno. Chiunque lo desideri può recarsi direttamente, senza alcuna impegnativa e in totale anonimato, in via Bramante n.11 tutti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8 alle 18 e il martedì dalle 8 alle 15. Lì sarà accolto da tutta l’equipe del centro che valuterà il miglior intervento personalizzato di accoglienza, primo sostegno, orientamento, accertamento dello stato di salute. Successivamente pianificherà e realizzerà il miglior programma terapeutico costruito su misura. Ma i compiti del Serd non si esauriscono con l’aiuto al singolo. Infatti tra gli obiettivi troviamo anche il lavoro con le scuole per prevenire le dipendenze anche in giovanissima età, incontri di gruppo, sostegno e incontri con la famiglia, screening gratuiti e anonimi per tutta la cittadinanza per le principali malattie infettive (hbv,hcv,hiv), attività di assistenza ai detenuti, monitoraggio degli utenti in trattamento e in ultimo, non per importanza, collaborazioni con prefettura, magistratura, enti locali, Regione e ministero della Salute.

Obiettivi «Il drug free non è l’obiettivo primario che ci prefiggiamo ma innanzitutto ci concentriamo sullo stato di salute – dichiara Cuccuini a Umbria24 -. Appena una persona si rivolge a noi cerchiamo innanzitutto di ridurre il rischio di morte, stabilizzarla, prevenire ricadute, ridurre i problemi di salute e poi reinserirla a pieno nella società». Per farlo tutto il servizio si avvale di ambulatori distinti per ogni esigenza. Si può trovare l’ambulatorio per la dipendenza da sostanze illegali, quello di alcologia, il centro antifumo, il centro per il trattamento del disturbo da gioco di azzardo, il gruppo di lavoro minori e adolescenti, il gruppo di lavoro prevenzione, il centro terapeutico semi-residenziale per le dipendenze e infine l’ambulatorio per i detenuti nel carcere di Terni.

Terapie personalizzate «Al centro semi-residenziale in particolare – racconta la Dott.ssa Pola Cipolla – possono accedere una decina di persone ogni giorno dalle 8,30 alle 17, in gruppi misti di uomini e donne per programmi di terapie personalizzate, gruppi di sostegno, interventi educativi e laboratori. Quello che differenzia questo da un percorso di comunità è la continuità del servizio. In semi-residenzialità la persona torna a casa la sera. Rimane in contatto con i familiari e quindi con potenziali comportamenti a rischio. Nostro compito è quello di coinvolgere i familiari nel percorso terapeutico». Non sempre facile il coinvolgimento delle famiglie quando queste tendono a minimizzare il problema. Se non dovesse bastare poi sempre il Serd è in contatto con tutte le comunità dell’Umbria dove si accede, nei casi non più gestibili in semi-residenzialità, per scorrimento della lista di attesa. Se ci dovessero essere ricadute? «Cerchiamo di contattarlo, lo riaccogliamo nel servizio, insomma non ci diamo mai per vinti» assicurano tutti gli operatori. La sensazione ad entrare lì dentro è quella di una grande famiglia, pronta a prendersi cura della persona in difficoltà che si rivolge a loro, a prescindere da cosa abbia commesso o passato fino a quel momento. Uno spirito di vera carità e accoglienza che dovrebbe trovarsi in ogni luogo di cura.

 

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