giovedì 5 dicembre - Aggiornato alle 19:31

Dopo 122 anni tornano i giganti al Duomo di Orvieto con la protezione sismica

Dodici apostoli e quattro santi da oggi visibili, dispositivi Enea per la sicurezza. Tamaro: «Evento storico»

Duomo Orvieto (foto di Vanni Capoccia su Facebook)

Dopo un ‘esilio’ di 122 anni in quattro sedi diverse da oggi nel Duomo di Orvieto si potrà di nuovo ammirare l’intero monumentale ciclo scultoreo delle statue dei dodici Apostoli e dei quattro Santi protettori nella loro sede originaria. Si tratta dell’unico ciclo monumentale completo degli Apostoli avviato prima dell’avvento del Barocco che si conserva integralmente. La monumentale operazione per la ricollocazione delle 16 statue nel Duomo ha impegnato numerosi ed esperti professionisti nel cantiere di ricostruzione dei basamenti originali e nel restauro conservativo delle sculture.

A prova di sisma Ma il ritorno è stato possibile anche grazie ad alcune soluzioni tecnologiche innovative ideate da Enea per garantire la sicurezza sismica. «I basamenti delle statue sono stati ricostruiti con frammenti dei materiali originali e soluzioni per migliorarne il comportamento sismico», spiega Gerardo De Canio, il ricercatore Enea che ha curato i lavori. «Inoltre, abbiamo eseguito interventi per la riduzione della massa sismica, l’ancoraggio dei pilastri al pavimento e il posizionamento a filo del plinto di base dei pilastri», aggiunge De Canio. Il progetto di rientro delle statue è stato preceduto da un’ampia fase di verifiche strutturali degli elementi architettonici della Cattedrale e di interventi di miglioramento del comportamento sismico. Oltre che dispositivi antisismici di tipo ‘passivo’ che massimizzano l’isolamento sismico – già utilizzati da Enea per i Bronzi di Riace – a Orvieto sono state utilizzate anche tecnologie di tipo ‘semi-passivo’, vale a dire in grado di sbloccare il piedistallo e attivarlo in funzione antisismica al primo segnale di terremoto. «Un’altra differenza – dice De Canio – sono i materiali utilizzati: acciaio a Orvieto e marmo per i Bronzi di Riace, ma entrambi del tipo ‘a doppio pendolo’, cioè costituiti da due calotte sferiche che con il loro rotolamento riescono a massimizzare l’isolamento sismico».

Dopo 122 anni tornano i giganti  Delle dodici statue degli Apostoli di Orvieto, le prime otto furono realizzate tra il 1556 e il 1612: San Paolo da Francesco Mosca detto il Moschino (1556), San Pietro da Raffaello da Montelupo (1557), San Tommaso, San Giovanni e Sant’Andrea dall’orvietano Ippolito Scalza e collaboratori, San Giacomo Maggiore da Giovanni Caccini, San Matteo da Pietro Francavilla su progetto di Giambologna e San Filippo da Francesco Mochi. Negli stessi anni viene realizzato anche il gruppo dell”Annunciazione di Francesco Mochi (1603-1608), collocato all’interno del coro della Cattedrale, e altre statue che vanno a ornare l’area del transetto e il presbiterio.  La nona statua, il San Bartolomeo, è compiuta da Ippolito Buzi nel 1618. La decima, San Taddeo, è consegnata da Mochi del 1644; le ultime due, sono scolpite da Bernardino Cametti, tra il 1714 e il 1722, negli anni in cui altri Apostoli prendevano posizione nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Tamaro Nel 1897 il restauro cosiddetto ‘di liberazione’ di matrice purista volle cancellare la fase artistica manierista-barocca e il Duomo fu “purgato felicemente dello sconcio sovrappiù”. Le statue vennero dapprima esposte nel museo e in seguito dimenticate nei depositi dove venne a visitarle Federico Zeri reclamando il loro recupero. Dal 1986 si sviluppò il dibattito sul ritorno in Duomo delle 16 statue. «Sarà un evento storico», commenta la scrittrice Susanna Tamaro membro dell’ente Opera del Duomo di Orvieto che ha seguito tutte le fasi dell’intervento. «Il ritorno delle splendide statue giunge all’esito di un impegnativo percorso e rappresenta senza dubbio una straordinaria restituzione di un contesto negato per lunghi anni», aggiunge Tamaro.

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