giovedì 24 settembre - Aggiornato alle 00:07

Disabilità a Terni, scatta l’ultimatum per l’Usl 2: «Soluzioni entro l’anno»

Associazioni e famiglie: «Mancano piani terapeutici, i centri diurni sono sovraffollati»

Un disabile

Sono passati quasi due mesi e mezzo dalla manifestazione organizzata sotto la sede della Usl 2 di Terni dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, insieme ai volontari delle associazioni dedicate. Il direttore generale aveva promesso che ne sarebbero bastati due per vedere alcune delle loro richieste esaudite, ma come anticipato da Umbria 24 tutto è fermo. Ora scatta l’ultimatum: «Soluzioni entro dicembre».

Centri diurni «Nulla di fatto sul fronte di un progetto personale, quando addirittura mancano i piani terapeutici; per non parlare della richiesta di una equipe multidisciplinare che prenda in carico le persone adulte con disabilità, anche per quella nessuna risposta – tuonano le persone coinvolte -. Tutto fermo, immobilità totale, mancanza di risposte su tutti i fronti. Anzi, perfino un peggioramento delle condizioni dei centri diurni per persone adulte con disabilità, che stanno scoppiando per l’affollamento creato dalla inagibilità di uno di essi, il Macondo. Gli utenti del centro dichiarato inagibile a seguito del terremoto sono stati sparsi in altri 3 centri creando insostenibili situazioni di sovraffollamento, confusione e malessere». Rispetto a questo, forse, una risposta entro dicembre potrebbe arrivare davvero vista la consegna delle chiavi delle palazzine al quartiere San Lucio di Terni.

Disabilità a Terni Intanto però la situazione, per chi la vive dall’interno, è drammatica: «Tutto ciò sta causando la perdita di quei traguardi di autonomia e stabilità psico-fisica tanto faticosamente raggiunti dai ragazzi con disabilità, quindi una soluzione va trovata al più presto, entro dicembre. Non intendiamo più sopportare questa mancanza di volontà o capacità nell’affrontare con tempestività ed appropriatezza le esigenze di coloro che, sempre più indeboliti dalla mancanza di risposte, si vedono cancellare i propri diritti per una intollerabile superficialità nel coordinare ed organizzare servizi e attività. Siamo in attesa che la direzione chiarisca le sue intenzioni sulle azioni da intraprendere per rispettare le promesse fatte alle famiglie e alle associazioni oltre due mesi fa». A scrivere sono le associazioni  Avi, Afad, Aladino, Un volo per Anna e Aice Umbria.

Luci e ombre su servizi sanitari «Se in ambito sanitario l’Umbria è spesso considerata un’eccellenza, sicuramente ciò non può dirsi in riferimento al sistema dei servizi e degli interventi per le persone con disabilità, in questo ambito si rilevano gap preoccupanti rispetto ad altre regioni, alcune a noi vicine, come l’Emilia e la Toscana. La conseguenza è che il sistema Umbro e la rete dei servizi territoriale si ostina ad operare sulla base della gravità del bisogno e dei corrispondenti pacchetti di prestazioni, senza una visione di insieme dei diritti e del progetto di vita della persona e l’unica risposta è la prestazione assistenzialistica. L’assistenzialismo inefficace e costoso diventa ancor più intollerabile nel momento in cui si collega alla negazione di un diritto fondamentale per chiunque quale quello alla libertà di scelta: in questo l’Umbria, pur spendendo in servizi socio-sanitari e socio-assistenziali più di altre regioni, è una delle poche, se non l’unica, in cui i servizi alle persone con disabilità sono ancora troppo spesso offerti con la formula ‘prendere o lasciare’. È ora di innovare».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.