Il presidente della Sezione Piero Carlo Floreani (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Se ci sono dipendenti pubblici che temono di firmare gli atti per paura di incappare in un processo penale o in uno contabile – oppure in entrambi come accade in molti casi – il dito non va puntato contro la Corte dei conti. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, uno dei passaggi più interessanti della relazione del presidente della Sezione giurisdizionale regionale, Piero Carlo Floreani, è stato dedicato venerdì proprio al tema della cosiddetta «paura della firma».

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Paralisi del fare La radice di questo timore per Floreani va ricercato altrove: «La ‘paralisi del fare’ – ha detto – che esiste e certamente va contrastata, è ascrivibile in larga misura alla farraginosità delle regole, alla esondazione o ipertrofia normativa, alla tortuosità dei percorsi decisionali, alla impreparazione della dirigenza o almeno di parte di essa e a una serie di fattori concausali che potremmo cumulativamente qualificare come ‘cattiva amministrazione’, situazione verosimilmente determinata anche in considerazione dell’attenuazione dei controlli». Il tema è delicatissimo e assume oggi ancora più importanza dato che vanno messi a terra – entro il 2026 – tutti i progetti del Pnrr in un contesto normativo più ‘morbido’ sul fronte della responsabilità erariale.

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I dubbi «Qualche dubbio interpretativo» Floreani lo ha sottolineato infatti a proposito di alcuni articoli del decreto Semplificazioni: in particolare quelli che portano dall’«eccesso di penalizzazione» e repressione del cosiddetto Spazza-corrotti a un «eccesso opposto di depenalizzazione» e limitazione della responsabilità erariale che, fino al giugno 2023, sarà limitata ai soli casi di dolo, omissione o inerzia. Norme introdotte anche in vista dell’attuazione del Pnrr e per contrastare quella «paura della firma» che però non va addebitata alla Corte: per Floreani questa è ormai una «verità assoluta» però «non dimostrata» e non «supportata da dati e analisi». E il rischio è che quando «si abbassa l’effettività del principio di legalità, quando si delimita al di sotto di una certa soglia il perimetro delle responsabilità, quando la fuga della firma in realtà è la fuga dai controlli, si innesca il processo di formazione non di buone prassi ma della mala amministrazione».

Twitter @DanieleBovi

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