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sabato 28 gennaio - Aggiornato alle 10:23

Difendersi dai lupi: donati Pastori abbruzzesi. Ci sono i soldi per prevenzione ma in pochi li chiedono

Sui Sibillini disponibili 86mila euro per attrezzatura contro animali predatori ma ne sono stati erogati soltanto 26.500

Il Parco nazionale dei monti Sibillini, nella stagione estiva appena trascorsa, ha accolto e favorito un progetto di tesi di Alessandra Roncarati, docente della Scuola di Bioscienze e medicina veterinaria di Unicam, con lo scopo di individuare le vulnerabilità di un’azienda del territorio rispetto alle predazioni da fauna selvatica, in particolare riferibili al lupo, e proporre azioni per prevenirle e contrastarle. Analizzati diversi aspetti si è giunti alla decisione di dotare l’azienda di ulteriori due cani di Pastore Abruzzese,

Lo studio La tematica ha suscitato l’interesse di una studentessa, laureanda in Medicina veterinaria, che è stata coinvolta in tutte le fasi sperimentali. Le attività sono state caratterizzate dalla raccolta di informazioni riferite allo storico dell’azienda oggetto di studio e delle aziende vicine, al comportamento dei cani a disposizione e, attraverso transetti, a una complessa rete di fototrappole e osservazioni dirette sul comportamento dei predatori all’interno dell’area d’interesse. Alla luce di quanto analizzato, i ricercatori hanno proposto all’allevatore il rafforzamento del gruppo canino preposto alla custodia del gregge con l’acquisizione di due cuccioli di pastore abruzzese provenienti da un allevamento di fiducia dello Cseba, situato in provincia dell’Aquila. «Come noto – è quanto riporta il Parco dei monti Sibillini in una nota – tale razza, è la più adatta alla custodia delle greggi dai predatori selvatici, essendo stata selezionata per secoli dai pastori dell’Italia centrale proprio con tale finalità, peraltro in un territorio altamente antropizzato».

Approfondimento Il progetto si inserisce in percorsi che il Parco costantemente propone per permettere e favorire una convivenza fra attività agro-silvo-pastorali e fauna selvatica. Ad esempio, nella primavera scorsa, per contribuire all’acquisto di materiale per la prevenzione del patrimonio agricolo e zootecnico (apiari compresi) l’Ente ha messo a bando € 86.000 di cui è stata erogata al momento, alle aziende che ne hanno fatta richiesta, la somma di € 26.500. «È volontà del Parco – continua la nota – continuare a destinare risorse per la prevenzione dei danni da fauna, nonché offrire la propria disponibilità per iniziative a difesa e sostegno di quelle attività che, se condotte secondo buone pratiche ed in una logica di sostenibilità, risultano fondamentali per favorire la tutela degli agroecosistemi e, quindi, la diversità biologica e la conservazione degli habitat». Lo studio, a carattere sperimentale, si è svolto sul Monte Cardosa nel Comune di Visso applicando il metodo Pan (predatori allevatori natura) messo a punto da Giampaolo Pennacchioni, docente del Centro studi per l’ecologia e la biodiversità degli Appennini (Cseba) in collaborazione con Andrea Gallizia del Project wolf ethology.

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