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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 23:14

‘Di scuola-lavoro non si può morire’: studenti in corteo a Terni

Sciopero Cobas e manifestazione dopo la morte del giovane Lorenzo a Udine. Partito comunista: «Sabato 5 febbraio nuova iniziativa»

di M.S.G.

Decine di adesioni al corteo organizzato dai Cobas venerdì mattina a Terni, per manifestare contro il sistema dell’alternanza Scuola-lavoro dopo la morte del 18enne di Udine Lorenzo P., che ha perso la vita in una fabbrica nel suo ultimo giorno di stage. Alcune decine di persone, dietro lo striscione, tra fumogeni, hanno percorso via Battisti e raggiunto piazza Tacito. Alla vigilia, i rappresentanti degli studenti del Consiglio d’istituto dell’Itt avevano preso le distanze dall’iniziativa.

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Terni «Durante il corteo e in piazza – riferiscono i manifestanti – si sono susseguiti interventi di studenti e docenti. Le piattaforme rivendicative dello sciopero e della manifestazione sono state consegnate dalla delegazione di due studenti, un docente e un assistente tecnico che sono stati ricevuti dal Prefetto di Terni perché le presentasse al Governo e al ministro dell’Istruzione. Il corteo ha chiesto: l’abolizione del Pcto/Alternanza scuola lavoro nelle scuole e la revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale; stage volontari per gli studenti fuori dal tempo scuola e retribuiti; sostituzione dell’addestramento al lavoro con la riflessione critica e la formazione approfondita sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro; formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio; ammodernamento dei laboratori nelle scuole con la strumentazione necessaria; eliminazione classi-pollaio, aumento degli organici (docenti e Ata)».

Nuova manifestazione il 5 febbraio Sul caso anche il Partito Comunista: «Lorenzo – scrivono – è morto in alternanza, Lorenzo è Stato ucciso. Gli studenti si chiedono spesso se fare pratica a scuola sia giusto o sbagliato. Ovviamente è giusto: anche prima della “Buona Scuola” di Renzi nelle scuole si faceva pratica, ma la pratica di prima vedeva il lavoratore dentro l’azienda elevarsi a maestro dell’alunno che andava, effettivamente, ad imparare. L’alternanza scuola lavoro di oggi vede studenti sostituirsi de facto ai lavoratori, producendo gratuitamente l’utile dell’azienda. Vediamo studenti lavorare al McDonald, raccogliere le olive, vendere pampepati. Che formazione è questa ? E poi, ci sono i casi come Lorenzo, in cui lo studente si ritrova in fabbrica nelle stesse precarie e pericolose condizioni che, come ben sappiamo, caratterizzano oggi il mondo del lavoro. Solo nell’anno scorso sono più di 400 i casi di infortuni di studenti in alternanza. È una situazione surreale, siamo tornati alle condizioni del lavoro minorile di inizio ottocento, con la differenza che noi, oggi, non veniamo neanche pagati.
Questa non è pratica, ma sfruttamento minorile legalizzato, è insegnare alle nuove generazioni che lavorare gratuitamente è normale, cosicché quando finita la scuola proporranno 400 euro al mese per un lavoro di 40 settimanali, qualcuno si sentirà anche  fortunato di avere avuto quest’opportunità. Noi vogliamo una scuola che formi, che non faccia differenza di classe: l’alternanza è una forma classista, nella misura in cui le famiglie abbienti che possono permettersi di mandare i propri figli un anno all’estero, o a progetti come Imat di simulazione Onu, di fatto esonerano gli stessi dal dover racimolare crediti lavorando gratis. Chi non se lo può permettere è obbligato a far schiavizzare la propria prole. Oggi il provveditorato agli studi di Terni non ci ha ascoltato impedendo ai rappresentanti degli studenti di salire nei propri uffici. Per  questo sabato prossimo replicheremo questa manifestazione, partendo da Piazza Dalmazia e arrivando fino al provveditorato. Non hanno voluto ascoltarci oggi, saranno costretti a farlo sabato».

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