venerdì 10 luglio - Aggiornato alle 05:30

Dalle tre «T» ai vaccini fino agli interventi: come cambia la sanità nella fase 2

La riprogrammazione dei servizi in Umbria sulla base delle linee guida dettate dalle Regione

Sanificazione nell'ospedale di Pantalla (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Dalle tre «T» ai vaccini, dagli screening alle visite fino agli interventi chirurgici. La complessa macchina della sanità regionale è entrata nella fase 2 sulla base delle linee guida che Palazzo Donini ha trasmesso ai vertici delle due aziende ospedaliere e delle due Usl. Nei mesi di lockdown infatti molte prestazioni sono state sospese, con tutte le conseguenze del caso per gli utenti. Al centro rimane la strategia di sorveglianza e monitoraggio fondata sulle tre «T», cioè testare, tracciare e trattare. Il sistema di contact tracing organizzato dai Dipartimenti di prevenzione prevede l’impiego di più risorse (il decreto del Ministero delle scorse settimane fissa un minimo di 90 persone) per identificare e gestire i contatti, monitorarli e alimentare il flusso informativo. Le Usca, cioè le Unità speciali di continuità assistenziale, lavorano 5 o 7 giorni la settimana dalle 8 alle 20 e in ogni distretto ce n’è una costituita da 3 medici.

Monitoraggio La loro funzione principale è quella di «sottoporre a sorveglianza clinica i pazienti Covid residenti nel territorio di pertinenza, sintomatici e posti in quarantena dal Servizio igiene e sanità Pubblica territorialmente competente. Novità, rispetto all’assetto varato durante il lockdown, ci sono anche per i vaccini: ogni azienda deve elaborare un piano d’azione specifico per recuperare le dosi non somministrate; il prima possibile va fatto per la terza dell’esavalente e del pneumococco, per prime e seconde dosi di esavalente più pneumococco e altre (come quella per morbillo, parotite e rosolia) per i nati nel 2013 e 2014; tutte le sedute, comunque, andranno concordate su invito scritto con data e ora. Da riprendere «tempestivamente» anche alcuni screening oncologici, recuperando le sedute saltate tra marzo e aprile e riprogettandole per quanto riguarda il numero delle persone e la durata.

Visite e prelievi Riprogrammazione anche per le visite relative alla Medicina dello sport, mentre per quanto riguarda gli accertamenti su disabilità e medico-legali, andranno avanti solo sugli atti laddove la documentazione sia sufficiente. Prorogata la validità dei piani terapeutici mentre per quanto riguarda i punti prelievo, essenzialmente rispetto al piano precedente non cambia nulla: inviti fatti scaglionando gli utenti, aumento delle postazioni e, laddove possibile, anche dei giorni in cui il servizio viene fornito, con priorità data a malati oncologici, donne in gravidanza e bambini. Per quanto riguarda le prenotazioni e quindi i Cup, priorità va data ai servizi online e telefonici, potenziandoli; per tutta una serie di servizi poi, come distribuzione di farmaci o presidi, richiesta di documentazione, assistenza proteica e così via, andrà privilegiata la prenotazione.

Interventi Per quanto attiene le prestazioni ambulatoriali (comprese quelle in regime di intramoenia), per garantirle c’è l’estensione dei giorni di apertura degli ambulatori (6 giorni e mezzo su 7) e degli orari (dalle 8 alle 20), oltre a una complessiva riorganizzazione. Sulla base del monitoraggio, andranno fatte le saltate nei casi dove l’approfondimento diagnostico è necessario; in più viene data la possibilità di utilizzare spazi non usati e, come già accade a Perugia per alcune prestazioni, della telemedicina. La chirurgia ambulatoriale invece sarà da posticipare «laddove l’esito a breve medio termine non abbia sostanziali impatti sulla qualità della vita» delle persone. Per gli interventi invece (in primis quelli non procrastinabili e con priorità B) la riprogrammazione, nella quale sono coinvolte anche le strutture private, deve considerare in primis gli ospedali pubblici non direttamente integrati nella rete Covid, mentre se si utilizzano strutture ‘miste’ vanno nettamente separati i percorsi.

Le prestazioni Dal monitoraggio fatto da Usl e ospedali riguardo alle liste d’attesa emerge che l’80% delle attività riguarda in particolare chirurgia generale, ortopedia e urologia, e tutte le valutazioni saranno fatte sulla base della valutazione rischi-benefici, e a tutti i pazienti viene raccomandato prima dell’intervento un periodo di isolamento di 7 giorni. In caso di urgenze, invece, i pazienti vengono trattati come se fossero contagiati. Riprogrammata anche l’assistenza domiciliare e le cure palliative, mentre nelle strutture residenziali o semiresidenziali sarà ammessa la visita solo di una persona. Misure di sicurezza elevate rimangono anche per l’accesso a ospedali e pronto soccorso.

Twitter @DanieleBovi

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