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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 06:02

Dal sisma una spaccatura di 15 km. Ingv: «Così il terremoto modella il nostro Appennino»

Gli esperti spiegano il fenomeno delle ferite apparse sul terreno: «Le rotture in profondità fanno sollevare i monti a Ovest»

Le spaccature sul fianco del Monte Vettore (Ingv)

di Iv. Por.

«Il ripetersi di terremoti successivi lungo le stesse faglie porta all’accumularsi delle deformazioni di ciascun terremoto che è alla base della crescita delle montagne e dell’ampliamento dei bacini (es. Mt. Vettore-Piana di Castelluccio). Il terremoto è quindi una delle forze guida principali dell’evoluzione del paesaggio di questo bellissimo settore dell’Appennino centrale». La spiegazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è semplice quanto amara, alla luce dei morti, dei feriti e dei danni prodotti a un altro elemento del bellissimo paesaggio appenninico, cioè i paesi che costellano le nostre montagne. Gli esperti dell’Ingv, in un nuovo articolo sulla sequenza sismica in atto dal 24 agosto scorso, spiega il fenomeno delle «scarpate di faglia» ovvero delle spaccature del terreno evidenti in superficie e frutto delle rotture in profondità che hanno generato i terremoti.

INGV: INDIVIDUATA LA ROTTURA PRIMARIA DI SUPERFICIE

Come agiscono i terremoti Le cosidette «rotture cosismiche  – spiega Ingv – non sono localizzate in modo casuale. Queste avvengono in corrispondenza di faglie geologiche attive che, nel caso di questa sequenza, formano il sistema Vettore-Porche-Bove già noto ai geologi italiani. Infatti i grandi terremoti rompono ripetutamente le stesse faglie e quelle estensionali provocano il ribassamento e il relativo sollevamento delle due porzioni di crosta separate dalla faglia».

VIDEO: LA ROTTURA PRIMARIA 

15 km di scarpata di faglia In particolare, «il terremoto del 30 ottobre ha prodotto almeno 15 km di scarpata di faglia tra gli abitati di Arquata del Tronto e Ussita, in corrispondenza della intersezione del piano di faglia responsabile del terremoto e la superficie topografica. Questo spostamento cosismico (causato cioè dal sisma) è comune per terremoti con magnitudo prossima o superiore a 6 e rappresenta la prosecuzione verso la superficie della rottura e dello scorrimento avvenuto sulla faglia in profondità».

Le ferite del Vettore Si tratta, ad esempio, delle due spaccature mostrate dalle immagini fotografiche e televisive sul fianco del Monte Vettore guardato da Castelluccio di Norcia, una più in quota lungo il piano di faglia principale e una più in basso lungo una faglia minore. «Già dopo il terremoto del 24 agosto – spiega Silvia Mattoni di Ingv – erano state osservate delle scarpate sul fianco del monte Vettore, ma erano ben più limitate, così come quelle segnalate più a nord che si estendono fino a Cupi e causate dal terremoto del 26 ottobre».

Gradino fino a 70 centimetri Le scarpate di faglia del 30 ottobre, invece, «sono molto evidenti – prosegue l’esperta – e appaiono come un gradino nella topografia di entità variabile tra 20 e 70 cm, la loro localizzazione lungo la faglia geologica, unitamente alla loro geometria ed entità della deformazione sono del tutto consistenti con il movimento avvenuto in profondità che ha raggiunto picchi superiori a 2 metri che hanno prodotto il ribassamento del settore occidentale rispetto a quello orientale. Ribassamenti simili sono stati misurati anche elaborando i dati satellitari e tutte insieme queste osservazioni, effettuate sulla superficie terrestre, ci consentono di comprendere cosa è avvenuto in profondità e quindi di caratterizzare il terremoto e la sua faglia sismogenetica».

 

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