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lunedì 30 novembre - Aggiornato alle 11:16

«Curiamo la socialità», venerdì presidi in tutta Italia per dire no alla chiusura dei circoli Arci

La presidente Chiavacci: «Il nuovo dpcm del governo ne mette in ginocchio 4 mila. È un colpo durissimo»

Uno dei circoli chiusi

«Le misure anti Covid dell’ultimo Dpcm, secondo gli ultimi provvedimenti interpretativi, sono un colpo durissimo per l’Arci. Gli oltre 4 mila circoli in tutta Italia resteranno chiusi fino al prossimo 24 novembre e in tantissimi rischiano di non riaprire». A dirlo in una nota è la presidente dell’associazione Francesca Chiavacci: «Questo significa che oltre un milione di socie e soci in tutta Italia – aggiunge – saranno privati dei loro spazi di socialità, associazionismo, promozione della democrazia e della cultura. 
Abbiamo detto più volte di essere consapevoli che l’emergenza epidemiologica non è terminata e che la salute è un bene primario ma ci troviamo davanti a provvedimenti che penalizzano fortemente l’associazionismo diffuso di promozione culturale e sociale che svolge un’attività fondamentale per la crescita del paese, per la democrazia e per la coesione sociale». Per Chiavacci «chiudere le attività culturali, sociali e ricreative rischia di essere per moltissimi circoli, che sono l’antidoto alla solitudine e all’impoverimento culturale e materiale, un momento drammatico da cui sarà difficile rialzarsi. Quasi impossibile. 
Non lo possiamo accettare. Per questo stiamo organizzando per venerdì prossimo presidi in tutta Italia sotto l’insegna “Curiamo la socialità”. Per dire no a delle misure che, nonostante l’emergenza, riteniamo sbagliate».

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