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martedì 19 ottobre - Aggiornato alle 21:00

Crollo Colle dell’Oro, Don Claudio: «Trenta anni di abbandono, serve una soluzione»

Trenta giorni di prognosi per i due giovani estratti dalle macerie, il parroco va dal sindaco: «Le effrazioni sono all’ordine del giorno»

di Maria Sole Giardini

Un ricovero in medicina d’urgenza, trenta giorni di prognosi e tanta paura. Ecco quanto è costato ai due giovani intrufolarsi mercoledì pomeriggio nell’ex convento di Colle dell’Oro, sfidando il pericolo ben segnalato. Una bravata che poteva trasformarsi in tragedia. Per ammissione del parroco Don Claudio Bosi, atti come quello dei due ragazzi non sono nuovi: «Sono tante le persone che si introducono illegalmente nella struttura di proprietà del Comune ed è ora di trovare una soluzione per quel fabbricato di alto valore storico».

Colle dell’oro cade a pezzi Come spesso accade, ci è voluto il caso di cronaca per far tornare alla luce un problema segnalato da tanti e per molti anni. L’ex convento di Colle dell’Oro, adiacente alla chiesa che invece è agibile e frequentata, cade letteralmente a pezzi. Lo hanno sperimentato sulla pelle i due ragazzi portati con urgenza in ospedale dopo che parte del solaio gli è crollato in testa. Ma la situazione di quel fabbricato è nota da moltissimo tempo. Lo denuncia lo stesso parroco Don Claudio Bosi che a Umbria24 ha dichiarato: «Trent’anni fa quella struttura era perfettamente agibile. Poi da quando l’hanno chiusa solo promesse. Il sindaco Leonardo Latini sembra molto sentibile e attento alla questione. Non a caso ho già un appuntamento con lui per discutere della questione».

Il prezzo troppo alto «L’amministrazione precedente – denuncia Don Claudio – non ha mai preso in considerazione la questione». È recente però (2019) il richiamo a firma Marica Mercalli indirizzato proprio al sindaco Latini, una lettera della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria per l’ex convento di Colle dell’Oro, in cui si leggeva tutta la preoccupazione per quella struttura finita nel degrado e nell’abbandono. Ma nemmeno da quel momento si è nel frattempo mosso nulla, almeno fino ai fatti di mercoledì. Il Comune, proprietario della struttura, ha provato più volte a venderla ma tra aste deserte e un prezzo forse ritenuto esagerato da potenziali acquirenti (base d’asta 1,7 milioni di euro oltre iva) il fabbricato non ha mai trovato chi potesse riqualificarlo.

La proposta di Michele Rossi A fare una ricostruzione puntuale e dettagliata della lunga storia del convento è il consigliere di maggioranza Michele Rossi (Terni civica) che ha appena depositato un atto volto a chiedere di rivalutare il prezzo dell’immobile augurandosi che qualche compratore possa manifestare interesse. «Ho perso il conto di quante volte ho chiesto che fosse messo al sicuro e salvato ciò che rimaneva di quell’ edificio storico – esordisce il consigliere Rossi -. Ricordo che, pieno di speranza, organizzai insieme ad altri studiosi ed appassionati un convegno di approfondimento sull’importanza e valore. Poi la presentazione di atti di indirizzo ed interrogazioni in consiglio Comunale sul tema. L’ex convento francescano – specifica ancora Rossi –  è di proprietà comunale ed è in vendita. Visto che ormai possiamo solo sperare nell’acquisto di un privato (vedi Villa Palma) e magari in qualche possibile utilizzo pubblico, sono ancora a reiterare una mia richiesta fatta nel 2018. Come è possibile che il prezzo di vendita del bene sia fermo, in base ad una stima addirittura del 2011, alla irreale ed impossibile cifra di 1 milione e 742mila euro? Alla luce dei vari crolli, compreso l’ultimo fortunatamente senza peggiori conseguenze, credo sia ora (dopo 10 anni dall’ultima stima) di aggiornare correttamente il valore di questo immobile e renderlo così realmente appetibile a qualche interesse privato. Il privato potrebbe beneficiare dei bonus governativi attualmente esistenti. Ho appena depositato un atto volto a chiedere questo».

La lunga storia del convento Per completezza storica raccontiamo brevemente come si è arrivati a questa situazione di degrado. La chiesa di colle dell’oro fu ceduta alla diocesi di Terni all’inizio del 900. Divenne una casa di riposo per anziani bisognosi, gestita dalle suore del Perpetuo soccorso fino agli anni ’70. Dal 1993 al 1997 l’immobile venne ceduto alla Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini. Ma la struttura necessita manutenzioni che i soli finanziamenti della comunità non possono gestire. Nel 1997 viene richiesto un finanziamento stato/regioni per la messa in sicurezza dell’immobile che però non trova copertura. Nel 2008 si riprova a chiedere finanziamenti ma senza successo. Nel 2009 viene disposta così l’alienazione dell’immobile. Nel 2010 l’immobile viene venduto all’asta. Sembrava esserci un compratore la cooperativa Actl aveva manifestato interessa ma quando si giunse finalmente a formalizzare l’atto non andò a buon fine. Da allora altre due aste sono andate deserte, la questione del degrado dell’immobile è finita in procura, innumerevoli articoli di giornale denunciavano la pericolosità della situazione fino all’ennesimo crollo del solaio e i due feriti di mercoledì. Cosa fare adesso? C’è l’inserimento dell’immobile nel piano pnrr ma sarà obbiettivamente difficile che rientri nei finanziamenti ammessi. Unica alternativa sembrerebbe almeno per il consigliere Michele Rossi abbassare il prezzo d’asta e vendere a privati. Vedremo.

Emergenza sicurezza Si prevedono dunque tempi lunghi per trovare una soluzione adeguata ma la cosa che dovrebbe destare preoccupazione al momento è come sia possibile entrare in una struttura pericolante. Per ammissione del parroco non sarebbe la prima volta che persone si introducono nello stabile. Oltre ad un cartello bianco che segnala il pericolo di crolli poco altro è stato fatto per vietare l’accesso al fabbricato così, a chi è in cerca del brivido, basta davvero poco per riuscire a mettersi nei guai. C’è da augurarsi che la vicenda di cronaca sia almeno servita da lezione ad altri malintenzionati e sia finito il rischioso tour in attesa che il fabbricato trovi un proprietario che sappia valorizzarlo.

 

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