domenica 21 aprile - Aggiornato alle 18:16

Crisi dell’editoria, verso una legge ‘sperimentale’: «Incentivi a chi innova e crea lavoro»

Il convegno Corecom

«I media regionali dovrebbero essere messi nelle condizioni di reggere la competizione sui contenuti». Esperti e rappresentanti istituzionali hanno provato ad analizzare la difficile situazione delle aziende editoriali, in vista del varo di un provvedimento o – come è stato suggerito – della creazione di una cabina di regia regionale per una distribuzione selettiva delle risorse europee e nazionali». Se ne è parlato nel convegno organizzato dal Comitato regionale delle comunicazioni, a Palazzo Cesaroni, sul “Sistema televisivo e l’emittenza privata: crisi e prospettive”.

La polemica di Guasticchi La giornata si è aperta, a sorpresa, con una nota polemica da parte del vicepresidente del Consiglio regionale, Marco Vinicio Guasticchi, che ha fatto le veci della presidente Donatella Porzi. Nel suo saluto, Guasticchi ha espresso «dubbi sul fatto che il Corecom si faccia parte proponente in quanto il suo ruolo di garante super partes potrebbe essere offuscato da iniziative, seppur valide, che possono però diventare involontariamente di parte. Politica e istituzioni si impegnino – ha affermato – e il Corecom faccia il suo lavoro».

Mecucci: «Crisi dirompente» I lavori sono stati poi aperti dalla presidente del Corecom dell’Umbria, Maria Gabriella Mecucci che ha definito «dirompente l’arrivo della rete, del web, dei social network nell’ambito dell’informazione. Auspichiamo che all’emittenza privata possa arrivare un concreto aiuto, oltre che dallo Stato, anche dall’extra gettito del canone Rai. Lo Stato e le Regioni dovrebbero favorire di più le imprese e la qualità delle produzioni. Necessario dare slancio alla produzione qualitativa puntando su qualità e innovazione».

Marini: «Regione è disponibile» La presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha sottolineato come «la crisi dell’editoria crea preoccupazione per il rischio di perdere una generazione di giovani professionisti dell’informazione». Per ciò che riguarda l’azione di sostegno «non serve – secondo Marini – sicuramente un’azione assistenzialistica. Si può intervenire attraverso provvedimenti legati a risorse europee, nazionali e agli strumenti a disposizione delle Regioni, che riguardano i fondi strutturali. È importante agire anche sulla formazione e riqualificazione del personale. Non si può resistere alla crisi gestendo soltanto gli ammortizzatori sociali o prevedendo piccoli contributi, significherebbe accompagnare verso una lenta eutanasia il mondo dell’informazione locale. È necessaria la presenza di una imprenditoria che investa parte degli utili in un settore importante come quello dell’informazione. Quindi serve una maggiore sinergia tra pubblico e privato. La disponibilità della Regione è massima».

Legge sperimentale Secondo l’assessore regionale, Fabio Paparelli, «è venuto il momento in Umbria per una nuova legge regionale sperimentale, che incentivi la domanda di informazione di qualità a partire dalle scuole e dai giovani, che favorisca le aggregazioni e le integrazioni, che incentivi le aziende a creare lavoro e a fare investimenti e che punti ad utilizzare al meglio le risorse. Per questo la Giunta sta pensando, d’intesa con l’Assemblea legislativa, a un provvedimento che metta insieme più azioni sinergiche». «In Umbria – ha aggiunto – abbiamo un’offerta frantumata e iperlocalistica, che non riesce a trovare un equilibrio tra risorse disponibili e opportunità di crescita e sviluppo: ci sono 198 aziende editoriali iscritte al registro degli operatori della comunicazione, cosa che permette una copertura capillare del territorio, ma ha conseguenze negative per la raccolta pubblicitaria. Abbiamo 9 emittenti locali, oltre 20 radio, 3 quotidiani regionali, oltre 30 testate online e svariati periodici».

Interventi Nella successione di interventi, la dirigente Agcom Maria Pia Caruso ha evidenziato «la necessità di investire, in prospettiva, su innovazione tecnologica e formazione».  Per Augusto Preta (direttore generale IT Media Consulting) «è necessario recuperare il valore e l’importanza dell’informazione e dell’emittenza locale, che oramai da anni è soggetta ad un profondo progetto di ristrutturazione e di riconversione». Maurizio Mensi (docente di Diritto dell’informazione e della comunicazione alla Luiss) ha esortato a «rinnovarsi per non perire. Tutto sta cambiando e l’emittenza locale non può non tener conto del nuovo contesto normativo, regolamentare e tecnologico». Fabrizio Berrini (segretario generale Aeranti Corallo) chiede che «venga costruito un testo che non distribuisca contributi a pioggia, ma che stabilisca criteri per pagare il merito, chi fa informazione e chi è in regola con i contratti di lavoro». Vittorio Di Trapani dell’Usigrai ha proposto di «lanciare dall’Umbria e da Perugia una consultazione pubblica per sapere quale servizio pubblico e quale Rai i cittadini si aspettano». Antonio Preto (Commissario Agcom) ha definito importante e positiva la decisione di riservare parte del canone tv per le emittenti private» ma «gli incentivi vanno dati a chi li merita. Ma bisogna fare attenzione, perché se i finanziamenti derivanti dal canone risultassero determinanti a tenere in vita le emittenti, ci troveremo soltanto di fronte ad un aumento dell’assistenzialismo. Le imprese devono stare sul mercato».

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