domenica 31 maggio - Aggiornato alle 12:26

Covid-19, plasmaterapia anche in Umbria: «Il sangue dei guariti ai malati per gli anticorpi». L’appello

L’interrogazione di Bori: «Le cariche degli anticorpi sviluppate possono essere trasferite per combattere la malattia»

Un laboratorio (Louis Reed-Unsplash)

di Maurizio Troccoli

Procedere anche in Umbria con i protocolli sperimentali per la plasmaterapia, ovvero le trasfusioni di sangue dai guariti di Covid-19 ai malati. E’ quanto chiede alla Regione dell’Umbria il capogruppo del Pd Tommaso Bori ed è quanto già avviato in altri ospedali, primo tra tutti il San Matteo di Pavia, struttura di frontiera per la lotta al Coronavirus.

Cos’è E’ una pratica che, per quanto possa risultare ‘artigianale’ ha dato importanti risultati nella lotta ad altre epidemie come l’Ebola e la Sars. Il San Matteo ha sviluppato il protocollo in collaborazione con l’Ast di Mantova e oggi è centro di riferimento per tutti gli altri ospedali che sarebbero disposti ad attivarsi. Si tratta di un ulteriore tentativo da potere impiegare particolarmente per quei pazienti che sono sulla soglia della terapia intensiva, affiancandola alle terapia a cui sono già sottoposti, in modo da rafforzare le armi contro la malattia e evitare il peggioramento dello stato clinico che può portare fino alle forti crisi respiratorie. In sostanza la carica di anticorpi che si è sviluppata nei pazienti guariti e che è presente nel sangue, viene trasferita, tramite un processo di separazione molecolare che preleva il plasma (richiede i contributi del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale), nel paziente grave senza esporlo a rischi collaterali. Il farmacologo Silvio Garattini al Fatto Quotidiano ha spiegato: «Intanto se sappiamo che c’è una protezione questi anticorpi potrebbero essere prodotti sperimentalmente in laboratorio e poi avremmo il grande vantaggio di aver un criterio con cui rimettere in circolazione gli ammalati. Quindi chi ha presenza di anticorpi avrebbe la possibilità di essere rimesso in circolazione e in attività perché è guarito e perché ha sviluppato le difese e che non può contagiare né essere contagiato».

Interrogazione Il medico e consigliere di opposizione Tommaso Bori annunciando una interrogazione in Consiglio Regionale si è detto fiducioso di questo approccio « tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ammette l’utilizzo nel caso di malattie gravi per cui non ci sia un trattamento farmacologico efficace. La tecnica del plasma convalescente – ha aggiunto – somministrato ai pazienti Covid19 ospedalizzati, avviene già per aumentare la risposta del sistema immunitario e, di conseguenza, l’ossigenazione del sangue nel paziente non intubato. Si evita, così, l’evoluzione della patologia e l’accesso in terapia intensiva».

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