lunedì 18 novembre - Aggiornato alle 18:02

Corsa al rettorato, parla Figorilli: «Discontinuità? Si può andare nello stesso posto ma lungo strade diverse»

Intervista al primo candidato ufficiale: «Con Moriconi condiviso percorso positivo. Ora parlerò con i colleghi e ascolterò molto»

Fabrizio Figorilli

di Daniele Bovi

«Pensiamo a un gruppo di amici che decide di andare in vacanza nello stesso posto; ecco, non è detto che si debba fare per forza la stessa strada». Perugino, 58 anni, docente di Diritto amministrativo al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, il professor Fabrizio Figorilli è da qualche ora il primo candidato ufficiale per la corsa al rettorato; e in caso di elezione, guidare l’Ateneo non sarà certo come andare in vacanza. Il mandato di Franco Moriconi infatti scadrà nel 2019 e già da tempo dentro l’Ateneo è un ribollire di incontri, ipotesi e schieramenti in via di formazione in un contesto ancora molto fluido. Di sicuro Figorilli, che con una lettera nelle scorse ore ha deciso di dimettersi dalla carica di prorettore per avere mani libere, è il primo candidato di una lista che dovrebbe essere abbastanza lunga. Parlare di programma è ancora presto, per il momento Figorilli ascolterà i colleghi e promette di costruire un programma condiviso.

LA LETTERA DI DIMISSIONI DI FIGORILLI

Professore, cosa l’ha spinta a candidarsi?

«Perché penso ci sia spazio per un programma e per mettere a disposizione di chi vorrà prenderla in considerazione qualche idea; una base su alcune cose ce l’ho ma il programma si costruirà in progress. Di sicuro ora voglio fare un giro di tutte le aree per ascoltare molto. Mi pare il primo passaggio doveroso».

Ha già il sostegno di alcune aree?

«Per il momento è prematuro parlarne, ovviamente prima di prendere questa decisione ho fatto degli ‘assaggi’ un po’ in tutte le aree. Con questa pluralità di candidati – tanto che ogni minuto si legge qualcosa – credo ci sarà un voto molto trasversale. È difficile che si possano ricreare i gruppi compatti di tanti anni fa, è per questo che è importante parlare con le persone singolarmente».

Quale sono le parole chiave sulle quali incentrerà il suo programma?

«Ancora non c’è un programma definito. Ci sono tanti aspetti che dovremo analizzare; un ottimo lavoro è stato fatto su didattica, ricerca e internazionalizzazione. Su certi aspetti che riguardano l’area della sanità bisognerà mettere un po’ di attenzione, ma mi riservo di comunicarli tra un po’. Nella didattica credo molto nel potenziamento dei doppi titoli e nell’internazionalizzazione, che anche a questo livello va incoraggiata dopo essere stata avviata, anche se andrà rivista qualche cosa. Come amministrativista ho fatto una bella esperienza per quanto riguarda l’amministrazione attiva. Idee ce l’ho, e l’esperienza all’interno della macchina, che gestisce 2400 persone, mi ha fatto conoscere tante cose e capire quali sono le difficoltà. Di sicuro qualcosa andrà aggiornato».

Quali sono a suo avviso le problematiche più urgenti dell’Ateneo sulle quali intervenire?

«La domanda è difficilissima perché la difficoltà di lavorare in un’università è quella di avere un cantiere normativo e regolamentare sempre aperto. Un esempio: uno fa una politica per alcuni anni con incentivi e premialità in un certo settore, poi dopo nell’ambito del Fondo di finanziamento ordinario il Ministero cambia i parametri e noi abbiamo buttato via forze ed energie; così si lavora male, a Perugia come nel resto d’Italia. La difficoltà più grossa è quella di capire e di stare dietro alle novità, agli aggiustamenti, ai tagli e alle follie del legislatore o del governo di turno; tutti chiacchierano ma a parte poche fiammate positive, come quella sui ricercatori di tipo B, piani straordinari di reclutamento non ci sono stati. Noi dobbiamo ringiovanire il corpo docente, ma bisogna anche sapere l’80% del bilancio dell’Università se ne va per pagare gli stipendi; i margini sono risicati, ecco perché servono sinergie per attrarre capitali».

Continuità o discontinuità rispetto al presente? Come giudica i sei anni di Moriconi?

«È ovvio che porterò avanti le cose che con il rettore abbiamo condiviso, ma dopo 5 anni di esperienza è normale che maturi qualcosa di diverso. Prendo in prestito una metafora di un collega attento: pensiamo a un gruppo di amici che decide di andare in vacanza nello stesso posto; ecco, non è detto che si debba fare per forza la stessa strada. Si va nella continuità del lavoro avviato dopo un lungo tratto di strada fatto insieme, che giudico positivo. Penso che alcuni risultati oggettivi siano sotto gli occhi di tutti, dal recupero per quanto riguarda gli iscritti all’orientamento, sul quale è stato fatto un lavoro capillare che ci ha permesso di recuperare iscritti; penso poi all’aver confermato l’Ateneo ai vertici delle classifiche e, per quanto riguarda i Dipartimenti di eccellenza, al fatto che ben 10 su 16 sono entrati in graduatoria».

Twitter @DanieleBovi

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