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La prof Lucia Panetti durante la video lezione

di Chiara Fabrizi

«Abbiamo fatto la prima lezione virtuale, dopo i primi minuti di rodaggio siamo riusciti anche a completare diversi esercizi». Umbria24 ha raccolto la testimonianza di Lucia Panetti, 34 anni, prof di spagnolo precaria in due scuole di Spoleto, che giovedì mattina ha tenuto la prima lezione virtuale con gli studenti medi di una classe seconda dell’Istituto tecnico Giovanni Spagna.

Dalla cameretta o dal balcone «Erano presenti circa due terzi degli studenti e si sono connessi con smartphone e pc, collegandosi prevalentemente dalla cameretta, uno mi ha fatto sorridere, perché ha fatto lezione dal balcone di casa». Sulla reazione degli studenti alla novità della scuola a distanza, la prof di spagnolo dice che «erano tutti molto incuriositi, c’è stato un buon livello di partecipazione, ma è chiaro che io ho tenuto la prima ora di video lezione, magari all’ultima i risultati possono essere differenti», come del resto avviene anche a scuola.

Si alza la mano con un click Per capire come funziona la lezione virtuale conviene immaginare una conversazione di gruppo attraverso Skype o Messanger, anche se le scuole, naturalmente, utilizzano una propria piattaforma, tante quelle a disposizione: «Tutti gli studenti sono collegati con fotocamera e microfoni, che stamattina li ho invitati a spegnere per evitare chiacchiericcio e rumori non necessari, anche perché – racconta la prof – possono “alzare la mano” cliccando il tasto apposito e a quel punto intervengono». Le piattaforme mettono a disposizione della lezione anche «una chat di gruppo in cui, ad esempio, oggi piano piano che si connettevano scrivevano “prof sono entrato” per segnalare il proprio ingresso nell’aula digitale: li ho accolti chiedendo come stavano, come vivevano questa fase, e tutto sommato mi sono sembrati nei limiti tranquilli».

«Voto otto per per questa prima lezione» La prima lezione online «è servita soprattutto per verificare – spiega Panetti – eventuali difficoltà di accesso legate al tipo di connessione di cui dispongono a casa o dei dispositivi, ma a parte in un paio di casi non ci sono state particolari criticità, e abbiamo così fatto alcuni esercizi, attraverso la condivisione del libro elettronico in tutti i loro dispositivi, via via chiedevo agli studenti di rispondere alle domande o di completare le frasi». Naturalmente la prof non fatica a dire che «ci manca a tutti stare a scuola e in classe, ma le piattaforme sono uno strumento utile. Farei anche una considerazione: questa situazione di emergenza non l’ha scelta nessuno, né era programmata, ma otto anni fa nelle scuole non c’era neanche il registro elettronico e sarebbe stato impensabile fare una lezione virtuale. Voglio dire – conclude – che questa brutta fase può rappresentare per noi prof un’occasione di rivedere in chiave digitale e innovativa la didattica, mentre gli studenti finalmente comprenderanno che internet e smartphone hanno utilità più significative dei social». Se dovesse dare un voto a questa lezione? «Sarebbe un otto».

Task force scuola Intanto l’Ufficio scolastico regionale ha attivato «una task force, coordinata da Antonella Iunti, per supportare e assistere le istituzioni scolastiche della regione sulle attività didattiche a distanza che per le azioni di formazione rivolte al personale scolastico. I docenti saranno sostenuti per sviluppare l’apprendimento a distanza mediante n’ampia gamma di metodologie e strumenti digitali. Nessuno sarà lasciato solo».

@chilodice

Nata nel 1986, ha iniziato il suo lavoro da giornalista nel 2008 a Tuttoggi, approdando l'anno seguente al Corriere dell'Umbria, con cui tuttora collabora. In Umbria24 dal 2012, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria, economia, attualità e politica. In passato ha collaborato anche con Panorama. Componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria.