martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:03

Copertura a vista e musealizzazione per i tesori di Carsulae scoperti con gli scavi

Negli ultimi cinque mesi sono riaffiorati intonaci, stucchi e mosaici pavimentali

Ritrovamenti di Carsulae

di Lorenzo Pulcioni

Nuovi ritrovamenti nel sito archeologico di Carsulae dopo gli scavi che negli ultimi 5 mesi hanno interessato in particolare l’area della piazza del foro sul lato occidentale e meridionale. In particolare, per i mosaici pavimentali e le strutture del capitolium, l’obiettivo è adesso quello di realizzare una copertura a vista per garantirne la fruizione in loco ai turisti, mentre si pensa anche alla musealizzazione dei reperti venuti alla luce che sono stati nel frattempo restaurati.

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Copertura a vista e musealizzazione A fare il punto della situazione nella conferenza stampa a Palazzo Montani sono i responsabili dello scavo Massimiliano Gasperini e Luca Donnini di Astra Onlus, che hanno condotto i lavori su concessione ministeriale sotto la supervisione di Elena Roscini, soprintendente archeologia, belle arti e paesaggi dell’Umbria in collaborazione con il Polo Museale dell’Umbria.

Parlano i responsabili dello scavo L’obiettivo, spiegano Gasperini e Donnini, sarà la copertura a vista e la musealizzazione dei numerosi reperti trovati: «Quest’anno – spiegano i responsabili dello scavo – ci siamo concentrati sull’allargamento del saggio della domus e sull’estensione dello scavo del tempio principale detto capitolium. Nella domus, rinvenuta su un’area di 1000 metri quadrati, sono venuti alla luce una serie di pavimenti a mosaico bicromi geometrici con connessione diretta all’area del foro. E abbiamo indagato due vasche, una al centro della domus e l’altra nel giardino del peristilio, che hanno permesso di ritrovare vari frammenti di intonaco, dipinti, stucchi che componevano la decorazione della parete. Inoltre abbiamo terminato l’asportazione di un cumulo di 100 metri cubi di pietre e frammenti di marmo».

I nuovi ritrovamenti Sul lato corto occidentale sono stati quindi riportati interamente alla luce i resti dell’edificio del capitolium, tempio principale della città romana dedicata al culto di Giove, Giunone e Minerva. Nell’edificio internamente suddiviso in due ambienti identificabili con pronao e cella, si conservano il podio di circa due metri d’altezza, lacerti di pavimentazione e alcune delle murature perimetrali, in parte già sottoposte a restauro. A sud sono proseguite le indagini della grande domus edificata in epoca augustea dove sono stati rinvenuti oltre 20 ambienti, quasi tutti pavimentati a mosaico, relativi al corpo principale dell’edificio a destinazione residenziale e una grande sala per banchetti di circa 140 metri quadrati. Di grande interesse reperti emersi: frammenti di intonaci dipinti e stucchi decorati che ornavano le pareti, oltre 40 frammenti di statue raffiguranti la famiglia imperiale, iscrizioni, monete e oggetti in bronzo e numerosi reperti ceramici.

Studenti impegnati negli scavi Allo scavo finanziato dalla Fondazione Carit hanno partecipato anche gli studenti della Monash University di Melbourne e del Laboratorio di Restauro dell’Università della Tuscia.

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