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martedì 27 settembre - Aggiornato alle 20:14

Consumo di suolo, Perugia tra i primi capoluoghi nel 2021. Ecco la classifica dei comuni umbri

I dati del rapporto di Ispra: in 15 anni in Umbria consumata area grande come Passignano

Un cantiere (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

C’è anche Perugia nella classifica dei primi cinque capoluoghi di regione nei quali, nel 2021, il consumo di suolo è stato più elevato. Il dato emerge dal rapporto sul «Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici» pubblicato nelle scorse ore da Ispra; centinaia di pagine che restituiscono una fotografia dell’Umbria tra luci e ombre.

CONSUMO DI SUOLO, LA MAPPA CON I DATI DI TUTTI I COMUNI

Il capoluogo A Perugia nel 2021 sono stati consumati altri 13 ettari mentre per quanto riguarda gli altri capoluoghi, in 12 mesi Roma ne ha persi ulteriori 95, Venezia 24, Milano 19, Napoli 18 e L’Aquila 12. A fare da contraltare c’è il fatto che Perugia (undicesimo comune d’Italia per estensione) si conferma fra i primi tre capoluoghi per incidenza di aree verdi (83,2 per cento) e di superficie vegetata in rapporto a quella urbanizzata (69,7 per cento).

La classifica Se si allarga lo sguardo all’ultimo quindicennio, nel 2006 a Perugia risultavano consumati 4.781 ettari, pari a circa il 10 per cento, mentre nel 2021 si parla di 5.092, con una percentuale che passa all’11,3 per cento. A Terni invece si partiva da 2.505 ettari (11,8 per cento) per poi arrivare nel 2021 a 2.677 (12,6 per cento); terzo, in termini di estensione, Città di Castello con 2.189 ettari (+89 negli ultimi 15 anni). Terni si piazza al terzo posto in Umbria per consumo complessivo, mentre in vetta ci sono Bastia (26 per cento, +2,6 nell’ultimo quindicennio) e Corciano, passato dal 13,2 per cento del 2006 al 14,7 per cento dell’anno scorso; in termini assoluti da 838 ettari a 943 per quello che è uno dei territori più importanti della regione per quanto riguarda gli insediamenti commerciali. Dopo di loro, oltre Perugia, Citerna (10,4 per cento), Deruta (10,09), Spello (9,48) e Torgiano (9,44).

L’Umbria Se invece si allarga l’analisi all’intera regione, l’Umbria è in fondo alla classifica insieme ad altre (con valori inferiori al 2 per cento) per quanto riguarda le aree urbane propriamente intese cioè quelle – secondo le definizioni – densamente popolate e con percentuali di superfici a copertura artificiale superiori al 50 per cento. Una classifica che vede in vetta la Lombardia. Nel complesso nel 2021 risultavano consumati in Umbria 44.543 ettari, pari al 5,27 per cento del totale e un incremento netto (voce che tiene conto del parallelo aumento di superfici agricole, naturali e seminaturali) di 111 nell’ultimo anno e di 2.636 dal 2006 all’anno scorso. Di quei quasi 45 mila ettari, 16.800 riguardano infrastrutture e altri 8.900 edifici e fabbricati, l’80 dei quali si trova in zone a medio-bassa densità abitativa o rurali.

Aree urbane e suburbane Se invece si tiene conto solo delle aree urbane e suburbane, le prime in Umbria valgono 110 km quadrati e le seconde 1.005; nell’ultimo quindicennio ad aumentare sono state soprattutto queste ultime (+66,8 kmq), mentre alle seconde sono stati aggiunti altri 17 kmq. In totale, in 15 anni tra zone urbane e suburbane si parla di un’area grande come l’intero comune di Passignano, con crescite percentuali superiori alla media nazionale e un complessivo arretramento (1,13 per cento) delle aree rurali. E se infatti si guarda all’indice di dispersione, cioè il rapporto tra l’estensione delle aree a medio-bassa intensità sul totale, l’Umbria presenta uno dei valori più alti in Italia (90,1 per cento).

I numeri Nel complesso, però, l’Umbria rimane una delle regioni italiane con la più bassa percentuale (5,7 per cento, la metà rispetto alla media) di «artificiale compatto», cioè delle aree più densamente urbanizzate. Quasi tremila ettari l’anno poi tra il 1985 e il 2016 hanno riguardato l’espansione forestale che, tra il 1990 e il 2016, ogni anno ha assorbito circa mille ettari di quelle che erano aree agricole.

Legambiente Commentando i dati di Ispra Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, spiega che «fermare il consumo di suolo fa parte degli impegni del Pnrr. Nel panorama europeo il tema del suolo è sempre più attenzionato: da un lato ci sono le crisi internazionali degli approvvigionamenti che, insieme alla siccità, mettono in chiaro che non devono essere più sprecati terreni agricoli, e dall’altro le grandi strategie europee, tra cui la nuova strategia tematica e l’imminente nuova direttiva europea sulla protezione del suolo, che fissano sfide e obiettivi sempre più ambiziosi».

La priorità «I dati di Ispra – continua – confermano che la nostra regione non ha affatto smesso di consumare suolo sebbene diminuisca in modo inesorabile la popolazione, si continua in maniera pervicace a costruire strade, aree commerciali, parcheggi e abitazioni, in una regione che a livello pro capite ha già un numero esorbitante di chilometri di strade e di superfici di grande distribuzione commerciale, ben sopra la media nazionale, e generando indirettamente traffico e inquinamento». «Anche l’Umbria – conclude – deve cominciare a fare i conti con la realtà: fermare il consumo di suolo deve essere riconosciuta come una priorità assoluta di chi governa la regione e di chi amministra i comuni umbri, in linea con gli obiettivi europei».

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