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martedì 25 gennaio - Aggiornato alle 06:22

Con i tuoi occhi dentro la nostra residenza per anziani ai tempi del Covid. Documentario

«Abbiamo sconfitto la peste e il colera con le difficoltà di un tempo, supereremo anche questa»

Federica, la coordinatrice con gli anziani della struttura©Fabrizio Troccoli
di Fabrizio Troccoli
Non li ha fermati e non li fermerà il covid gli anziani della casa di riposo Anni d’Argento, la struttura che sorge proprio in uno dei luoghi più belli e panoramici della città, in piazza IV Novembre. Qui continua la resistenza, provando a tenere alla larga il questo nemico invisibile che spaventa «ma non ci piega». Anche ora nonostante il sollievo del vaccino, al quale si sono sottoposti tutti residenti e operatrici.

Una volta c’era la peste e il Colera Nelle parole di Rocco, Liliana, Mary, Franco e gli altri residenti della casa c’è la fragilità di chi, a una certa età,  è consapevole delle proprie debolezze, ma anche la forza della saggezza, dell’esperienza di chi con certe emergenze ci si è già scontrato e lo ha fatto in tempi in cui la medicina, la tecnologia e le risorse non erano quelle di oggi  «mia cugina insieme a mia zia sono state rinchiuse tre mesi in una stanza, infette da peste e ne sono uscite più belle di come sono entrate». Le parole di Liliana incoraggiano le operatrici della cooperativa ‘Nuova Dimensione’ che in periodo di pandemia devono mettere in campo il doppio delle risorse e della fatica rispetto al passato. «Io fossi in tuo marito t’avrei già lasciata», esclama Rocco, il più anziano della struttura, 91 anni seduto all’angolo del tavolo circondato da giornali e biscotti, con le onoranze al merito conferitegli nel 72 dall’allora presidente del Consiglio Leone, appese al muro, a coronare una dedizione al lavoro che lo tiene vivo nei ricordi e in una memoria che farebbe invidia a tanti. «Mi manca di uscire e incontrare le amiche».  Mary, «così mi chiamano gli amici», come il resto dei coinquilini soffre il fatto di non poter uscire.
La residenza, la residenza servita  è una struttura in cui l’anziano vive come fosse a casa propria, il mantenimento delle autonomie è la base, in condizioni di normalità può ricevere parenti quando vuole, ha uno spazio che consiste in un piccolo appartamentino in cui gestisce  le proprie necessità e ha il supporto degli operatori dove non arriva da solo. Liliana infatti, anche lei  con una bella età alle spalle, portata in maniera invidiabile, tiene il suo appartamentino come un gioiellino, fiori freschi e foto di famiglia circondano la poltrona su cui trascorre i pomeriggi impegnati in diverse attività, dal ricamo all’arte terapia che in tempi di pandemia è esclusivamente in remoto, anzi proprio grazie a questa possibilità, ovvero, poter avere rapporti con operatrici non per forza in presenza, che ha conosciuto Sofia con la quale collabora alla realizzazione di composizioni pittorico-terapeutiche. Ma quel che segna davvero gli anziani di casa… è la mancanza dell’abbraccio dei propri cari, che per quanto sono sempre raggiungibili attraverso smartphone, tablet etc, non sono lì, con loro.
Il ricordo di Mariella E’ soltanto con misure di questo tipo, sottolinea Federica, coordinatrice e operatrice sociosanitaria della struttura,  che si riesce ad alzare una barriera contro quel nemico che soltanto un mese fa ha portato via Mariella. Una operatrice e un punto di riferimento dell’intera struttura, un’amica, una sorella di quella grande famiglia, che soffre la sua mancanza in maniera fortissima. Spezza il fiato soltanto a ricordarla ma, allo stesso tempo, sembra dare loro la forza di reagire e di tenere alta l’asticella, con impegno e lucidità, per difendere loro, i più fragili.

 

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