giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:30

Ecomafie: «Valnestore pesante eredità del passato. Su Gesenu sistema controlli debole»

Commissione parlamentare a Pietrafitta poi in Prefettura. Bratti: «Chiuderemo presto dossier»

Alessandro Bratti, presidente commissione Ecoreati

di Ivano Porfiri

«La storia della Gesenu non è sicuramente una bella storia, quella delle ceneri in Valnestore è una storia che fa parte dei conti che dobbiamo fare con l’eredità del passato, fatta di errori, di sottovalutazioni, di poca conoscenza». Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare sulle Ecomafie, sintetizza così le informazioni raccolte nella giornata di martedì in Umbria. Insieme ai commissari, nella mattina ha svolto un sopralluogo nella zona di Pietrafitta, dove sono stati sequestrati i terreni intorno alle ex centrale Enel nell’ambito di quella indagine che giornalisticamente è stata battezzata ‘Valle dei fuochi’.

COMMISSIONE ECOMAFIE: VERBALI DI FEBBRAIO

Dossier Umbria La commissione è tornata in Umbria, dopo la prima visita del febbraio scorso, proprio per inserire questa inchiesta nel dossier che sta preparando per ciascuna regione italiana. Tuttavia, alla luce degli sviluppi sull’inchiesta Gesenu con l’arresto del direttore Sassaroli, si è deciso di fare il punto anche su quella. Oltre al sopralluogo, dunque, nel pomeriggio sono stati ascoltati in Prefettura a Perugia il Procuratore della Repubblica, Luigi De Ficchy, e il sostituto Paolo Abbritti, i sindaci di Piegaro e Panicale, Roberto Ferricelli e Giulio Cherubini, il direttore di Arpa Umbria Walter Ganapini, il comandante del Noe, funzionari della Asl e il presidente del comitato ‘Soltanto la salute’ Ivano Vitali.

Valnestore storia italiana Conversando coi giornalisti, Bratti ha precisato che molti del verbali sono stati secretati «non tanto per il contenuto ma perché, specie su Valnestore, le indagini sono agli inizi e informazioni divulgate potrebbero danneggiarle». Proprio su questa vicenda, secondo Bratti «è una storia che è molto comune ad altre storie del post industriale del dopoguerra di questo Paese, come Bussi a Pescara, Cogoleto in Liguria o la Valle del Sacco nel Lazio, cioè dove un po’ per ignoranza dell’impatto che ci poteva essere nel trattare un certo tipo di materiali, un po’ perché il tema principale era l’occupazione, non ci si poneva problemi più di tanto. Poi ci si è comuniciati a interrogare sugli aspetti negativi di un certo tipo di industria e sono emersi problemi. Qui non c’è dubbio che quella quantità di ceneri che sono state interrate sia per l’attività locale (la centrale a lignite dell’Enel, ndr) che quelle importate costituiscono un impatto ambientale assolutamente rilevante che va considerato e va monitorato. Sono in corso un bel po’ di analisi, c’è una forte attività dell’Arpa. Chiaramente ci sono da chiarire alcuni passaggi su cosa è stata la Valnestore sviluppo e altre situazioni».

Tre aspetti da chiarire I sindaci – ha riferito Bratti – hanno evidenziato tre filoni su cui si lavora: «uno – ha specificato – di carattere sanitario, quindi capire su un eventuale collegamento tra la presenza delle ceneri e le patologie tumorali; c’è un tema di chiarimento su alcuni passaggi dell’acquisto con Enel; e poi tema di fondo, io ritengo il più importante, cioè bonificare quelle aree e nel contempo dare un futuro a quel territorio perché oggi è figlio di nessuno in quanto grava su una società in liquidazione e indirettamente rischia di gravare sulle spalle di un comune di 5 mila abitanti». In definitiva «è una delle vicende che deve fare i conti con un passato, che magari ha prodotto ricchezza, ma ha lasciato un’eredità pesante». Uno degli aspetti su cui si dovrà fare luce è, secondo Bratti «che tipo di emissioni venivano fatte da queste centrali, perché non c’è dubbio che lignite e carbone producono una serie di emissioni nocive in atmosfera e purtroppo l’incidenza su malattie potrebbero essere legate a queste emissioni». Il presidente della commissione ha comunque sottolineato che «a disposizione della magistratura c’è una legge che è la 68 che parla di inquinamento e disastro ambiate, per cui se dalle indagini emergeranno parametri che possano costituire il reato di inquinamento ambientale, la Procura può agire in maniera efficace. Qui in reato è inquinamento ambientale».

«Su Gesenu sistema lento a reagire» Su Gesenu, invece, «la guardia di finanza – ha riferito Bratti – ci ha fatto il quadro da un punto di vista economico. Trattandosi di diversi milioni di euro in ballo è evidente che ci sia non una situazione a spot ma un disegno per poter guadagnare il più possibile con delle operazioni non proprio lineari». Inoltre, il presidente ha sottolineato che, dalle audizioni, «è emersa forse un po’ di lentezza nel prendere le adeguate contromisure o non fare le adeguate verifiche. Noi siamo stati qui un anno fa, quelle situazioni che si sono concretizzate con l’arresto erano le stesse e in questo periodo ci è stato detto che, forse, tante cose non sono cambiate. Per quanto ci fosse questa gestione commissariale la cosa si era un po’ sopita, c’è stato un picco di attenzione sulla vicenda, ora ce n’è un altro nell’opinione pubblica ma tra i due picchi di interesse forse la gestione commissariale non ha funzionato come doveva funzionare». Sulle responsabilità, per Bratti «gli enti pubblici che sono dentro Gesenu (il Comune di Perugia, ndr) sono ampiamente minoritari e non so quanto possano influire all’interno delle compagini sociali, però non c’è dubbio che il sistema qualche lato debole lo ha mostrato, diciamo così». Mentre su funzionari pubblici di altri enti, come la Provincia di Perugia «anche su questo – ha detto Bratti – ci sono indagini in corso, mi fermo qua, posso dire di più».

 

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