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sabato 22 gennaio - Aggiornato alle 21:06

Commissariamento Spoleto, Tar mette pietra tombale su ricorso De Augustinis

Per i giudici si può votare la sfiducia con le dimissioni del sindaco sul tavolo: «Altrimenti sarebbe un escamotage per evitare censure all’operato politico dell’esecutivo»

De Augustinis

di Chiara Fabrizi

Il Tar mette la pietra tombale sul ricorso contro il commissariamento del Comune di Spoleto e condanna l’ex sindaco Umberto De Augustinis a pagare le spese legali, quantificate in 2 mila euro per ciascuna parte, in favore del ministero dell’Interno e dei consiglieri dipendenti del sistema sanitario regionale che, a suo dire, non avrebbero dovuto votare la sfiducia per un presunto conflitto di interessi. La decisione dei giudici amministrativi è stata depositata lunedì 29 novembre e stabilisce l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, anche perché l’ex primo cittadino «non ha impugnato i provvedimenti relativi alle elezioni dell’ottobre scorso», per cui «nessuna utilità – si legge in sentenza – potrebbe derivare dall’annullamento» della delibera di sfiducia e del conseguente commissariamento dell’ente. Malgrado ciò, però, il Tar è entrato nel merito del ricorso, bollando come infondati sia il ricorso che i motivi aggiunti depositati nei mesi seguenti.

Si poteva votare sfiducia con dimissioni presentate In particolare, per il collegio (presidente Potenza a latere Carrarelli e Mattei) le dimissioni presentate in consiglio comunale dall’ex sindaco lo scorso 11 marzo, a pochi minuti dalla discussione della sfiducia, «erano in quel momento prive di efficacia immediata», perché la legge concede ai sindaci 20 giorni per ritirarle, e di conseguenza «non incidevano sui poteri dell’assemblea». De Augustinis, infatti, sosteneva che con la presentazione delle dimissioni l’aula non avrebbe potuto votare la sfiducia, ma per il Tar non è così: «La diversa ricostruzione prospettata avrebbe la paradossale conseguenza – è scritto in sentenza – di consentire al sindaco di impedire al consiglio di esprimersi sul rapporto di fiducia con l’esecutivo, sterilizzando di fatto l’istituto della mozione di sfiducia», rischiando di tradursi in «un escamotage con cui l’esecutivo potrebbe sistematicamente precludere al consiglio il principale meccanismo di censura del suo operato politico».

Non c’è stato conflitto di interesse Per quanto riguarda l’altra contestazione di De Augustinis, secondo cui i consiglieri Marco Trippetti (Pd), Antonio Di Cintio e Paola Vittoria Santirosi (entrambi Fratelli d’Italia), si sarebbero dovuti astenere dal voto di sfiducia, che così non avrebbe avuto i numeri per essere approvato, a causa di un paventato conflitto di interesse per la qualità di dipendenti del sistema sanitario regionale, contro cui De Augustinis aveva avviato iniziative giudiziarie contro la trasformazione dell’ospedale di Spoleto in Covid hospital. Anche qui i giudici considerano «infondate» le argomentazioni, perché «a fronte dell’ampiezza della mozione di sfiducia è evidente che la stessa poggi su motivazioni di carattere politico che, per loro natura, sfuggono al sindacato del giudice amministrativo, avendo ampia discrezionalità». In ogni caso, per il Tar «non è ravvisabile dagli atti una univoca e diretta correlazione tra la sfiducia e interessi personali dei ricorrenti o della Asl di cui sono dipendenti».

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