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domenica 5 febbraio - Aggiornato alle 11:20

Come San Francesco abbandona ogni ricchezza: ma ha solo 8 anni. Accade in India

Le associazioni a difesa dei diritti dei minori lanciano l’allarme, per il rischio di plagio. Ma c’è chi difende scelte spirituali

Come San Francesco ha rinunciato a tutte le sue ricchezze per dedicare la sua vita alla completa povertà e penitenza. Con la sola differenza che San Francesco lo fece dopo i 20 anni, questa bambina, a soli otto anni. Si chiama Devanshi Shangvhi, figlia di una nota famiglia di venditori di diamanti di Surat, nel Gujarat, in India, proprietaria di un capitale di 60 milioni di euro. Avrebbe espresso al volontà di diventare monaca giainista, la religione di famiglia che, in India, conta circa 4 milioni di fedeli. Le associazioni a difesa dei diritti dei minori denunciano il rischio di plagio da parte della famiglia e tuttavia sostengono che a 8 anni, anche una deliberata scelta individuale, non può essere considerata legittima e consapevole, venendo negati di conseguenza irrinunciabili diritti del bambino, allo svago, al gioco e divertimento, come agli studi. Una posizione che tiene conto anche del fatto che per una famiglia di alto rango e profondamente religiosa, in quel contesto culturale, avere una figlia monaca, significa anche motivo di vanto.

Dopo 4 giorni di festeggiamenti a cui, secondo le cronache, non si sarebbe badato a spese, con elefanti e carretti adornati, oltre che cerimonie dai grandi numeri, la piccola Devanshi, è entrata nel convento delle monache seguendo i rituali previsti del taglio e rasatura dei capelli, per poi dormire su un lenzuolo a terra, rinunciare a ogni avere e dedicarsi completamente a una vita di povertà che vieta anche di prendere un mezzo di trasporto dovendo raggiungere qualunque località a piedi. Secondo le pratiche previste, le monache giainiste, posseggono una piccola scopa per spazzare davanti a dove passeranno con i propri piedi al fine di evitare che possano ammazzare anche un solo un insetto.

La storia è piena di giovanissimi, se non perfino bambini, che entrano nei conventi, molti dei quali iniziano pratiche che li portano a consacrare la propria vita. Accade nelle religioni orientali, come anche in quella cristiana, dove il noviziato, ad esempio, non può iniziare prima dei 17 anni, ma ciò non toglie che si possa entrare in convento molto prima. Vale anche per i monaci cattolici, come per i buddisti. E soprattutto sono pratiche che in passato erano molto frequenti in occidente anche all’interno di famiglie benestanti e aristocratiche. Bipin Doshi, insegnante di filosofia gianista a Mumbai – secondo quanto riporta Repubblica – non è d’accordo con quanti contestano la ‘libera’ scelta di una bambina di soli 8 anni: «Non si possono applicare i principi legali al mondo della spiritualità. E poi, se non è contenta, può sempre tornare a casa, nessuno la costringe». Va ricordato tuttavia che stiamo parlando di un paese nel quale esistono tutt’ora pratiche di bambine date in sposa, attraverso matrimoni combinati tra famiglie, nonostante la pratica sia considerata illecita dal 1947.

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