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venerdì 23 ottobre - Aggiornato alle 13:04

‘Col Covid sconquasso sanità pubblica umbra per privatizzarla’: tutti i punti della denuncia

Il documento: «Smantellata medicina sui territori, Rianimazioni ultimi in Italia, bloccati reparti Medicina e Chirurgia. Fallimento totale»

Una linea rossa sul pavimento segnala il percorso nel reparto Covid di Pantalla (foto ©Fabrizio Troccoli)

Il portavoce delle opposizioni, Fabio Paparelli, i gruppi di minoranza all’Assemblea legislativa dell’Umbria (Tommaso Bori-capogruppo, Donatella Porzi, Simona Meloni, Michele Bettarelli-Pd, Thomas De Luca-capogruppo-M5S, Vincenzo Bianconi-capogruppo-Misto, Andrea Fora-capogruppo-Patto civico per l’Umbria) hanno condiviso un documento in cui denunciano «l’inadeguatezza del governo regionale dell’Umbria» per le scelte e le modalità attuate nell’affrontare la crisi sanitaria da Covid-19. Tali scelte sono spiegate come funzionali alla «riduzione dei servizi sanitari pubblici a vantaggio del sistema privato». Nel documento si punta il dito su «ritardi e mancato potenziamento del servizio sanitario regionale», sul fatto che non è stato «ancora approvato il piano sanitario regionale» e che non è stata attuata l’auspicabile «integrazione tra le aziende ospedaliere». I gruppi di minoranza denunciano poi «la messa in discussione della medicina territoriale e della rete ospedaliera dell’emergenza urgenza». Oltre a ciò si rileva che il numero delle terapie intensive è «rimasto pressoché invariato, l’ospedale da campo non sarà realizzato in tempi utili, sulle lunghe liste d’attesa si registrano forti disagi per i tamponi drive-in e il piano pandemico non è stato ancora aggiornato».

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BOOM DI CASI: LE STRATEGIE

Ritardi e mancato potenziamento  «I livelli di contagio raggiunti in Umbria, ormai paragonabili ai picchi dell’aprile scorso – scrivono – , stanno rimettendo in forte sofferenza il sistema sanitario regionale, nonostante l’assessore Coletto e l’intera giunta Regionale abbia avuto il tempo per organizzarsi vista l’annunciata evenienza. In questi mesi, pur disponendo dei fondi ricevuti dal governo e malgrado gli impegni assunti in Consiglio regionale lo scorso luglio, la Giunta Regionale, dopo aver perso mesi di tempo ad autoincensarsi rivendicando risultati raggiunti solo grazie al caso, alle misure nazionali ed alla dedizione dei nostri operatori sanitari, non è stata in grado di mettere in campo nessuna misura di potenziamento sanitario, specie sul versante della medicina di prevenzione e territoriale, in previsione di questa nuova ondata pandemica».

RAFFICA DI CONTROLLI

Niente piano sanitario e nessuna integrazione «Dopo un anno di governo leghista – ancora la nota – non è ancora stato approvato alcun piano sanitario, avendo scelto di ignorare il piano preadottato nel 2019, frutto di due anni di lavoro insieme agli operatori della sanità e alle parti sociali. La Regione non ha attuato alcun potenziamento della medicina di territorio, non ha fatto passi avanti per realizzare una vera integrazione tra le Aziende Ospedaliere, due elementi caratterizzanti il piano preadottato e fondamentali per garantire un maggior livello di risposta e appropriatezza delle prestazioni».

Terapie intensive invariate e ospedale da campo fantasma I consiglieri denunciano che «nonostante gli annunci, il numero delle terapie intensive è rimasto pressoché invariato, l’ospedale da campo non sarà realizzato in tempi utili, come ampiamente previsto e comunque non disponendo di operatori sanitari per gestirlo. Mentre le liste d’attesa si stanno allungando in modo abnorme costringendo i cittadini a rivolgersi ai privati, oltre al fatto che non sono state ancora individuate definitivamente né le strutture Covid free, né i percorsi di sicurezza all’interno degli ospedali, tanto da determinare addirittura la recente positività di alcuni primari». E aggiungono: «Le interminabili file per effettuare i tamponi drive through e l’annunciata sospensione delle chirurgie». Sostengono inoltre che questo governo «non ha neanche provveduto ad aggiornare il Piano pandemico regionale, giustificandosi dietro alla attesa, niente affatto necessaria, di quello Nazionale».

Mancato potenziamento Indicano inoltre cosa si sarebbe dovuto e potuto fare nel frattempo: «Avremmo dovuto potenziare i dipartimenti di prevenzione delle Asl, integrare le Aft ( Aggregazione Territoriale Funzionale) con le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) in modo da garantire una maggiore presenza di infermieri per i servizi a domicilio, si potevano attivare i Covid hotel per gestire casi lievi e quarantene sicure, visto che il maggior numero di contagi avviene in ambito familiare, tanto per fare alcuni esempi. Le assunzioni sventolate sono rimaste al palo, manca ancora un piano di monitoraggio delle Rsa, così come, non sono stati approntati percorsi separati negli ospedali per i malati cronici e per le patologie tempo dipendenti».

Medicina territoriale abbandonata  «In questi anni – è scritto ancora nella denuncia – l’Umbria aveva saputo costruire un modello meno ospedalocentrico, più territoriale e vocato all’assistenza a domicilio. Durante la prima ondata di contagi, ad esempio, le terapie intensive hanno retto il colpo perché in molti casi il riconoscimento sul territorio dei primi sintomi ha consentito di trattare immediatamente i pazienti prima di arrivare in Ospedale». Vale lo stesso «sulla rete dell’emergenza degli ospedali umbri, con posti di terapia intensiva non solo a Perugia e Terni ma anche in altri 5 nosocomi: Città di Castello, Foligno, Gubbio, Spoleto e Orvieto. Aver investito negli anni – aggiungono -, più che nel resto d’Italia, su medici e infermieri ha consentito di garantire servizi di qualità negli ospedali e sul territorio. Di fatto l’ Umbria, a differenza di altre regioni come la Lombardia, può ancora disporre di un modello di sanità che si è caratterizzato per una spiccata sfera pubblica, con una quantità e qualità di medici e infermieri superiore al resto del Paese. Tutto questo viene messo in discussione. L’assessore Coletto spieghi dunque le ragioni per le quali la nostra regione non ha provveduto in tempo all’approvvigionamento dei posti letto rispetto alle altre regioni. Oggi l’Umbria, infatti, rispetto alla quota minima di posti di terapia intensiva, pari a 14 ogni 100 mila abitanti, è ancora ferma a 7,9, totalizzando il dato peggiore nazionale dopo la regione Campania. Ci risulta inoltre che da oggi a Perugia i reparti di Medicina Interna e Terapia Intensiva 1 sono stati riconvertiti e destinati ai malati di Covid segno che il personale viene destinato ad altre funzioni, lasciandone scoperte altre. Al Santa Maria di Terni si stanno accorpando direzioni e chiudendo le sale operatorie».

Denuncia  L’accusa è chiara: si vorrebbe partire dalla pandemia per imporre la sanità privata. Lo dicono a chiare lettere: «Un’offerta di servizi medico-sanitari pubblici ridotta all’osso con l’obiettivo mal celato di utilizzare il tutto a vantaggio della sanità privata. Per privatizzare la sanità, così come era scritto nel programma della presidente Tesei, non serve dunque fare delibere che lo stabiliscano, basta non far funzionare quella pubblica. E questo è ciò che si sta facendo. Questa è la responsabilità più grande che si sta intestando questa Giunta regionale e, in piena pandemia, alla irresponsabilità si aggiunge un’etica della politica davvero discutibile».

Coletto: «Non rischiamo» All’Ansa l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto replica dicendo che l’Umbria dispone attualmente di 8,6 posti di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti, «come stabilisce il ministero» e parla di situazione «rassicurante e migliore di tante altre aree del Paese». «Nel pre Covid – ha detto ancora l’assessore – c’erano 69 posti in rianimazione. La programmazione governativa ne ha previsti 58 in più in seguito all’emergenza sanitaria e noi ne abbiamo già realizzati sette senza ricorrere ai fondi governativi ma solo con quelli regionali. Per gli altri aspettiamo le procedure avviate dal commissario Arcuri. Siamo comunque pronti a riattivare anche domani – ha ribadito l’assessore – 124 posti per fare fronte a eventuali necessità che dovessero presentarsi per la pandemia». Riguardo alla dotazione di posti Coletto ha comunque evidenziato che l’Umbria con il suo 8,6 per 100 mila abitanti «fa meglio di regioni quali il Piemonte, 8,4, Marche, 8,3, e Campania, 7,3. Non siamo certo gli ultimi come qualcuno vorrebbe far credere». Soffermandosi sulla situazione a oggi dei posti occupati nelle intensive, Coletto ha definito la situazione «sotto controllo con 15 posti occupati».

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