giovedì 17 agosto - Aggiornato alle 13:28

Cie in Umbria, la Cgil dice no: «Esperienza fallimentare, da noi l’accoglienza funziona»

A pochi giorni dall’incontro tra governo e Regioni, il sindacato si schiera contro la proposta di Minniti

L'ufficio immigrazione della questura (foto F.Troccoli)

«La Cgil dell’Umbria e la Camera del Lavoro di Perugia sono fermamente contrarie all’apertura di un Cie sul territorio regionale». Ad affermarlo, in vista dell’incontro tra le Regioni e il ministero dell’Interno in programma per il prossimo 19 gennaio, sono Barbara Mischianti, segretaria regionale Cgil, e Vanda Scarpelli, segretaria della Camera del Lavoro di Perugia. «La proposta del ministro Minniti di aprire un Cie in ogni regione italiana è per noi assolutamente irricevibile – affermano Mischianti e Scarpelli – anche perché l’esperienza di questi centri in altre regioni italiane è risultata assolutamente fallimentare. Si tratta di luoghi in cui sono stati continuamente violati i diritti umani e la dignità delle persone, dando vita nella maggior parte dei casi a una lunga e inutile detenzione senza risolvere il problema dell’identificazione».

Accoglienza senza problemi «L’Umbria – continuano le due segretarie – ha scelto al contrario e da tempo un sistema basato sull’accoglienza diffusa che permette attualmente di gestire senza particolari problemi la presenza di 3.263 persone, delle quali 408 sono state inserite nello Sprar. Non si vede come introdurre in questo contesto un Cie possa essere in alcun modo di aiuto. Piuttosto – concludono Mischianti e Scarpelli – sollecitiamo il ministero dell’Interno a pubblicare quanto prima il bando per l’affidamento dei servizi di accoglienza dei richiedenti asilo nella provincia di Perugia per l’anno 2017, che ad oggi non risulta pubblicato».