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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 22:38

Chiese al buio e non suonano più neanche le campane, il parroco: «Troppi debiti»

Don Thomas taglia le spese ma i fedeli protestano. A Casteldilago sulle tracce di San Valentino: ecco ‘l’inedito’ col pizzetto

 

di Marta Rosati

Le campane non avvertono che è mezzodì, né che un compaesano ha lasciato per sempre questa vita o che la messa sta per iniziare. Alzando gli occhi all’esterno delle chiese si vede come gli orologi, dove presenti, siano fermi; e a Casteldilago, paese così legato ai numerosi santi che festeggia nel corso dell’anno, sono per questo tutti molto amareggiati. Siamo ad Arrone, nel cuore della Valnerina ternana e nell’ambito della diocesi Spoleto-Norcia.

Arrone Qui il nuovo parroco Don Thomas Grodzki, dal suo arrivo nell’ottobre del 2020, ha stabilito in ottica di una spending review, di procedere al distacco della corrente ovunque nelle chiese periferiche, quindi in ogni luogo di culto dislocato nelle varie frazioni del paese: «Il mio operato – spiega a Umbria24 – è motivato dal fatto che la parrocchia è oberata di debiti, pertanto non è possibile sostenere spese per i numerosi presidi religiosi dove non vengono solitamente officiati riti». I parrocchiani sono profondamente dispiaciuti per questo e chiedono di essere coinvolti per una soluzione condivisa facendo appello anche al sindaco. Sollecitato sull’argomento, il sindaco Fabio Di Gioia rivela: «Già cinque mesi fa mi ero attivato per capire per quale ragione le chiese fossero lasciate al buio, quando il problema si palesò a Buonacquisto. Conosco quindi da allora la posizione espressa dal parroco, ma chiaramente è qualcosa che esula dalle mie competenze. Ad ogni modo, se necessaria una mediazione tra le parti, non esiterei a intervenire, non solo per il desiderio espresso da molti nei piccoli centri di mantenere accesi i luoghi di culto e per i quali sarebbero magari disposti anche ad autotassarsi, ma anche a tutela dei beni del paese che sono sì di proprietà della diocesi ma arricchiscono il patrimonio del territorio dal punto di vista storico, artistico, culturale e paesaggistico». E a proposito di autotassazione, ad Arrone diversi cosiddetti ‘santesi’ ne sanno qualcosa: è tradizione, per le feste di paese fare la questua casa per casa. «A Casteldilago – aggiunge il custode della chiesa di San Valentino Andrea Fiocchi – la diocesi percepisce anche un paio di affitti. Almeno in una chiesa che la luce resti».

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Casteldilago Umbria24 venerdì pomeriggio ha effettuato una visita alla chiesa di San Valentino proprio a Casteldilago, in compagnia del giornalista, storico e scrittore Arnaldo Casali, direttore del’Istess (Istituto di strudi teologici e storico-sociali), sempre a caccia di nuovi spunti per le sue ricerche sul protettore degli innamorati e della città di Terni, nonché primo patrono anche del suggestivo borgo medievale, dove da tempo insiste un albergo diffuso e un ristorante, ‘L’osteria dello Sportello’, richiama clienti da ogni parte dell’Umbria e non solo. Nonostante il buio completo alle 18.30 di una piovosa giornata di settembre, con le torce dei cellulari è stato possibile apprezzare i diversi gioielli custoditi al suo interno, tra questi una statua di San Valentino che tiene tra le braccia il paese di Casteldilago, alcune sue reliquie e un mezzo busto del santo ritratto insolitamente col pizzetto: «Direi un inedito a livello iconografico» commenta Casali che ha effettuato ricerche in diverse parti del mondo (nello stesso paese, all’interno della chiesa di San Nicola, il patrono dell’amore è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale del vecchio vescovo con mitra e pastorale). «Questa chiesa di San Valentino è bellissima – prosegue Casali – peccato sia lasciata al buio, conserva importanti elementi utili per ricostruire anche la storia del territorio ma anche delle diocesi nel tempo. Un vero tesoro che va riscoperto e valorizzato».

Sulle tracce di San Valentino Come riportato infatti all’interno della pubblicazione ‘Lo statuto della terra di Casteldilago sec.XVI’, l’appartenenza del castello (già sede dell’antica pieve di San Valentino) alla Diocesi di Spoleto, avrebbe nel corso del tempo limitato la propensione ai collegamenti col santo di Terni, alla diocesi della quale si ipotizza che il paese sia appartenuto fino all’VIII secolo. «Evidentemente nel lungo periodo di sospensione della diocesi di Terni dal 760 al 1218, Arrone e quindi Casteldilago, sono state ‘scippate’ dalla diocesi di Spoleto» osserva Casali. E chissà che con gli accorpamenti dettati recentemente dalla Santa Sede, non tornino presto sotto la stessa egida tutti questi territori: un’altra chiesa intitolata a San Valentino si trova lungo la Valnerina a Ceselli, frazione del Comune di Scheggino in provincia di Perugia.

 

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