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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 18:03

Cava del Botto Orvieto, sindacato vicino ai lavoratori: «Non si possono scaricare»

C’è chi chiede la chiusura e chi rischia il posto. Cgil Terni: «Ricomporre posizioni e ragionare insieme»

Non si ferma la polemica sulla Cava del Botto. La Cgil della Provincia di Terni in una nota ha espresso «solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici della Basalto la Spicca Spa di Orvieto, il cui futuro occupazionale è messo in discussione da chi la considera dannosa per il territorio, chiedendone di fatto la chiusura».

La vicenda Sulla cava rinominata ‘del Botto’ da mesi incalza la polemica tra chi vorrebbe chiuderla o quanto meno non ampliarla e chi invece lì ci lavora. A fatica il comitato neo costituito che si batte per la chiusura ‘Amici del Botto’ era riuscito di recente a coinvolgere anche la Sovraintendenza stabilendo che «‘podere spicca’ ha un interesse particolarmente importante per il valore storico, culturale e architettonico» e la cava non poteva estendersi di più come progettato per il rischio  di danneggiarlo. Poi ancora era stata organizzata una raccolta firme e il coinvolgimento del Comune di Orvieto. È in questo contesto caldo che arrivano ora le considerazioni della Cgil di Terni.

La nota della Cgil «Non si possono scaricare lavoratori e lavoratrici del sito produttivo e dell’indotto, né si può trascurare il valore aggiunto in termini di produttività e buona occupazione che l’azienda porta alla Provincia di Terni» tuona il sindacato che ha approvato un ordine del giorno del direttivo in cui si impegna a «sostenere le iniziative che dovessero essere messe in atto». La Cgil chiede «un impegno serio e concreto a ricomporre le posizioni e a ragionare insieme su come proseguire, tenendo bene a mente che il lavoro dignitoso è motore di uno sviluppo sostenibile e crea vantaggio non solo per i  singoli lavoratori e per le loro famiglie, ma per tutta l’economia locale».

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