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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 18:07

Cava del ‘botto’: c’è il si della Conferenza dei servizi all’ampliamento

Il comitato che si oppone: «Prendiamo atto della decisione, ma non ci arrenderemo»

La conferenza dei Servizi dice si al progetto di ampliamento della cava ‘la Spicca’. La decisione è arrivata il 19 luglio scorso ed ha già scosso gli animi di  cittadini e residenti del luogo che avevano formato un comitato in difesa del territorio. Per loro «la decisione delle amministrazioni, assunta in tempi record, apre la strada al perpetuarsi dello scempio ambientale. Particolarmente sorprendente – commentano –  la posizione del comune di Orvieto, che si dichiara ‘favorevole senza condizioni’». La stessa sindaca Roberta Tardani aveva ricevuto nelle sue mani una raccolta di 2.500 firme di impiegati della Cava che ne chiedevano la salvaguardia per tutelare il loro lavoro. Appello a cui si era unita anche la Cgil di Terni nei giorni seguenti. Una battaglia insomma vinta al momento dai lavoratori ma che non si conclude qui. «Non ci arrendiamo» tuona il comitato ‘amici del botto’ che è ancora in attesa della decisione del loro ricorso al Tar.

‘Uno scempio ambientale’ «Sembrano così destinati a perpetuarsi lo scempio ambientale e il grave pregiudizio subito dagli abitanti delle aree circostanti per le polveri, il rumore e le vibrazioni dovute all’attività di scavo e lavorazione del materiale estratto». Commentano così la decisione della conferenza dei servizi i residenti della zona intorno alla cava. « Un attacco, sul piano degli interessi generali, mosso alla più preziosa delle risorse che possiede Orvieto, la sua bellezza paesaggistica e storico-artistica. Si tratta, infatti, poi di un depauperamento dell’intero territorio orvietano ed umbro, destinato a gravare sulle future generazioni, che erediteranno un territorio ferito e compromesso per decenni nelle sue potenzialità, anche economiche».

Podere Spicca svincolato dai lavori Una piccola vittoria però è stata ottenuta. Dal piano di ampliamento è stato stralciato il progetto di ampliamento su podere Spicca, vincolato dalla Soprintendenza e testimonianza dell’interesse storico-paesaggistico dell’area. « Un gravissimo colpo a quel gioiello storico che è il Borgo del Botto  – commenta il comitato – e all’aspirazione dei suoi abitanti di continuare a promuoverne lo sviluppo turistico secondo la sua naturale vocazione, in un’epoca nella quale più che mai la bellezza della nostra Regione è universalmente riconosciuta come patrimonio inestimabile».

‘Non ci arrendiamo’ «Prendiamo atto della decisione regionale, ma non ci arrenderemo – conclude il comitato – . Anzi, ci auguriamo che un numero sempre maggiore di cittadini partecipi attivamente e consapevolmente alla nostra battaglia, nella convinzione che sia venuto il momento di dire stop all’impoverimento di un territorio che ha già pagato, per oltre un trentennio, un prezzo elevatissimo all’attività estrattiva. Attendiamo nei prossimi mesi la decisione del Tar, che dovrà esprimersi sulla legittimità del procedimento amministrativo seguito ed in particolare sull’incomprensibile mancato esperimento della VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e di qualsiasi valutazione delle conseguenze di un’ulteriore espansione territoriale e temporale delle attività estrattive sull’insieme degli interessi in gioco».

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