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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 00:48

Castiglione del Lago, biogas a Le Coste: la centrale della diascordia al centro di un’assemblea pubblica

di Manuel Guerrini

Un altro capitolo va ad arricchire l’ormai epica odissea della centrale a biogas che dovrebbe sorgere nel comune di Castiglione del Lago. Dopo litigi, dichiarazioni e smentite, nascita di comitati popolari, scontri fra sindaci di comuni limitrofi, si aggiunge un ennesimo episodio in questa contorta vicenda. Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, riavvolgendo il nastro per ripercorrere le principali puntate della storia.

L’origine della questione L’ambientazione è un posto incontaminato e di alto pregio ambientale, al confine tra Umbria e Toscana, terreni accarezzati dalle sponde del lago di Chiusi: ci troviamo nella zona delle “Torri Beccati questo e Beccati quest’altro”, e più precisamente ai “Chiaretti”, dove il comune di Chiusi confina con quello di Castiglione del lago. Ed è qui che inizia il tutto, quando circa un anno fa una società privata chiede di poter costruire in quei terreni un impianto a compostaggio all’Amministrazione comunale di Castiglione del Lago. I cittadini dei paesi limitrofi (principalmente di Villastrada, Vaiano e Chiusi) si oppongono subito a questa ipotesi, preoccupati dall’impatto che la struttura avrebbe nell’ecosistema circostante. Al no dei cittadini si aggiunge quello della Comunanza Agraria, ente proprietario dei terreni in questione, che unisce la sua voce alle preoccupazioni degli abitanti.

No alla centrale L’Amministrazione castiglionese prende tempo,ma quello che viene fuori dalle assemblee spesso infuocate tra Comune di Castiglione del Lago con a capo il sindaco Batino, “Comunanza Agraria” e cittadini è un  rifiuto netto dell’ipotesi di costruire una centrale a biogas in quell’angolo di territorio. E per un po’ si placano le acque.

Il colpo di scena Ma è la calma prima della tempesta: infatti, quando sembra tutto sopito, ecco il colpo di scena: la stessa ditta privata che aveva visto il rifiuto di costruire sui terreni della Comunanza Agraria presenta alla stessa Amministrazione di Castiglione del Lago una richiesta per la realizzazione di un impianto a biogas in un altro sito, in località Pomelato, sui terreni dell’azienda agricola Le Coste. La nuova area individuata è in realtà a poche centinaia di metri dal luogo bocciato inizialmente, e questa volta coinvolgerebbe ben tre comuni: Castiglione del Lago, Chiusi e Città della Pieve. Una sorta di paradiso naturale, circa 600 ettari di verde dove si possono trovare numerose specie animali, prima riserva di caccia italiana (creata dai marchesi Piccioni negli anni ’20) ed ora meta di turismo rurale con case-vacanza immerse nella natura.

Il comitato e i sindaci Subito sorge un comitato spontaneo di cittadini contro questa ipotesi, e mentre il sindaco castiglionese Batino non prende una posizione aspettando la presentazione del progetto ufficiale, per contro il primo cittadino chiusino Scaramelli si dice fortemente contrario alla costruzione di una centrale al confine con il suo comune. Gli animi si surriscaldano e monta la polemica, tra i due sindaci (peraltro appartenenti allo stesso partito) cominciano a volare anche parole forti e a venire a galla vecchi rancori e diatribe delle quali non stiamo qui a raccontare.

L’incontro Arriviamo così all’attesissima serata del 10 maggio, quando l’Associazione per la tutela e la difesa ambientale delle Coste organizza a Villastrada un incontro pubblico alla Sala del club sportivo, coinvolgendo nell’iniziativa il biologo ambientalista Roberto Pellegrino, il medico dell’ambiente ISDE-Italia Giovanni Vantaggi e l’avvocato Urbano Barelli. A fianco dell’Associazione scendono in campo anche Coordinamento Nazionale Terre Nostre, Coordinamento Umbro Terre Nostre e Coordinamento Regionale Energie Rinnovabili.

La parola agli esperti Una folta partecipazione di cittadini interessati all’argomento assiste all’assemblea, dove gli ospiti esperti descrivono chiaramente i rischi e gli svantaggi che comportano queste centrali, a riguardo soprattutto delle emissioni tossiche, avvalendosi di dati inconfutabili e di tabelle che lasciano riflettere su come questa materia debba essere regolamentata a fondo. Viene inoltre sottolineata la bassa efficienza energetica riscontrata, a fronte di molta energia sfruttata per produrla, a differenza di altre energie rinnovabili come l’eolico, il solare/fotovoltaico e l’idraulico, le vere fonti alternative da sfruttare secondo loro.

Batino Prende la parola il sindaco Batino, che già nel pomeriggio aveva rilasciato dichiarazioni a difesa dell’operato della sua Giunta, evidenziando come Castiglione del Lago sia tra i pochi comuni ad avere disciplinato con norme più restrittive e rigide la materia delle energie pulite. Il primo cittadino lacustre non si sbilancia sulla questione biogas, e torna a ribadire che appena il progetto integrale sarà ufficialmente presentato verrà analizzato scrupolosamente e discusso, il tutto nella piena trasparenza per gli abitanti, ascoltando e valutando l’opinione di tutti: rimandando di fatto la questione alla Conferenza dei Servizi, dove sarà garantita la partecipazione della cittadinanza e dei suoi comitati, dell’Amministrazione comunale di Chiusi e dei tecnici ed esperti, compresi i tre ospiti della serata.

Scaramelli Netta e chiara è invece la posizione del sindaco chiusino Scaramelli, che si dice contrario nel modo più assoluto ad un impianto del genere in quella zona, non per un preconcetto, ma per la valenza storica e paesaggistica del luogo, oltre che per un problema di messa in sicurezza dell’area, troppo spesso teatro di allagamenti.  E’ la volta poi di numerosi cittadini che chiedono se la zona è idonea, e perché proprio lì?

La zona A ben guardare si tratta di un’area ad alto rischio allagamento (come già accaduto nel novembre 2012 con l’esondazione del torrente Tresa), lontana da fonti di alimentazione per l’impianto (allevamenti di bestiame e campi di mais) e quindi con la conseguente necessità di un rifornimento esterno, il che comporterebbe un traffico eccessivo di camion in strade non adatte al passaggio di mezzi pesanti. Non da meno il problema dello smaltimento degli scarti della lavorazione che andrebbe riversata nei campi della zona, provocando un odore di certo non gradevole, specialmente d’estate. Tutto ciò a pochissima distanza dai siti archeologici di Chiusi e dal suo lago, e dal Sentiero della bonifica, un percorso ciclabile che unisce la cittadina etrusca ad Arezzo: non proprio il massimo per il turismo del luogo ed il suo indotto. Perché dunque, hanno chiesto da più parti,  progettare la costruzione di questi fabbricati in zone di alto valore ambientale e vicino ai centri abitati, invece che magari lasciare queste aree incontaminate ed erigere capannoni in luoghi più idonei alla destinazione industriale?

La Conferenza dei Servizi Per avere le risposte a questi interrogativi si dovrà aspettare la Conferenza dei Servizi, dove forse finalmente si potrà scrivere la parola fine a questa lunga storia, sperando possa catalogarsi come una leggera commedia all’italiana e non come una tragedia in stile moderno.

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