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giovedì 22 ottobre - Aggiornato alle 03:06

Caso Suarez, da ‘Perugia della droga’ a ‘diplomificio facile’

Dall’esaltazione provinciale alla gogna: la città nuovamente sotto i riflettori internazionali. Ancora un duro colpo

la direttrice del Centro per la valutazione e certificazione linguistica Stefania Spina dell'Università Stranieri, con il calciatore Suarez

di Maurizio Troccoli

Che ci sia stata o meno una corruzione da parte di qualcuno per fare ottenere al giocatore Suarez un diploma di lingua per la cittadinanza, lo verificheranno le indagini della magistratura. Come verificheranno, in caso affermativo o contrario, se comunque quell’esame fosse regolare.  Oggi però siamo allo scandalo. E all’imbarazzo. Mentre, soltanto pochi giorni fa, eravamo all’esaltazione. Probabilmente eccessivamente ostentata. Sicuramente ‘provinciale’, a maggior ragione se, la panoramica è quella di una istituzione e di suoi massimi rappresentanti, coinvolti nel delirio del selfie con il campione. (clicca su immagini sotto per aprire. Qui il post)

Gl indagati con il calcaitore. Da sinistra la direttrice del Centro per la valutazione e certificazione linguistica Stefania Spina, il direttore generale Simone Olivieri, la rettrice Giuliana Grego Bolli e Lorenzo Rocca (uno degli esaminatori)

«Genuflettersi al potere» Qualcuno, sui social, ha scritto che non c’è ‘nulla di peggio di vedere una autorità accademia genuflettersi al potere’.   Di natura economica, politica o dello spettacolo che sia. Comunque fosse andata il giorno dopo, a prescindere cioè dal caso giudiziario, vedere una istituzione universitaria, come la Stranieri di Perugia, strumento storico, tra le altre tante buone cose, del tentativo di  sprovincializzazione di questa città, diventare icona di provincialismo, fino a somigliare alla pizzeria di quartiere, con le foto degli attori alle pareti, è un colpo all’occhio grave quanto lo scandalo da carte bollate.

Cosa si farebbe per un selfie? Esempio, lei, la prof. la direttrice del Centro per la valutazione e certificazione linguistica, Stefania Spina, «incaricata – secondo le indagini – della preparazione del candidato», accusata di avere responsabilità sia sulla organizzazione dell’esame che sulla presunta falsa verifica del livello di conoscenza della lingua del giocatore, «in quanto il contenuto specifico delle modalità e dei temi della prova era stato predeterminato e reso noto all’esaminando», è quella del seguente post: «Devo dire che oggi all’università c’era un discreto movimento. Sarà stata la presenza di questo mio studente uruguaiano che ha sostenuto un esame?». Su cui risponde a un commento: «No non l’ho “esaminato” io, gli ho dato un po’ di lezioni a distanza prima che venisse per l’esame. Mi piacerebbe poter limitare la validità del certificato solo se va alla Juve, ma temo di non potere».

la direttrice del Centro per la valutazione e certificazione linguistica Stefania Spina dell’Università Stranieri, con il calciatore Suarez

Perugia diplomificio L’immagine, si appunto quella. Che è già costata molto a questa città. Che è anche reputazione e che, il giorno dopo, fa vibrare le tastiere di quanti, sotto ai post social della Stranieri, scrivono, da ogni parte, di sentirsi traditi, per il valore dei propri titoli di studio. Perugia avrebbe qualche metro di riferimento per misurare quanto vale un danno di immagine, per la città, a livello universitario. Il sindaco si è limitato ad auspicare che non accada. E’ chiaro che i piani, pur differenti, del colpo alla reputazione, tra oggi e il passato, purtroppo, alla fine, convergono sullo stesso livello. Che è il buon nome di Perugia. Perugia, città universitaria. E ci mancherebbe che dopo, la ‘città della droga’, non arrivi anche quello del ‘diplomificio facile’. Sciagura da scongiurare ma che, se si parte dai titoli di giornali non soltanto italiani, oggi, come in passato, appare, con tutti i suoi presupposti, compiersi.

Frittata fatta Si immagini il contraccolpo sulla già ridotta capacità di attrazione che la Stranieri starebbe avendo, negli ultimi tempi, stando alle cronache giornalistiche. Ecco, appunto, l’immagine. Quella materia a tratti impercettibile. A continuo rischio di sottovalutazione. Troppo spesso in mano a inesperti o in pasto a istinti provinciali se non paesanotti. Facilmente accessibile a chiunque, particolarmente nel bel mezzo del brivido della ribalta, anche se per il tempo stretto di un selfie o di un post, nonostante coinvolga, riguardi e impegni una istituzione universitaria, bene: l’immagine, finisce per interrogarti fuori tempo massimo. Quando non c’è più quello per rimediare. Ma solo quello per riflettere.

 

 

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