giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 01:39

Case popolari, sindacati all’attacco: «Con il nuovo regolamento regionale aumenti fino al 300%»

Dure critiche di Cgil, Cisl e Uil e delle associazioni degli inquilini: «Saremo la regione col canone medio più alto d’Italia»

La conferenza stampa dei sindacati e delle associazioni

Sindacati e associazioni degli inquilini all’attacco del regolamento regionale che fissa i canoni di affitto degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica, determinati in base all’Isee e non più sulla base di reddito e valore dell’immobile. In una conferenza stampa tenuta lunedì Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini, assieme a Cgil, Cisl e Uil regionali, parlano di «clamorosa ingiustizia» e spiegano che il regolamento «colpisce duramente le fasce più deboli tra gli assegnatari delle case popolari in Umbria (circa 7 mila famiglie). La nuova legge, varata senza tenere minimamente in considerazione le nostre proposte – hanno affermato i rappresentanti di associazioni e sindacati nel corso di una conferenza stampa tenuta lunedì – introduce anche per la determinazione dei canoni lo strumento dell’Isee, producendo un effetto distorsivo che penalizzerà fortemente i nuclei con un solo componente (circa 2 mila persone), portando ad un incremento del canone che potrà arrivare fino al 300 per cento».

Il canone più alto L’esempio portato dai sindacati è quello di una persona ultraottantenne, rimasta sola, con un reddito di 7142 euro lordi, che attualmente paga un canone di circa 40 euro mensili, ma con la nuova normativa a regime andrà a pagarne circa 120 euro. «Eravamo già la terza regione con il canone medio più alto d’Italia (115 euro), ora – hanno sottolineato i sindacati – saremo di gran lunga la prima, raggiungendo una media di circa 140 euro. Non a caso – hanno aggiunto – la stragrande maggioranza delle regioni italiane non applica l’Isee per la determinazione dei canoni».

Fare cassa Altra «gravissima questione» sottolineata nella conferenza stampa è quella della reintroduzione – nonostante la precedente cancellazione ottenuta grazie alla mobilitazione dei sindacati – del limite di 10mila euro di beni mobili per poter mantenere il diritto alla casa popolare. «Questo significa – hanno spiegato i rappresentanti delle sigle degli inquilini – che un nucleo familiare che possiede una piccola utilitaria potrebbe perdere il diritto alla casa e quindi essere cacciato». «Appare chiaro che l’unico scopo di questa legge vergognosa è quello di fare cassa, nonostante i conti di Ater (Azienda territoriale di edilizia residenziale) siano già in attivo – hanno concluso i sindacati-, per questo da subito avvieremo una campagna di assemblee nei quartieri popolari, per informare gli assegnatari e la cittadinanza tutta, in vista di una grande mobilitazione entro il mese di settembre».

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