mercoledì 30 settembre - Aggiornato alle 04:01

Case popolari, in Umbria otto su dieci a famiglie italiane. Su 20 mila inquilini 4.500 sono stranieri

Una casa popolare

di Daniele Bovi

Uno dei luoghi comuni più abusati in questi anni di crisi, buono più per pescare qualche voto che per capire la realtà che ci circonda, è quello secondo il quale «tutte le case popolari vanno agli stranieri». Non sembra essere così in Umbria dove, secondo i dati ufficiali dell’Ater aggiornati alla fine del 2012, l’80,3% degli assegnatari è italiano. Una percentuale che, spiegano dall’Agenzia che si sta preparando ad aggiornare i dati, non è sostanzialmente cambiata negli ultimi due anni: su 7.964 assegnatari quindi 6.392 sono famiglie italiane mentre 1.566 straniere. Complessivamente quindi su 20.061 persone ospitate, quasi 16 mila sono italiane.

I numeri A Terni su 2.044 case l’88,2% (1.802) è stato assegnato a italiani, mentre a Perugia su 1.510 in 1.050 (69,5%) si parla la lingua del Bel paese. I dati sono simili anche nel resto delle grandi città umbre: ad Assisi la percentuale di case abitate da stranieri è del 22%, a Castello del 20,4%, a Foligno del 19%, a Gubbio del 15%, a Spoleto del 17%, a Todi del 19%; in provincia di Terni invece i numeri sono ancora più bassi come nei casi di Narni (13,5%) e Orvieto (6,1%). In provincia di Perugia dopo gli italiani la comunità più rappresentata è quella africana (13%), seguita dalle persone che arrivano da tutti gli altri paesi dell’Ue (8,9%); marginale invece la percentuale di sudamericani (1,5%) e asiatici (1,2%).

Distribuzione Interessante è anche il dato che parla della distribuzione degli alloggi nel corso degli anni: il 38% di tutte le assegnazioni è avvenuto tra il 2002 e il 2012, il 25,6% tra gli 11 e i 20 anni fa e il 33% tra i 21 e i 40 anni fa. Le chiavi di una buona fetta dell’intero portafoglio Ater quindi (oltre tremila casi su quasi ottomila) sono state consegnate negli ultimi 10 anni, quando secondo le tabelle Istat gli stranieri regolarmente residenti nella regione (e che quindi potrebbero presentare una domanda) sono triplicati passando dai 33 mila del 2003 ai 100 mila registrati al primo gennaio 2014. Guardando invece all’età di chi abita nelle case popolari, circa il 18% ha fino a 17 anni, gli over 75 sono l’11,3% mentre il 24,2% ha tra 30 e 49 anni. Un assegnatario su tre poi lavora, il 46% è pensionato e il restante 20% o non lavora, o è una casalinga oppure uno studente.

Prima gli italiani A far discutere, recentemente, sono stati i numeri relativi all’ultima graduatoria pubblicata dal comune di Perugia secondo la quale il 68% degli alloggi sarà assegnato a stranieri e il resto agli italiani. Un dato al quale va affiancato però quello relativo alle domande: in tutto 1.029, delle quali 345 di famiglie italiane. Tra le pieghe della graduatoria c’è chi vede però una «discriminazione al contrario», con vittime gli italiani. Settimane fa a dire la sua era stato il consigliere comunale di FI Carlo Castori: «Risulta chiaro – scriveva in un comunicato – che i soggetti più penalizzati dal bando regionale siano i cittadini italiani». Ma chi impedirebbe agli italiani in regola con i parametri di presentare la domanda? Il problema, secondo il forzista, sta nei tempi di residenza troppo bassi (almeno 24 mesi nella regione e 18 nel comune di Perugia) «che non tutelano il cittadino perugino o comunque chi risiede a Perugia da molti anni». Ma, anche qui, chi o cosa impedisce al cittadino residente con tutti i parametri in linea di chiedere una casa?

Discriminati La risposta la dà lo stesso Castori nella conferenza stampa tenuta martedì insieme al gruppo consiliare di Fd’I: «I cittadini italiani ormai – sostiene – preferiscono non presentare nemmeno le loro domande perché già sanno di essere esclusi o perché temono di essere rinchiusi in quartieri che si stanno trasformando in veri e propri “formicai”». Castori e i Fratelli chiedono così di inserire, nel regolamento regionale, la regola secondo cui 10 anni di residenza a Perugia valgono due punti e 15 quattro punti, la verifica dell’Isee di quegli extracomunitari che dichiarano un reddito pari a zero, un sistema «maggiormente perequativo» e di tutelare chi perde il lavoro.

Diritto e obbligo Stefano Mignini ha detto poi che la precedenza deve essere data agli italiani anche se un principio di questo finirebbe immediatamente sotto la tagliola di una Corte costituzionale che, tra gli anni ’80 e ’90, in più casi ha spiegato che la casa è un diritto e che questo diritto, tutelato dallo Stato e dalle sue articolazioni compatibilmente con le risorse a disposizione, è di tutti a prescindere dalla cittadinanza, giudicata irrilevante. Anzi, l’abitazione è uno dei requisiti collegati al permesso di soggiorno, rappresentando quindi non solo un diritto ma anche un obbligo da soddisfare.

Twitter @DanieleBovi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.